martedì 29 set 2020
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Covid-19, accordo fra Paesi Ue sul recovery fund. All’Italia 209 miliardi

Covid-19, accordo fra Paesi Ue sul recovery fund. All’Italia 209 miliardi

E’ l’alba di una nuova era per l’Europa. O, quanto meno, ci sono le premesse perché lo sia. Alle prime luci di oggi, infatti, i 27 Paesi che compongono l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo sul bilancio 2021-2021. Dopo oltre quattro giorni di trattative – partite con una profonda spaccatura tra gli stati meridionali e i cosiddetti frugali -, si è arrivati a un compromesso che tutela la cifra complessiva della manovra anti-Covid individuata dalla Commissione Ue, ma rivede la distribuzione dei pesi tra prestiti e sussidi.

E i mercati stanno reagendo positivamente, sebbene senza euforia. Piazza Affari – trainati anche oggi dalle banche – guadagna il 2% circa, con l’indice Ftse Mib che supera quota 21.000 punti. Bene anche Madrid, Parigi e Francoforte. Il differenziale fra i rendimenti dei benchmark decennali italiano e tedesco scende in area 150 punti base.

La base erano 750 miliardi complessivi e da qui non ci si è spostati: questo è il principale risultato ottenuto da Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, spalleggiati da Francia e Germania. I frugali (Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia), che si sono seduti al tavolo chiedendo il diritto di veto sui piani nazionali di utilizzo dei fondi (consapevoli, peraltro, che non l’avrebbero mai ottenuto), portano a casa la revisione del bilanciamento fra prestiti (360 miliardi rispetto ai 250 miliardi previsti da Bruxelles) e sovvenzioni a fondo perduto (390 miliardi a fronte dei 500 miliardi immaginati dalla Commissione). Inoltre, i frugali ottengono un aumento dei rebates, gli sconti sul bilancio Ue, nonché il cosiddetto freno d’emergenza, ovvero la possibilità di portare all’esame di Bruxelles le erogazioni successive per sottoporle a esame alla luce dei piani di utilizzo delle risorse.

Ancor più delle cifre, conta che dalla maratona negoziale di Bruxelles si esca con l’introduzione degli eurobond, che serviranno per finanziare il piano. E si esce con un bilancio comunitario di 1.074 miliardi per sette anni. Inoltre, ha indicato Charles Michel, presidente del Consiglio Ue, “per la prima volta nella storia europea, il bilancio è collegato agli obiettivi climatici, e per la prima volta il rispetto dello stato di diritto diventa una condizione per la concessione di fondi”.

L’Italia avrà a disposizione complessivamente 209 miliardi per fronteggiare le conseguenze economico-finanziarie della diffusione del coronavirus Covid-19, ovvero 36 miliardi in più rispetto a quanto prevedeva il piano della Commissione.

Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte (nella foto), dunque, tornerà da Bruxelles forte di un successo politico che non potranno non riconoscergli anche i detrattori e il governo da lui guidato ne esce rafforzato. L’avvocato pugliese, infatti, era visibilmente soddisfatto – per quanto provato dalla maratona negoziale – parlando nel corso della conferenza stampa di stamattina.

“Abbiamo migliorato l’intervento a nostro favore”, ha sottolineato Conte, “se consideriamo la proposta originaria della Commissione Ue. Abbiamo conservato gli 81 miliardi a titolo di sussidi e abbiamo incrementato notevolmente l’importo dei miliardi concessi in prestito, passati da 91 a 127 miliardi, con un incremento di 36 miliardi. Avremo una grande responsabilità. Con 209 miliardi”, ha proseguito, “abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza, di cambiare volto al nostro Paese. Ora dobbiamo correre, dobbiamo usare questi soldi per investimenti, per riforme strutturali. Dobbiamo intraprendere quel percorso di crescita economica, di sviluppo sostenibile che stiamo perseguendo da anni senza raggiungerlo, quantomeno con efficacia. Abbiamo la concreta possibilità di rendere l’Italia più verde, digitale, innovativa, sostenibile, inclusiva, di investire nella scuola, nell’università, nella ricerca, nelle infrastrutture”.

Conte ha aggiunto: “E’ un momento storico per l’Europa, è un momento storico per l’Italia. La nostra richiesta, la convinzione che abbiamo nutrito in questi mesi, la visione, la determinazione con cui abbiamo perseguito questo obiettivo sono state premiate. Abbiamo conseguito questo risultato”, ha rivendicato il premier, “tutelando la dignità del nostro Paese, ma abbiamo anche agito per tutelare l’autonomia, le prerogative delle istituzioni comunitarie. Abbiamo anche respinto in questi giorni tentativi insidiosi di alterare la genuina vocazione di questo progetto europeo, facendo intervenire logiche intergovernative e la logica dei veti incrociati”.

Conte ha preannunciato per i prossimi giorni “la costituzione di una task force operativa per il piano di rilancio” nazionale, che “dovrà partire al più presto. Abbiamo già lavorato al piano di rilancio, abbiamo elaborato dei progetti e condiviso con tutte le componenti della società. Rimane un ultimo confronto con le opposizioni, dopodiché avremo un quadro definito per quanto riguarda i progetti che dovremo andare a declinare. Dovremo individuare quelli da selezionare in prospettiva europea”.

Conte ha ribadito che il governo italiano non intende, quanto meno per ora, ricorrere ai prestiti del Mes, focalizzandosi su recovery fund. “Del Mes abbiamo discusso tanto e immagino continueremo a parlarne”, ha argomentato. La mia posizione non è mai cambiata. Il Mes non è il nostro obiettivo, il nostro obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica, valutare le necessita’ e una volta definito il ventaglio degli strumenti a disposizione, utilizzare quelli che sono nel miglior interesse dell’Italia. Sicuramente il piano che oggi approviamo con i 209 miliardi ha un’assoluta priorità nell’interesse dell’Italia: ci sono dei prestiti molto convenienti e consistenti, con una maturità lunghissima, molto vantaggiosi. Sarà questa la priorità e spero che questo possa contribuire e a distrarre l’attenzione morbosa che circonda il Mes”.

Per far digerire il mancato veto ai frugali, aumentano gli sconti ai contributi al bilancio Ue: la Danimarca passa da 197 milioni inizialmente proposti a 377 milioni; l’Austria da 237 a 565; la Svezia da 798 a 1,069 miliardi; l’Olanda da 1,576 miliardi a 1,921. Per la Germania confermati 3,671 miliardi.

Per quanto riguarda lo stato di diritto, sul quale Polonia e Ungheria hanno dato battaglia essendo sotto tiro per la violazione delle norme fondamentali dell’Unione, soprattutto in materia di indipendenza della magistratura e dei media, alla fine è stato trovato un percorso di compromesso. Nell’accordo viene indicato che gli interessi finanziari dell’Ue devono essere protetti con i principi dei trattati. I 27 indicano che verrà introdotto un regime di condizionalità per proteggere il bilancio e Next Generation Eu e che la Commissione proporrà misure in caso di violazione da parte del Consiglio a maggioranza qualificata.

Soddisfazione per l’accordo raggiunto è stata espressa dai leader europei. Per il presidente francese, Emmanuel Macron, “il piano per la ripresa è un cambiamento storico per l’Europa e la zona euro, frutto del cammino compiuto in due mesi”. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, parla di “un buon segnale all’Europa”. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, dichiara che si tratta di una “tappa storica”, che rende possibile l’uscita dalla crisi “in condizioni più forti, con mezzi finanziari per 1.800 miliardi: si tratta di un pacchetto senza precedenti”.

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