domenica 24 mag 2020
HomeScenariDl Liquidità: garanzie, Sace/Cdp e il nodo istruttoria

Dl Liquidità: garanzie, Sace/Cdp e il nodo istruttoria

Dl Liquidità: garanzie, Sace/Cdp e il nodo istruttoria

Protezione degli asset strategici, comprese le medie imprese e settori fra i quali il bancario e l’assicurativo, e garanzie pubbliche – sotto la regia di Sace – per garantire liquidità alle aziende messe in ginocchio dal lockdown imposto per contenere la diffusione del coronavirus Covid-19. Interviene così il governo (nella foto il premier Giuseppe Conte), attraverso il decreto Liquidità approvato ieri 6 aprile dal Consiglio dei ministri, per cercare di arginare il disastro economico che la pandemia sta provocando.

Garanzie alle imprese
Lo Stato si impegna dunque a garantire il mancato rimborso dei prestiti che le banche daranno alle imprese per un ammontare che se consideriamo la leva potrà arrivare fino a 400 miliardi di euro. Queste garanzie sui prestiti – che non potranno superare i sei anni – arrivano fino al 100% per le pmi con ricavi fino a 3,2 milioni e sotto i 5mila dipendenti per poi scendere al crescere della dimensione d’impresa: 90% per le aziende con meno di 5mila dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato, 80% con più di 5mila dipendenti e fatturato fino a 5 miliardi e 70% per le più grandi per un importo che non dovrà superare il maggiore tra il 25% del fatturato o il doppio dei costi del personale relativi al 2019. Le aziende sono vincolate a non distribuire dividendi, a stipulare accordi con i sindacati su eventuali tagli occupazionali e a usare le risorse solo per stabilimenti italiani. Per le più piccole opererà invece il Fondo di garanzia dello Sviluppo economico, gestito da Mediocredito Centrale, che garantirà il 100% del prestito di importo calcolato fra il minore tra il 25% del fatturato e 800mila euro. Non serve l’istruttoria del Fondo sul merito di credito ma il 100% si ottiene solo in forma mista: 90% Stato e 10% Confidi privati. I tassi di interesse dovrebbe essere dello 0,25% per il primo anno.

Una Sace rafforzata
Queste garanzie passeranno tramite Sace, la controllata di Cassa depositi e presiti attiva nella valutazione, assunzione e gestione dei rischi connessi all’operatività sui mercati esteri delle imprese e guidata da Rodolfo Errore (presidente) e Pierfrancesco Latini (ad). Alle aziende grandi e medio/piccole Sace fornirà garanzie su prestiti per un massimo di 200 miliardi di euro sui 400 totali calcolati dal governo. Di questi, 30 miliardi sono riservati alle pmi (a condizione che abbiano già esaurito la loro capacità di accesso al Fondo di garanzia) mentre 50 miliardi sono specifici all’export.

Si rafforza così il ruolo di Sace, che in Consiglio dei ministri era stata oggetto di una diatriba tra Pd e Movimento 5 Stelle e in particolare su quale organo Sace dovesse fare capo, se a Cdp, com’è ora, o direttamente al Mef. Giochi di potere, insomma, che non si fermano neanche di fronte all’emergenza. Alla fine Sace resta in Cdp anche se “non sarà soggetta all’attività di direzione e coordinamento” della cassa, ma passa “sotto l’indirizzo e il coordinamento” del Tesoro, quindi del ministro Roberto Gualtieri e del direttore generale, Alessandro Rivera, affiancato però anche dal ministero degli Affari esteri. Cdp, dunque, controllerà Sace sulla carta ma non di fatto e dovrà concordare con il Mef, di concerto con il dicastero presieduto da Luigi Di Maio, l’esercizio dei diritti di voto derivanti dalla partecipazione in Sace.

Una mossa che secondo le indiscrezioni riflette la lotta politica tutta interna alla maggioranza, una parte della quale sembra essere intenzionata a mettere i bastoni fra le ruote a Di Maio e al suo uomo in Cdp, ma anche la volontà di Gualtieri di portare nel perimetro del Mef la compagnia di riassicurazione che nel 2018 (gli ultimi dati disponibili) ha mobilitato risorse a sostegno delle imprese italiane per 28,6 miliardi di euro, il 13% in più rispetto al 2017. Sace controlla al 76% anche Simest, società dedicata all’export che nel 2019 ha stanziato circa 275 milioni di euro (+13% rispetto al 2018) in favore di quasi 700 società italiane, prevalentemente pmi. Un gioiello finora forse poco valorizzato ma che adesso fa gola a molti, lasciando in ombra alla Cdp.

Quale ruolo per Cdp?
Già, Cdp. Che ruolo sta avendo quello che fino a poco tempo fa era il “braccio armato” del ministero dell’Economia e delle Finanze, oggetto di tante battaglie per il controllo e considerato il nostro fondo sovrano? Al momento non ci sono informazioni pubbliche tali da poterlo stabilire. Finora il gruppo guidato da Fabrizio Palermo ha agito su due piani: a marzo ha alzato a 7 miliardi di euro gli interventi a sostegno delle imprese che si trovano ad affrontare l’emergenza Covid-19 ampliando innanzitutto il plafond per il finanziamento delle banche da 1 a 3 miliardi, che saranno erogati a tassi calmierati a pmi e mid-cap dalle istituzioni finanziarie aderenti alla “Piattaforma Imprese” (leggi la notizia su Financecommunity),  uno “strumento organico che unisce tre distinti “plafond” dedicati all’ accesso al credito dei diversi comparti imprenditoriali, con l’obiettivo di favorire un maggior afflusso di risorse a medio-lungo termine stanziati dalle banche”, si legge nel sito di Cdp. Il 2 aprile Cassa ha poi annunciato la rinegoziazione di 135mila prestiti di 7.200 enti locali, per un ammontare di 34 miliardi, che dovrebbero liberare risorse per 1,4 miliardi in favore dei comuni (leggi la notizia su Financecommunity). Gli annunci finiscono qui. Resta da capire se per la Cassa ci sia qualcosa in programma o se resti vittima di questioni politiche che, nella situazione attuale, dovrebbero essere messe da parte.

La questione istruttoria
Tornando alle garanzie, c’è un tema che echeggia all’interno del mondo bancario e non solo, quello dell’istruttoria. Le garanzie pubbliche sono utili alle banche perché consentono una minore erosione del Cet 1 Ratio, ma resta il fatto che gli istituti di credito dovranno svolgere un’istruttoria prima di concedere il credito. La quale, benché più veloce per i crediti interamente garantiti, richiederà comunque del tempo – tra l’istruttoria stessa e il vaglio di Sace -, implicherà una selezione da parte delle banche verso le imprese, le quali non tutte probabilmente potranno accedere alle garanzie statali, e potrebbe non tradursi in un prestito automatico da parte di tutti gli istituti di credito, al netto della moral suasion del governo.

A questo si aggiunge un altro tema, ovvero come le banche dovranno classificare questi crediti nel malaugurato caso che l’impresa beneficiaria iniziasse a non poter più pagare le rate, facendo finire il credito dritto nella categoria utp. Dovrebbero rivolgersi prima a Sace, convertirlo in uno strumento finanziario partecipativo o trattarlo come credito insoluto? Una questione che forse sarà risolta con il decreto attuativo.

Vota questo articolo
Nessun commento

Aggiungi un commento

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

Accesso

Hai dimenticato la Password?

Registrati

Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.