mercoledì 30 set 2020
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M&A, l’Europa sorprende nel primo semestre. Ma gli effetti del Covid-19 sono in arrivo

M&A, l’Europa sorprende nel primo semestre. Ma gli effetti del Covid-19 sono in arrivo

La pandemia da coronavirus Covid-19 non ha fermato l’attività di m&a in Europa nel primo semestre di quest’anno. E’ un risultato per certi versi sorprendente, ma che non deve trarre in inganno: si tratta in buona misura della chiusura di deal nati e sviluppatisi nel corso dei mesi precedenti. Insomma, la seconda parte dell’anno e, secondo alcune previsioni, il primo semestre del 2021 pagheranno un dazio pesantissimo allo stop all’attività economica a livello mondiale.

E’ quanto emerge dallo European M&A Report sul secondo trimestre, stilato da Pitchbook in collaborazione con Kpmg, Liberty e Association for Corporate Growth (Acg).

Nel primo semestre, secondo i dati raccolti, l’attività di fusioni e acquisizioni in Europa ha fatto segnare un controvalore di 563,6 miliardi di euro, in linea con lo stesso periodo del 2019, ammontare distribuito su 4.822 deal. Business as usual, dunque? Non esattamente, precisa il report: è vero che il terzo trimestre vedrà un progressivo ritorno alla normalità, ma le aziende dovranno fare i conti con la contrazione – in alcuni settori drammatica, in pratica un azzeramento – di ricavi e margini, con un quadro macroeconomico di recessione e con l’implementazione dei piani di riduzione dei costi (leggi: tagli del personale).

Il documento ricorda che le operazioni di m&a costituiscono il raccolto di una semina effettuata nei mesi precedenti (ne abbiamo parlato nell’intervista a Cosimo Vitola, uno dei soci di Ethica Group, amministratore delegato di Ethica Corporate Finance e di Ethica Debt Advisory). D’altro canto, è un segnale positivo che il secondo trimestre abbia registrato la volontà dei player di chiudere deal che erano stati concepiti e negoziati in un contesto economico-finanziario completamente differente, nel mondo pre-Covid.

Il fatto che sia andato in porto un mega-deal come il passaggio di Allergan ad AbbVie (54,1 miliardi di euro), che ha necessitato di un anno di tempo per ottenere il via libera di tutte le autorità coinvolte, è buon segno, un’iniezione di fiducia al mercato. Difficile, però, pensare che il 2020 vedrà numeri in linea con il 2019 (10.246 deal, per un controvalore di 1.060 miliardi di euro). L’anno scorso, peraltro, si era già visto un rallentamento rispetto al picco del 2018, quando si erano registrate 10.281 operazioni di m&a, per un controvalore di 1.191 miliardi.

Il report si chiede quale impatto avranno sui deal crossborder le limitazioni ai viaggi. Nel primo semestre, infatti, si sono registrate 1.266 operazioni di m&a transnazionali, per un controvalore di 240,8 miliardi, rispetto a 3.750 deal crossborder, per 573,2 miliardi, dell’intero 2019. Alla luce delle tensioni internazionali, soprattutto tra Usa e Cina, e della tendenza a varare misure protezionistiche in risposta alla caduta delle valutazioni delle aziende, pronostica Pitchbook, i deal crossborder dovrebbero subire un netto rallentamento.

Sorprendente il fatto che nel secondo trimestre si siano registrati sei mega-deal, ovvero con un controvalore superiore a 5 miliardi, il dato migliore dal terzo trimestre 2017. La spinta politica a liberare la liquidità dormiente e dirottarla sull’economia reale, secondo il report, nel breve termine potrebbe incrementare la dimensione media delle operazioni. Attenzione, poi, al ruolo dei fondi attivisti, che potrebbero giocare da protagonisti nel riassetto dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia.

Scivolati ai minimi dal 2014 nel primo semestre (appena 20, per un controvalore di 11,6 milioni), i delisting potrebbero tornare in auge, dato che i capitali privati forniscono una via d’uscita ad aziende alle prese con la volatilità dei mercati azionari. Carichi di liquidità, i fondi di private equity si propongono come naturali acquirenti delle società quotate e consolidatori nei settori che stanno maggiormente soffrendo a causa del Covid-19. Il report, in particolare, cita il settore del luxury-fashion e ricorda l’asta per l’acquisizione di Golden Goose, vinta da Permira; peraltro, va ricordato, l’operazione è stata siglata a inizio anno, prima che la pandemia esplodesse al di fuori dei confini cinesi.

In generale, sottolinea il report, gli operatori di private equity in questa fase sono alla finestra, in attesa di capire quale sarà il momento giusto per cominciare a comprare. Ma, aggiunge, i fondi con maggiore potenza di fuoco a disposizione stanno scaldando i motori, dimostrandosi maggiormente propensi a guardare con ottimismo all’exit dall’attuale crisi.

A livello regionale, Gran Bretagna e Irlanda hanno generato il 38% dei deal, in termini di controvalore, nel primo semestre, in gran parte grazie alla citata operazione Allergan-AbbVie. Molto attiva l’area Germania-Austria-Svizzera (17,2%), seguita da Francia-Benelux (17%). In calo il peso dell’Europa meridionale.

Il report dedica un approfondimento al settore healthcare, che tra gennaio e giugno ha fatto segnare il miglior semestre per controvalore di deal di m&a da oltre un decennio (113,6 miliardi), distribuito su 381 operazioni. Il comparto è destinato a restare caldo nel secondo semestre, anche in virtù delle conseguenze (aumento della spesa sanitaria, maggiori risorse destinate alla ricerca) del Covid-19.

PER SCARICARE IL REPORT INTEGRALE, CLICCA QUI

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