venerdì 23 ott 2020
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L’Europa vola sugli asset alternativi

L’Europa vola sugli asset alternativi

Cresce il ruolo del private capital e degli asset alternativi in Europa, nonostante il Covid-19. E l’Italia non è da meno, anche se è ancora lontana da Regno Unito, Francia e Germania.

Come rilevato dal rapporto “2020 Alternative Assets in Europe” realizzato da Preqin in collaborazione con Amundi, gli asset alternativi in gestione hanno raggiunto la quota record di 2mila miliardi di euro di masse a dicembre 2019, con i settori del private equity (795 miliardi di euro) e degli hedge fund (609 miliardi di euro) che rappresentavano la maggior parte. Si tratta di un incremento di oltre 200 miliardi di euro in soli 12 mesi e un traguardo che porta l’Europa a quota 21% dell’industria globale.

Segno di un mercato che si evolve e attira capitali. Inoltre, le mega acquisizioni come la vendita per 17 miliardi di euro della Thyssenkrupp Elevator hanno spinto il valore totale delle operazioni di buyout in tutta l’area a più di 42 miliardi nel primo semestre, mentre il valore degli investimenti si è avvicinato ai 13 miliardi di euro. A realizzarli un ampio universo: parliamo nel complesso di oltre 6.900 società di gestione e che ha alle spalle quasi tremila investitori istituzionali in Europa.

 

Il quadro italiano
In Italia nel complesso sono 45 miliardi di euro gli asset under management in alternativi. Del totale, 15,5 miliardi fanno capo al private equity e venture capital, 11,8 miliardi agli hedge fund, 6,7 miliardi al real estate e 4,2 miliardi al private debt, mentre 5,7 miliardi rientrano nelle infrastrutture. A gestirli, rileva il report, sono 205 società (di cui 145 solo nel private equity e venture capital) mentre gli investitori attivi sono 162. Numeri che, come vedremo in seguito, sono ancora risibili rispetto a quelli degli altri Paesi Ue anche se c’è da dire che nel disegno tracciato da Preqin e Amundi sul nostro Paese, l’aspetto più significativo sono le operazioni.

Nel primo semestre 2020 i fondi hanno registrato deal per 9 miliardi di euro, una cifra che per Preqin fa immaginare il superamento del risultato complessivo di 16 miliardi di euro del 2019, anche se il totale dell’intero anno difficilmente raggiungerà i 25 miliardi di euro del 2018. I private equity – perlopiù di soggetti stranieri – sono stati dunque i protagonisti del mercato m&a. Per citare qualche deal, a inizio anno ci sono stati fra gli altri l’acquisizione di Golden Goose da parte di Permira per 1,28 miliardi e la ricapitalizzazione da parte di Kkr di Magneti Marelli per circa 1,08 miliardi. Nel febbraio 2020, Bain Capital ha acquisito da Apax Partners una partecipazione di controllo in Engineering Ingegneria Informatica, per 1,6 miliardi di euro. L’asset class delle infrastrutture è stata una delle più attive. A giugno 2020 un consorzio guidato da Ardian ha acquisito una partecipazione del 17,8% in Infrastrutture Wireless Italiane (Inwit), società milanese che possiede e gestisce un portafoglio di torri per telecomunicazioni, nonché protagonista della rete di telefonia mobile italiana. Negli ultimi due anni Inwit ha attirato un totale di 6,2 miliardi di euro di investimenti, con investitori tra cui Vodafone International Holdings e Telecom Italia. E ora si è aperto il capitolo rete unica, che vede come fondi Blackstone e la nostra Cassa depositi e prestiti.

 

Regno Unito in testa ma sale la Germania
Il mercato italiano, come detto, è indietro: nel dettaglio è il sesto tra i Paesi europei, dopo Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Svizzera, davanti ai Paesi Bassi e al Lussemburgo. Ma il panorama dell’industria europea degli investimenti alternativi è complesso e dinamico quanto i paesi al suo interno. Anche se il Regno Unito domina con più della metà di tutti gli asset in Europa, paesi come la Francia e la Germania acquisiscono sempre più peso.

La Francia, in particolare, è il mercato di asset alternativi più ampio in Europa continentale e nel primo semestre 2020 ci sono state alcune operazioni significative. La creazione di Vauban Infra Fibre per 4,3 miliardi di euro ha portato gli investimenti infrastrutturali complessivi nel paese nel primo semestre 2020 a 6,5 miliardi di euro, superando il totale del 2019. E la Francia è stata ancora una volta il mercato del private debt più attivo d’Europa nella chiusura di deal, registrando 1,3 miliardi di euro in operazioni nel primo semestre 2020, rispetto ai 700 milioni di euro di tutto il 2019.

Parallelamente, la Germania ha visto realizzarsi 34 miliardi di operazioni nel primo semestre 2020, eclissando anche i 31 miliardi di euro del Regno Unito. Il private equity e le infrastrutture in particolare hanno generato…

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