martedì 07 lug 2020
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Credito Fondiario guarda a m&a per crescere ancora, valuterà quotazione

Credito Fondiario guarda a m&a per crescere ancora, valuterà quotazione

Credito Fondiario è interessato a crescere ulteriormente, sia attraverso l’acquisizione di crediti problematici, sia per mezzo dell’integrazione con altre piattaforme di servicing, con l’obiettivo di valutare l’approdo a Piazza Affari nella seconda parte dell’anno.

Sono i principali elementi emersi dalla conference call (sarebbe dovuta essere una conferenza stampa, ma il coronavirus ha colpito anche questo evento) sulla presentazione dei risultati 2019 e della strategia 2020 della società di credit management.

“L’ipo non è assolutamente accantonata”, ha scandito il direttore generale Iacopo De Francisco (nella foto). “E’ una delle due opzioni di ulteriore crescita (l’altra è un’aggregazione con una piattaforma, ndr), ma riteniamo che possa essere necessario prima un ulteriore sviluppo dimensionale”. Le domande dei giornalisti hanno toccato a più riprese il tema della quotazione: De Francisco e il chief investment officer, Guido Lombardo, hanno ripetutamente precisato che non è una necessità, ma un’opportunità. Il dg ha aggiunto: “Sicuramente non è un target dei primi mesi del 2020; if any faremo una valutazione nella seconda parte dell’anno”, quando “faremo un check-point”.

Altro tema dominante della conference call, le aggregazioni. De Francisco ha ribadito l’interesse di Credito Fondiario (che sta valutando di cambiare nome, ma, al momento, non ha preso alcuna decisione in merito), ricordando che la trattativa con Banca Ifis è naufragata per divergenze sulla governance, mentre Cerved ha optato per un’altra offerta, quella di Intrum, relativamente alla divisione di credit management. Il dg ha parlato di “combinazioni con altri operatori, laddove vi sia visione comune e sinergie”, è “una chiara opzione”. Il settore “è piccolo”, ha proseguito, “diversi altri operatori hanno l’esigenza di crescere”. De Francisco ha pronosticato che sul mercato possano finire piattaforme per la gestione dei crediti con sottostante operazioni di leasing.

Le transazioni riguardanti il leasing, secondo il management di Credito Fondiario, saranno uno dei trend di quest’anno, insieme ad altre operazioni sugli npl con garanzia pubblica (gacs) e ai deal sui portafogli utp. In generale, De Francisco ha detto di ritenere ragionevole la previsione di transazioni su crediti non performing per 15-20 miliardi quest’anno, “forse un paio di miliardi in più tra leasing e secondario”. Le transazioni di portafogli sul mercato secondario, secondo il dg, cresceranno, ma non raggiungeranno, in termini di volumi, i tre filoni principali.

De Francisco ha detto di non vedere un impatto significativo sul business di Credito Fondiario di un eventuale scivolamento in recessione dell’Italia per effetto del coronavirus, dato che il credit management “è un settore anticiclico”, ha due anime: l’acquisto di crediti, che cresce nei periodi di crisi, e il servicing, che beneficia delle fasi espansive dell’economia.

Il direttore generale ha escluso, per ora, di rinunciare alla licenza bancaria, ma ha puntualizzato che il tema verrà analizzato con maggiore attenzione quando il calendar provisioning della Bce sarà pienamente operativo sui nuovi portafogli, quindi tra il 2022 e il 2023.

In materia di utp, Lombardo ha riferito di “discussioni in corso con diverse banche per capire cosa vogliano fare” e ha sottolineato che quasi due terzi dei vecchi incagli gestiti da Credito Fondiario “o torna in bonis o resta utp, non diventa npl”. Lombardo ha posto l’accento sul fatto che Credito Fondiario “non regala soldi alle aziende”, ma è “il catalista per trovare soluzioni” per il rilancio.

Per quanto riguarda i risultati dell’anno scorso, Credito Fondiario ha registrato un utile netto consolidato di 40,6 milioni (+38%), massimo storico, e un ebitda di 62,3 milioni (+81%). A fine dicembre gli asset under management ammontavano a 51,2 miliardi (+18%). Gli investimenti proprietari hanno raggiunto 1,1 miliardi di prezzo di acquisto, di cui oltre 320 milioni nel 2019. L’anno scorso ha visto la costituzione della joint-venture CF Liberty Servicing per la gestione degli npl di Banco Bpm.

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