lunedì 25 mag 2020
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Covid-19, nulla di fatto all’Eurogruppo, scoglio eurobond

Covid-19, nulla di fatto all’Eurogruppo, scoglio eurobond

Non è una bastata una notte di trattative ai ministri finanziari della zona euro per raggiungere un accordo completo sulle misure per affrontare le conseguenze economiche della diffusione del coronavirus Covid-19.

L’Eurogruppo, infatti, si è arenato sullo scoglio più arduo, la creazione di un fondo che emetta obbligazioni garantite da tutti gli stati (eurobond). Il gruppo dei rigoristi (Germania, Austria, Olanda Finlandia e Danimarca) fa muro e sinora non è stato possibile vincerne le resistenze.

Stamattina, alle 10, si sarebbe dovuto tenere una conferenza stampa, ma è stata annullata.  Dopo sedici ore di discussioni, il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha deciso di sospendere la riunione e rinviarla a domani. “Ci siamo avvicinati a un accordo, ma non siamo ancora arrivati”, ha twittato Centeno.

“Ho sospeso l’Eurogruppo, continuerà domani. Il mio obiettivo rimane: una forte rete di sicurezza dell’Ue contro le ricadute del Covid-19 per proteggere lavoratori, aziende e paesi e impegnarsi per un piano di risanamento considerevole”, ha assicurato.

La reazione dei mercati di stamattina (borse in calo moderato) lascia presagire che un accordo accettabile per tutti verrà trovato a livello di capi di stato e di governo.

L’indice Ftse Mib di Piazza Affari cede circa mezzo punto percentuale, mantenendosi ben al di sopra di quota 17.000 punti, in linea con le altre borse europee. Il differenziale tra i rendimenti dei benchmark decennali italiano e tedesco è tornato sopra la soglia dei 200 punti base, ma non mostra di subìre una pressione insostenibile.

“Nonostante i progressi nessun accordo ancora all’Eurogruppo”, ha twittato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri (nella foto). “Continuiamo a impegnarci per una risposta europea all’altezza della sfida del Covid-19. E’ il momento della responsabilità comune, della solidarietà e delle scelte coraggiose e condivise”.

Riuniti dal pomeriggio di ieri in videoconferenza, i ministri economici e finanziari dell’Unione europea si sono bloccati sulla creazione di un fondo speciale che emetta un’obbligazione comune con la garanzia degli Stati per raccogliere capitali (pari al 3% del Pil) con quali finanziare la ripresa economica.

Il timore del fronte rigorista che è che gli eurobond aprano la strada alla mutualizzazione del debito.

Sul tavolo ci sono quattro proposte, chiamate ormai pilastri della risposta finanziaria europea alla crisi economica. Su tre c’è un’intesa di massima, a parte qualche dettaglio. Si tratta dell’operazione Bei da 200 miliardi per le imprese, che si aggiungono a 40 miliardi già decisi per le pmi; del piano antidisoccupazione della Commissione per il sostegno alle casse integrazioni nazionali per 100 miliardi; del ruolo del fondo salva-Stati con 240 miliardi per prestiti. La quota italiana sarebbe 39 miliardi, ma l’Italia si è presentata al negoziato insistendo sulla necessità di non prevedere alcuna condizionalità, neppure quella light sulla quale la Germania alla fine si è detta d’accordo.

Il ricorso al Mes è politicamente delicato, ma i contrari, soprattutto il Movimento cinque stelle, sarebbero rassicurati se accanto al fondo salva-stati venissero varati gli eurobond.

La condizionalità del Mes non prevederebbe la Troika, ma si discute su quando accadrà una volta lasciata alle spalle la crisi sanitaria per ciò che riguarda il ritorno alle regole di bilancio per ora congelate.

La Francia insiste per l’emissione di un bond comune con scadenza 15-20 anni, ma è una strada che aveva già visto fallire il Consiglio europeo e che continua a vedere la contrarietà dei rigoristi.

La Germania vuole dare via libera ai tre pilastri su cui c’è intesa e rinviare il quarto punto a settembre, sperando che per allora il quadro dei danni economici della pandemia sarà più chiaro.

Appare sempre più evidente che il Covid-19 rappresenta una sliding door per il futuro dell’area euro e probabilmente dell’Ue: mutualizzare il debito, per quanto in versioni light, significherebbe condividere i rischi, un passo che i Paesi più virtuosi sui conti pubblici non sembra intenzionati a fare; d’altro canto, Francia, Italia, Spagna e gli altri stati che si fanno promotori di questa linea chiedono che a una crisi simmetrica, come il Covid-19, si risponda in modo solidale e condiviso.

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