martedì 14 lug 2020
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Bankitalia, dopo Covid-19 niente retorica ma impegni concreti. Servono riforme strutturali

Bankitalia, dopo Covid-19 niente retorica ma impegni concreti. Servono riforme strutturali

Per affrontare le conseguenze economico-finanziarie della pandemia di coronavirus Covid-19 non serve un ottimismo retorico, ma un impegno concreto collettivo, perché “nessuno deve perdere la speranza”.

Le Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco (nella foto), lette in occasione della presentazione della relazione annuale sul 2019, non possono che essere incentrate sul virus e, soprattutto, sugli effetti del blocco per diverse settimane delle attività economiche su famiglie e imprese.

Visco parla di “crisi senza precedenti nella storia recente, che mette a dura prova l’organizzazione e la tenuta dell’economia e della società”. Dopo aver ricordato gli interventi per allentare la politica monetaria e iniettare liquidità del sistema da parte delle banche centrali a livello mondiale, il governatore preannuncia che nel secondo trimestre il Pil italiano segnerà una caduta “più marcata” rispetto al -5% dei primi tre mesi.

Tra marzo e maggio, ricorda Visco, il governo ha varato “misure che accrescono il disavanzo pubblico di quest’anno di circa 75 miliardi, il 4,5% del prodotto”.

Per quanto riguarda le moratorie sui prestiti a famiglie e imprese, a metà di maggio le banche avevano ricevuto quasi 2,4 milioni di richieste, per un totale di poco meno di 250 miliardi; di questi, l’84% è stato accolto e il 2% è stato respinto, mentre la quota rimanente è in corso di esame.

Bankitalia riferisce che a marzo e aprile il credito alle società non finanziarie è aumentato di 22 miliardi (+17%), dopo che nei precedenti dieci mesi era diminuito di 9. Ma, sottolinea il governatore, si tratta di credito per interventi di emergenza, non per investimenti, dato che le indagini sulle imprese indicano una propensione ad accantonare o congelare i piani di sviluppo.

La recessione pesa sulle finanze pubbliche: “Un lascito così pesante impone una presa di coscienza della dimensione delle sfide di fronte a noi. L’economia italiana deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata. Nonostante le profonde ferite della crisi e le scorie non ancora assorbite di quelle precedenti, le opportunità in prospettiva non mancano; il Paese ha i mezzi per coglierle”, sostiene Visco.

La relazione prosegue illustrando i punti di forza dell’economia italiana. Innanzitutto, l’equilibrio della bilancia commerciale. In secondo luogo, “le condizioni finanziarie delle banche e delle imprese sono migliori oggi che nel 2008. La ricchezza netta, reale e finanziaria, delle famiglie italiane è elevata: 8,1 volte il reddito disponibile contro 7,3 nella media dell’area dell’euro”.

Ma per far crescere il Pil occorre aumentare la produttività del lavoro, afferma il governatore, ovvero intervenire sui nodi strutturali che frenano l’economia italiana. “Va recuperato il ritardo accumulato nelle infrastrutture, sia quelle tradizionali, da rinnovare e rendere funzionali, sia quelle ad alto contenuto innovativo, come le reti di telecomunicazione, necessarie per sostenere la trasformazione tecnologica della nostra economia”.

Inoltre, dice Visco, bisogna affrontare i problemi del sistema scolastico, dell’università e della ricerca per migliorare la qualità del capitale umano.

Come fare per destinare risorse pubbliche alle riforme strutturali senza far deragliare i conti? Occorre recuperare base imponibile riducendo il premio per il rischio sui titoli di Stato e utilizzare in modo “pragmatico e accorto” i fondi europei.

Bankitalia indica nell’evasione fiscale il male da combattere e invita a “un profondo ripensamento della struttura della tassazione, che tenga anche conto del rinnovamento del sistema di protezione sociale, (e che) deve porsi l’obiettivo di ricomporre il carico fiscale a beneficio dei fattori produttivi”.

Visco sottolinea che “la sostenibilità del debito pubblico non è in discussione”, ma il suo livello, in rapporto al Pil, frena lo sviluppo.

Guardando al contesto europeo, la crisi nata dalla pandemia costituisce un’occasione per ricostruire su nuove basi l’Unione e “l’Italia è chiamata a uno straordinario sforzo, tecnico e di progettazione, per sfruttare le opportunità offerte meglio di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni con i programmi dell’Unione”.

Per quanto le banche italiane affrontino questa crisi in condizioni decisamente migliori rispetto al 2008, “la profondità della recessione non potrà non avere effetti sui bilanci. L’aumento dei crediti deteriorati andrà affrontato per tempo, facendo ricorso a tutti i possibili strumenti, inclusi quelli per la ristrutturazione dei finanziamenti e la loro vendita sul mercato. Qualora dovesse rivelarsi necessario, si dovrà essere pronti a percorrere soluzioni che salvaguardino la stabilità del sistema, valutando il ricorso a strumenti che agiscano in via preventiva per banche che versino in una situazione di serie, anche se presumibilmente temporanee, difficoltà”.

Visco, in conclusione, non nasconde che rispetto alle conseguenze economiche e sociali di lungo termine della pandemia “possiamo solo riconoscere di sapere di non sapere… Per affrontare tanta incertezza è però cruciale, oggi ancora più di prima, che siano rapidamente colmati i ritardi e superati i vincoli già identificati da tempo. Oggi più di prima, perché una cosa è sicura: finita la pandemia avremo livelli di debito pubblico e privato molto più alti e un aumento delle disuguaglianze, non solo di natura economica. Solo consolidando le basi da cui ripartire sarà possibile superare con successo le sfide che dovremo affrontare”.

L’ottimismo retorico non serve, non basta dire “insieme ce la faremo”. Occorre “assumere collettivamente un impegno concreto. Ce la faremo con scelte mature, consapevoli, guardando lontano. Ce la faremo partendo dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo; affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere. Molti hanno perso la vita, molti piangono i loro cari, molti temono per il proprio lavoro. Nessuno deve perdere la speranza”, conclude Visco.

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