domenica 24 mag 2020
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Arrocco del governo sulle imprese con la golden power rafforzata

Generali

Arrocco del governo sulle imprese con la golden power rafforzata

Il governo si muove in arrocco sulle imprese italiane. A conferma delle indiscrezioni dei giorni scorsi,  il Consiglio dei ministri ha rafforzato il cosiddetto golden power, strumento introdotto in Italia nel 2012 e che ha lo scopo di salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale e cioè difesa, energia, trasporti e tlc. Il golden power fornisce dunque al governo “poteri speciali” per dettare specifiche condizioni all’acquisto di partecipazioni, porre veti o imporre determinate delibere societari.

Ora questo strumento è stato potenziato, dando all’esecutivo la capacità di bloccare operazioni o scalate ostili su aziende italiane per mano straniera, anche quelle operanti in settori quali l’assicurativo, il creditizio e finanziario, l’acqua, la salute e la sicurezza,per evitare che si ripetano operazioni come l’opa del 17 marzo scorso lanciata dal gruppo giapponese Agc sull’azienda biotech Molmed (leggi la notizia su Financecommunity). Il pensiero va a Generali – che stando ai rumor sarebbe da tempo nel mirino di Axa – ma anche alle banche, fra cui ad esempio Unicredit. Il rischio contendibilità degli istituti di credito nostrani era stato evidenziato a metà marzo anche dall’agenzia di rating Standard&Poor’s in un report dedicato al settore bancario. “Con l’eccezione di Intesa Sanpaolo e di Ubi Banca, dove la presenza dei soci storici è ancora forte, negli altri casi si tratta di realtà molto vicine alla public company anglosassone” scrive S&P, il che renderebbe più semplice il rastrellamento di azioni sul mercato.

Fra le aziende italiane oggetto d’attenzione anche Borsa Italiana, la società che gestisce Piazza Affari. Borsa è controllata al momento dal London Stock Exchange, la quale però sembrerebbe propensa alla cessione per due motivi: la Brexit – congelata dal coronavirus – e l’acquisizione di Refinitiv, la banca dati di Reuters, che rende Borsa meno significativa nel business di Lse. E fra gli interessati spunta con una certa ricorrenza il nome di Euronext, la borsa con sede a Parigi e dedicata al tech.

In generale, va detto che non tutti gli addetti ai lavori sono d’accordo sulla concretezza di tale rischio scalate: alcuni sostengono che tanti gruppi stranieri, da quelli cinesi in poi, siano pronti a mettere le mani sui gioielli nazionali, pesantemente svalutati – quelli in Borsa – dalla volatilità delle scorse settimane (tanto che era dovuto intervenire il Copasir a esortare Consob a bloccare le vendite allo scoperto) mentre altri ritengono questa possibilità meno scontata, in quanto tutte le aziende del globo sono al momento alle prese con la stessa emergenza coronavirus.  Si vedrà. Nel frattempo però il governo si è messo in difesa giocando d’attacco.

Nel dettaglio, sono obbligate alla notifica alla presidenza del Consiglio quelle operazioni di acquisto di partecipazioni in società rientranti in queste categorie che “abbiano per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità di attivi o il cambiamento della loro destinazione”; la notifica è dovuta anche da soggetti esteri, inclusi quelli dell’Unione europea, “di rilevanza tale da determinare l’insediamento stabile dell’acquirente in ragione dell’assunzione del controllo della società”. Per i soggetti extra-Ue si fa riferimento a operazioni che “attribuiscono una quota dei diritti di voto o del capitale almeno pari al 25%, tenuto conto delle azioni o quote già direttamente o indirettamente possedute”. La norma, che vale fino al 31 dicembre 2020, include anche per acquisizioni intra Ue dal 10% in su.

Nel testo è prevista anche la riduzione della soglia minima fissata ora al 5%  nel caso di “società ad azionariato particolarmente diffuso” per le comunicazioni alla Consob “per un periodo limitato di tempo”.

 

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