venerdì 17 nov 2017
HomeCartolarizzazioniDa Banca Valsabbina a Credimi, il fintech incontra il factoring

Da Banca Valsabbina a Credimi, il fintech incontra il factoring

Da Banca Valsabbina a Credimi, il fintech incontra il factoring

Non solo per velocizzare i processi o migliorare i prodotti, la tecnologia nel settore finanziario viene usata anche per risolvere problemi, come quella del ritardo dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. In Italia a fine 2016 la mole degli arretrati che la pa doveva alle imprese valeva 64 miliardi di euro, secondo le stime di Bankitalia.

E ancora nel 2017 più della metà, il 62%, degli enti pubblici (206 su 333, mentre di altri 16 l’indicatore non è disponibile), paga ancora strutturalmente in ritardo rispetto alla scadenza scritta nella fattura, alimentando la massa di debiti.

Se il problema non ha ancora trovato soluzione a livello sistemico, alcune banche hanno invece pensato di offrire una possibilità in più ai loro clienti applicando il fintech alla finanza strutturata. È il caso di Banca Valsabbina e Banca Progetto, che tra il 2016 e il 2017 hanno concluso delle operazioni di “factoring 2.0” consentendo alle imprese di riprendere il proprio credito in tempi rapidi. Ma anche di Credimi, piattaforma digitale nata proprio per il pagamento istantaneo delle fatture (si veda l’articolo sull’ultimo numero di MAG).

La scintilla che ha portato alla nascita di questi veicoli fintech è arrivata dalle modifiche del 2016 alla Legge 130/99 sulle cartolarizzazioni, che agevolano questo tipo di operazioni e aumentano le possibilità operative dei veicoli dedicati consentendo loro di concedere nuova finanza direttamente ai debitori.

Nello specifico, la Legge 130 contempla anche la possibilità di effettuare la cessione di crediti commerciali, ossia quelli delle imprese, a una società di cartolarizzazione anche non in blocco ma con l’opportunità di determinare il portafoglio da cedere/cartolarizzare mentre nel caso in cui il portafoglio oggetto della cartolarizzazione dovesse includere anche crediti vantati verso enti pubblici, la cessione di tali crediti alla società di cartolarizzazione potrebbe essere effettuata senza dover adempiere alle formalità specifiche previste per la vendita di questi crediti, come ad esempio la stipula di un atto di cessione notarile, la notifica della cessione e, in alcuni casi, l’adesione o l’accettazione della pa alla cessione.

«Si tratta di un’evoluzione, sia dal punto di vista del pagamento delle fatture sia nell’attività di finanziamento alle imprese», commenta Corrado Fiscale, partner di Hogan Lovells e consulente legale in questi deal. Finora «la cartolarizzazione è stato uno strumento a servizio prevalentemente di banche o società finanziarie– spiega –nell’ultimo anno invece, con il fintech, abbiamo assistito a diverse operazioni in cui la cartolarizzazione è andata direttamente a beneficio delle imprese».

È uno strumento che ha «grandi potenzialità, in particolare per le pmi che hanno rapporti di fornitura commerciale con le pubbliche amministrazioni», osserva l’avvocato, aggiungendo che con lo studio «siamo a lavoro su almeno altre due operazioni di questo tipo».   

La struttura
Nel dettaglio, le operazioni avvengono su una piattaforma specifica promossa dal ministero dell’Economia e delle Finanze. L’iter, spiega Odda Bertorelli (nella foto), senior structurer di Finint, «inizia con la realizzazione di una società veicolo apposita, ad esempio Valsabbina Investimenti nel caso di Banca Valsabbina, che viene finanziata dalla banca di riferimento». Questa acquisterà poi i crediti vantati verso gli enti pubblici che sono «certificati sulla relativa “piattaforma” del Mef ai sensi della legge 130/99».

Rispetto ai deal di cartolarizzazione classica, in cui il vantaggio del mutuatario era «indiretto», aggiunge Fiscale, «ora le imprese cedono le fatture direttamente attraverso questa piattaforma e a titolo definitivo (pro soluto). Inoltre le condizioni sono vantaggiose e i tempi rapidi».

Si tratta dunque di una forma di alternative lending in cui le risorse finiscono direttamente nelle tasche delle pmi. Fine dell’intermediazione bancaria, dunque? Non proprio…

PER CONTINUARE LA LETTURA SCARICA GRATIS L’ULTIMO NUMERO DI MAG

Vota questo articolo
Nessun commento

Aggiungi un commento

Accesso

Hai dimenticato la Password?

Registrati

Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.