giovedì 13 ago 2020
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Le pmi dell’Aim tengono l’impatto del Covid -19 – AUDIO

Le pmi dell’Aim tengono l’impatto del Covid -19 – AUDIO

È l’Aim il listino più resistente alle crisi, o almeno a quella, pesantissima, provocata sulle borse dall’epidemia di Covid-19 tra marzo e aprile. A rilevarlo è la ricerca di KT&Partners, società indipendente di consulenza finanziaria guidata da Kevin Tempestini (nella foto), dal titolo Italy: Navigating in uncharted waters che ha analizzato gli impatti del coronavirus sui principali mercati finanziari e in particolare sul FTSE AIM Italia, al fine di comprendere al meglio le performance dei mercati in questi ultimi mesi.

Tempestini: «Il digitale è la forza delle pmi dell’Aim» – PODCAST

La Market Research di KT&Partners considera nel dettaglio due archi temporali di riferimento: il primo che parte dall’inizio dell’anno fino al 21 maggio 2020 e, il secondo, dal 20 febbraio 2020 (quando il Covid-19 si è diffuso in Italia) fino al 21 maggio 2020. Considerando le performance da inizio anno dei principali mercati azionari, la perdita maggiore si è verificata verso la fine di febbraio e le prime tre settimane di marzo, quando tutti i principali indici hanno perso il 20% o più del loro valore, ma il Ftse Mib è stato il peggiore listino in assoluto, perdendo il 27,31% da inizio anno e il 31,87% da quando si è diffuso Covid-19.
Dalla ricerca emerge come la crisi da Covid-19 abbia avuto un impatto notevolmente maggiore rispetto alla crisi del 2008 susseguente al crollo di Lehman Brothers. Infatti, se nel 2008, nei 50 giorni successivi alla crisi, il Ftse Mib aveva perso il 15%, registrando il valore più basso (-18%) dopo dieci giorni, con l’epidemia di Covid-19, il Ftse Mib è diminuito addirittura del -42% in quindici giorni, arrivando poi a un calo del -32% dopo cinquanta giorni.

Considerando solo i segmenti di mercato italiano, l’indice Ftse Aim Italia è quello che ha registrato la perdita più bassa, -14,83% da inizio anno e -15% dalla diffusione del COVID-19. La velocità di turnover del mercato Aim Italia è scesa nel periodo gennaio-aprile 2020 dal 5% al 2,3%, a testimonianza del fatto che il mercato Aim Italia sia stato l’indice azionario meno impattato. Il motivo, spiega Tempestini, è legato alla natura delle aziende quotate su Aim «la cui attività è molto legata al digitale». Questo fatto, unito a una dimensione più ridotta delle imprese e la possibilità di sgravi fiscali per chi investe sulle pmi innovative, «ha sostenuto il listino e ci fa ben sperare per la seconda parte dell’anno».

Il Covid-19 ha inoltre avuto un forte impatto sul mercato primario. In questo momento di incertezza senza precedenti, solo una società si è quotata sul mercato Aim Italia dall’inizio dell’anno (escluse tre aggregazioni aziendali), rispetto alle sei nel periodo gennaio-maggio 2019.

Finanziario ed energia i settori più forti
Lo studio si concentra anche sulle previsioni degli analisti per il 2020 e il 2021, analizzando la revisioni delle stime dopo la diffusione dell’epidemia di Covid-19. In media, le stime complessive dei ricavi per il 2020 sono diminuite dell’11% e quelle per il 2021 del 7%. Le società dei settori dei beni di consumo e dei servizi al consumo hanno subito le maggiori revisioni, rispettivamente -22,6% e -22,3% per il 2020 e -8,3% e -16,1% per il 2021. Il settore finanziario ha invece visto una grande revisione al rialzo per ricavi delle società del comparto: + 14,5% per il 2020 e + 15,4% per il 2021.

Tra i vari settori all’interno del listino Ftse Aim Italia, il migliore (l’unico con un rendimento positivo) è risultato il cluster delle società Energy&Utilities (+ 0,2%), seguito da quello del settore finanziario (-5,9%), e da quello delle materie prime (-9,1%). Dall’altra parte, i risultati peggiori sono stati registrati dai servizi al consumo (-26%), i beni di consumo (-19,4%) e Real Estate (-18,1%).

Osservando le prestazioni degli stessi cluster nel periodo seguente l’epidemia di COVID-19, le aziende dei settori finanziari registrano la perdita minima (-6%), seguite dal settore Energy&Utilities (-9,3%) e da quello HealthCare (-11,9%). Real Estate (-30,9%), Servizi al consumo (-22,8%) e Beni di consumo (-19,3%) hanno registrato i risultati peggiori.

In questo clima di crisi e incertezza, i governi, sottolinea la ricerca, stanno studiando strategie per sostenere la ripresa economica. Il nuovo “Decreto Rilancio” ha introdotto fra le altre cose i Pir alternativi, strumenti dedicati a investitori facoltosi e privati per un investimento annuo massimo di 150mila euro per cinque anni, con almeno il 70% del nav (net asset value) investito in azioni o obbligazioni emesse da società italiane non incluse nel Ftse Mib o Ftse Mid e un limite di concentrazione del 20%. Inoltre, sono stati promossi due fondi sostenuti dal governo per aumenti di capitale. Il primo sarà gestito da Cassa depositi e prestiti per supportare le grandi e medie imprese, mentre il secondo sarà gestito da Invitalia per supportare le piccole imprese.

«Sul listino Aim sono presenti più società attive nel settore digitale rispetto ad altri listini, come ad esempio allo Star. Essendo dunque queste società tendenzialmente più piccole e già orientate al digitale, gli investitori hanno ritenuto che queste potessero resistere forse in maniera superiore rispetto anche ad ottime aziende presenti su altri mercati», spiega a MAG Kevin Tempestini, fondatore e ceo di KT&Partners, commentando i risultati della ricerca.

Per Tempestini così come sono stati relativamente buoni i risultati  restano buone sia appunto per la natura stessa delle aziende ma anche perché «49 aziende su 126 sono pmi innovative e come tali possono fare aumenti di capitale garantendo ai loro sottoscrittori significativi detrazioni d’imposta sull’investimento fatto, parliamo di oltre il 40%. Questo «non solo garantirà secondo noi maggiore resilienza ad alcune di queste aziende in caso di crisi economica» ma potrebbe anche favorire le Ipo: «Una società che si vuole quotare oggi può contare su una serie di incentivi fiscali premianti, ci aspettiamo quindi un aumento delle quotazioni nel secondo semestre e, sulla base degli elementi che abbiamo, anche nel 2021».

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