giovedì 28 mag 2020
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Le spac italiane valgono oltre 1,6 miliardi

Le spac italiane valgono oltre 1,6 miliardi

Luglio e agosto 2017 si ricorderanno come mesi caldissimi non solo sul fronte climatico ma anche su quello delle quotazioni. Ciò in particolare grazie alle spac, le special purpose acquisiton company ossia veicoli che si quotano e attraverso una business combination con un’azienda non quotata la portano in Borsa.

Nel giro di un mese, sul segmento Aim di Borsa Italiana, sono infatti sbarcate almeno quattro spac mentre tre aziende si sono quotate – o hanno annunciato l’intenzione di farlo – attraverso la business combination: PharmaNutra, combinata con Ipo Challenger 1, Acquafil, dall’integrazione con Space 3, e Sit, con Industrial Stars of Italy 2. Si tratta di una chiusura di metà anno indicativa del successo delle spac e delle iniziative simili. Dall’introduzione nel 2011 a oggi, sono 17 le spac che si sono quotate a Piazza Affari segnando una raccolta complessiva pari a circa 1,6 miliardi di euro.

Cifre alle quali vanno aggiunte le due pre-booking company (simili alle spac ma non quotate) Ipo Challenger e Ipo Challenger 1 che insieme hanno emesso azioni per oltre 70 milioni. In pipeline, poi, ci sono almeno altre tre spac tra le quali Spactiv, promossa da Maurizio Borletti, storico proprietario dei magazzini La Rinascente, affiancato dal manager di fiducia Paolo De Spirt e il professionista Gabriele Bavaglioli (ex Idea Capital), con Ubi e Mediobanca come consulenti e un obiettivo di raccolta tra 80 e 100 milioni di euro. Ma anche Industrial Stars Of Italy 3, il terzo veicolo di Attilio Arietti e Giovanni Cavallini, e una spac lanciata da Intesa Sanpaolo e Dea Capital. In totale si tratterebbe di 22 veicoli in sei anni più un fondo ad hoc, Ipo Club. E tra l’interesse degli investitori, la spinta dei pir e i nuovi progetti innovativi, per il futuro quello delle special purpose acquisition company potrebbe essere uno dei canali privilegiati per portare le medie aziende in Borsa.

A caccia
Le ultime spac che sono apparse a Piazza Affari negli ultimi mesi sono ora nella fase di selezione, che va dai 18 ai 24 mesi, della società target con cui combinarsi. Tra queste ci sono ad esempio Innova Italy 1, creata dagli ex amministratori delegati di Enel Fulvio Conti, di Finmeccanica Alessandro Pansa, di Bain Marco Costaguta, l’avvocato Francesco Gianni e Paolo Ferrario (manging director di Augent) che è alla ricerca di una società con equity value tra 150 e 300 milioni attiva soprattutto nei settori della meccanica fina, della robotica e del medicale, e Crescita, promossa e quotata nel marzo 2017 da Massimo Armanini, Cristian D’Ippolito, Marco Drago, Carlo Moser, Antonio Tazartes e Alberto Toffoletto (attraverso Crescita Holding) e Dea Capital.

Tra le più recenti c’è poi Glenalta, spac promossa da Luca Giacometti, Gino Lugli, Stefano Malagoli, Silvio Marenco, Lorenzo Bachschmid Dario Di Iorio che si è quotata a luglio raccogliendo 100 milioni a fronte di richieste per 190 milioni. È la seconda iniziativa dei promotori dopo Glenalta Food, veicolo dedicato al settore alimentare che l’anno scorso ha portato in quotazione il gruppo Orsero, ma questa volta sarà aperta anche ad altri settori, con un occhio a società che, ha spiegato Malagoli, abbiano «un business solido, con prospettive di crescita interessanti e potenzialmente internazionali e un equity value post business combination dai 200 ai 400 milioni». 

A caccia di una target ci sono anche veicoli promossi da società di consulenza e fondi come ad esempio Eps, la spac di Equita e Private Equity Partners, il private equity fondato da Fabio SattinGiovanni Campolo, che ha raccolto 150 milioni in fase di collocamento (poi ripartiti per 50 milioni), e SprintItaly, promossa da PromoSprint Holding, società di investimento di cui sono soci Fineurop, rappresentata da Raymond Totah ed Eugenio Morpurgo, con Gerardo Braggiotti, Matteo Carlotti e Francesco Pintucci. La spac ha concluso il collocamento privato di azioni ordinarie, con abbinati warrant, per un controvalore di 150 milioni – dopo aver ricevuto ordini per 200 milioni. L’ultima a quotarsi prima della pausa estiva è stata Capital for Progress 2, spac promossa da Massimo Capuano, Antonio Perricone, Marco Fumagalli, assieme con l’avvocato Bruno Gattai e Alessandra Bianchi, che ha raccolto 65 milioni di euro affiancata da Ubi Banca nel ruolo di nomad e specialist.

Il canale per le aziende
Il settore delle Spac e delle pre-booking company vive dunque un periodo di grande euforia, spinto dall’interesse crescente degli investitori, siano essi istituzionali o privati, singoli o family office. Ma a farsi avanti sono anche gli stessi imprenditori, i quali spesso preferiscono questo tipo di soluzione, più economica e immediata, al normale processo di Ipo. Fra le ultime aziende, il 18 luglio è sbarcata all’Aim PharmaNutra, realtà specializzata nello sviluppo di prodotti nutraceutici e dispositivi medici, che all’avvio delle negoziazioni ha segnato un rialzo del 54,5% rispetto al prezzo di collocamento e portandosi a 15,45 euro. La società si è quotata dopo un accordo con Ipo Challenger 1, pre-booking company di cui è stato anchor investor il fondo Ipo Club fondata da Simone Strocchi con il team di Electa, coordinato da Angela Oggionni.

Lo stesso team nel 2014 aveva quotato, attraverso Ipo Challenger, il polo della distribuzione vinicola Italian Wine Brands. Un’altra società target sulla via della quotazione è Aquafil, gruppo nella produzione di fibre per pavimentazione tessile, che è stata scelta come società target da parte di Space 3, frutto dello scorporo di Space 2 dei promotori Sergio Erede, Roberto Italia, Gianni Mion, Carlo Pagliani ed Edoardo Subert.

Tornando indietro, negli anni scorsi attraverso una spac sono andate in Borsa realtà come Sesa e Zephyro, fuse con Made In Italy 1 e Greenitaly 1, la trentina Gpi, tramite o Capital For Progress 1 e infine le matite colorate Fila dopo la business combination con Space due anni fa.

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