mercoledì 27 mag 2020
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Assogestioni propone Pir per pmi. De Bellis (Equita): bene, ma meglio Eltif

Assogestioni propone Pir per pmi. De Bellis (Equita): bene, ma meglio Eltif

Pir a sostegno delle piccole e medie imprese. E’ la proposta di Assogestioni, che sembra incontrare il favore del mercato.

Con una nota, l’associazione che riunisce l’industria del risparmio gestito sottolinea come i piani individuali a lungo termine abbiano avuto successo tra i risparmiatori, ma ora “è necessario fare ancora di più a sostegno dell’economia reale e dello sviluppo del mercato finanziario nazionale… La sfida collegata a questo obiettivo è quella di creare dei portafogli maggiormente vincolati ai segmenti di mercato meno liquidi, ma proprio per questo ancora più vicini alle imprese più piccole”.

I Pir attuali hanno limiti che li rendono poco adatti a investire in asset illiquidi. Pertanto, Assogestioni propone “il lancio di un Pir specializzato in pmi. Si tratta di uno strumento alternativo e complementare al Pir ordinario, votato agli investimenti in strumenti non quotati, scambiati sui cosiddetti mercati privati”.

 

L’auspicio dell’associazione guidata da Tommaso Corcos è attrarre su questi strumenti una clientela più patrimonializzata ed evoluta, fissando soglie di investimento più alte di quelle dei Pir ordinari. La proposta di Assogestioni prevede di “mutuare i limiti previsti dalla normativa sugli Eltif, che contemplano una soglia di 150mila euro l’anno, per un importo complessivo non superiore a 1,5 milioni”.

L’associazione propone di “modificare la disciplina dei Pir introducendo specifici vincoli qualora l’investimento sia diretto, per almeno il 70% del valore complessivo del piano, a beneficio di imprese di piccole dimensioni. Si ritiene essenziale modificare sia l’oggetto dell’investimento agevolato – includendovi fonti di finanziamento alternative a quelle del canale bancario –, sia i limiti alla concentrazione agli investimenti”.

In particolare, i benefici fiscali “dovrebbero essere estesi anche a favore di piani di risparmio che, per almeno i due terzi dell’anno solare di durata del piano, investano almeno il 70% del valore complessivo in:

  • strumenti finanziari emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, diverse da quelle inserite negli indici FTSE Mib e FTSE Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati (percentuale che nei Pir ordinari ammonta attualmente al 3,5% del valore complessivo del piano);
  • in prestiti erogati alle predette imprese;
  • in crediti delle medesime imprese”.

Assogestioni, infine, propone che per i Pir alternativi l’attuale vincolo di concentrazione del 10% debba essere elevato al 20%.

La proposta dell’associazione del risparmio gestito è legata alle conseguenze economico-finanziarie della diffusione del coronavirus Covid-19. Ma s’inserisce in un trend già ben definito negli ultimi anni: la democratizzazione del private capital e degli alternativi, la creazione di canali di investimento per far arrivare il risparmio all’economia reale.

Luigi De Bellis (nella foto), co-responsabile dell’ufficio studi di Equita, ritiene che la misura proposta “sarebbe immediatamente operativa in quanto, come i Pir ordinari, non rientra nella disciplina degli aiuti di Stato”.

De Bellis, facendo riferimento alle indiscrezioni sull’inserimento nel decreto Cura Italia bis alla detassazione degli Eltif che investono in pmi quotate e non, aggiunge: “A nostro avviso le proposte vanno nella direzione di sostenere l’economia reale e far affluire capitali a categorie di aziende il cui accesso al mercato è più difficile, in una fase di forte pressione creata dall’emergenza Covid-19, che impatta maggiormente le pmi rispetto alle grandi aziende. Le proposte sono complementari rispetto ai Pir ordinari, quindi vanno nella giusta direzione”.

Equita, però, ritiene che “gli Eltif siano lo strumento ideale per promuovere l’investimento in piccole e medie imprese per una serie di ragioni: sono fondi chiusi potenzialmente collocabili anche agli investitori retail; la natura di fondi chiusi garantisce agli Eltif il tempo necessario per investire e liquidare gli investimenti su un periodo di diversi anni; lascia flessibilità al gestore di lanciare un fondo focalizzato sull’equity, sul debito o altre asset class”.

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