giovedì 19 set 2019
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Citigroup punta a eliminare il pay gap tra uomini e donne

Citigroup punta a eliminare il pay gap tra uomini e donne

Non più differenze di retribuzione tra professionisti di pari livello nelle banche, siano essi uomini o donne, neri o bianchi. Non in tutte, ancora, ma almeno in Citigroup, il colosso bancario Usa che per primo ha deciso di infrangere uno dei tabù più ingombranti del comparto.

Nel giorno della comunicazione della trimestrale, il responsabile delle risorse umane della banca Mike Murray ha annunciato (qui ) che il gruppo sta lavorando per raggiungere la sostanziale uguaglianza tra le retribuzioni delle donne e delle minoranze statunitensi in modo da chiudere il gap. Per ora ciò si applicherà solo per alcuni Paesi quali Usa, Gran Bretagna – dove presto la parità sarà obbligatoria – e Germania ma il gruppo ha promesso di svolgere analisi simile nelle altre nazioni dove opera e dove sono presenti oltre 200mila dipendenti.

La scelta del colosso americano arriva dopo un’esplicita richiesta di uno degli azionisti della banca, la società di consulenza finanziaria Arjuna Capital, che all’ultima assemblea aveva chiesto alla banca di essere trasparente sulle retribuzioni e, nel caso ci fossero differenza significative, di appianarle. Una richiesta che Citigroup aveva negato sul momento, così come avevano fatto Bank of America, Mastercard, American Express, JP Morgan e Wells Fargo. Ma dopo che Arjuna Capital aveva minacciato di non partecipare alla successiva assemblea degli azionisti, Citigroup ha ceduto.

Tra l’altro in Citi, stando all’ultima ricerca del Financial Times, la percentuale di donne dirigenti di medio livello era al 42%, più ampia dunque della media del settore finanziario in genere pari al 25,5%. Le donne, in generale, rappresentano oltre la metà della forza lavoro della banca mentre l’11% dei dipendenti negli States sono americani-africani e solo l’1,6% di loro è un executive.

“Citigroup – ha commentato Natasha Lamb, managing partner di Arjuna – sta assumendo la leadership sulla parità di genere, cosa che non abbiamo mai visto fare da nessuna delle grandi banche o società finanziarie Usa. Un punto di svolta per le banche di Wall Street”.

La questione del pay gap nel settore finanziario è ormai un tema sempre più rilevante, non solo per gli addetti ai lavori ma anche a livello politico. Emblematico è il caso della Gran Bretagna, dove da poco è passata una legge che impone alle aziende con oltre 250 dipendenti di presentare un dettagliato rapporto sulle retribuzioni e sui bonus per genere, uomini e donne. L’obbligo scatterà ad aprile ma il flusso di dati è già iniziato, suscitando non poche polemiche. Nella finanza sono 17 fino a ora le imprese finanziarie che hanno consegnato i dati sulle retribuzioni, evidenziando una differenza di circa il 18%, ma tra queste non c’è ancora nessuna grande banca.

Per Brian Levine, partner di Mercer Consulting, questi numeri si riducono a una forchetta fra l’1 e il 3% quando si tengono in considerazione posizioni di più alto livello, principalmente perché le donne fanno meno carriera e sono relegate in lavori meno prestigiosi anche in termini retributivi.

I conti

Nel frattempo si chiude in perdita il quarto trimestre di Citigroup, che ha annunciato un rosso di 18,3 miliardi di dollari, pari a 7,15 dollari per azione, contro l’utile di 3,6 miliardi riportato nello stesso periodo di un anno prima. A pesare in particolare sono gli oneri della riforma fiscale, pari a 22 miliardi di dollari.

Il giro d’affari è pari a 17,3 miliardi di dollari, leggermente più alto rispetto ai 17 miliardi della precedente rilevazione. Escludendo le voci straordinarie, Citigroup ha riportato un utile per azione di 1,28 dollari maggiore degli 1,19 dollari previsti dagli analisti.

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