MdotM, prossima tappa New York

L’avvento di Internet ha reso democratico di ogni tipo di processo e ogni ambito, dall’informazione (il caro giornalismo partecipativo) fino alla politica (vedi la piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle). La finanza non si è salvata da questo appiattimento generale delle opportunità, anzi. All’incredibile vastità di informazioni presenti sul mercato, oggi possono accedervi tutti. Ed è per questo che investire e trarre profitti è diventato un “tech game”, un gioco in cui la carta vincente è una sola: la tecnologia.

Questa è almeno la convinzione che ha portato Tommaso Migliore e Federico Mazzorin (nella foto da dx) a lanciare MdotM, startup che offre ad asset e wealth manager, banche e family office modelli di investimento costruiti attraverso l’intelligenza artificiale. Il successo che la neo-società sta riscuotendo all’interno del mondo finanziario sembra dare loro ragione.

Silicon Valley e soci di peso
Fondata nel 2015, oggi la startup conta 13 risorse operative tra Milano (nello spazio di co-working Talent Garden) e Londra (nel Google Campus), circa 15 clienti istituzionali in Italia, Regno Unito, Svizzera e Lussemburgo, e un fatturato di circa 300mila euro, il 110% rispetto all’anno precedente. A dare un spinta alla startup c’è stata innanzitutto la partecipazione nel novembre 2017 al programma Google for Entrepreneurs nella Silicon Valley, nell’ambito del quale MdotM è stata selezionata quale unica startup europea di fintech delle 16 partecipanti scelte su 400 progetti qualificati. «È stato un programma molto formativo dedicato esclusivamente ai founder delle startup – racconta Migliore – una vera e propria scuola di management di due settimane in cui abbiamo imparato a gestire la società, dalle riscorse ai colloqui con gli investitori fino alle tecniche di design thinking e gestione delle emozioni».

Da quel novembre, 12 mesi dopo – un periodo in cui «ci siamo strutturati e organizzati e abbiamo preparato il business plan» – MdotM ha chiuso un aumento di capitale da 2 milioni di euro che ha consacrato la startup nel panorama finanziario. Risorse fresche, ma anche contatti e pubblicità. Nella compagine azionaria di MdotM, affiancata nell’operazione da Chiomenti con un team composto dal socio Antonio Sascaro e dalla senior associate Francesca Villa, sono infatti entrati con un 20% complessivo azionisti di rilievo quali Banca Profilo, l’ex ceo di Unicredit e attuale presidente di Rothschild Federico Ghizzoni, la fondatrice di Valeur Asset Management e Bi.Effe Alida Carcano e il  family office che fa capo a Fabio Troiani, cofondatore e ceo di Bip.

Fino a quel momento MdotM, che è anche appointed representative di Thornbridge Investment Management, autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority, era andata avanti con le proprie forze, tra investimenti personali e poi i ricavi guadagnati. «I primi mesi sono stati difficili, dovevamo dimostrare di proporre algoritmi che funzionassero, poi attirare potenziali clienti», raccontano.

Ora con il nuovo capitale MdotM ha già completato una piccola acquisizione portando a casa il team di una società di sviluppo software specializzata in machine learning e natural language processing. Il progetto è di moltiplicare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, soprattutto nel campo del deep learning per la customizzazione delle reti neurali MLP (Multilayer Perceptron) proprietarie, e assumere nuove persone soprattutto per il business development. A livello internazionale, nei piani della società c’è anche l’apertura di un ufficio di rappresentanza a New York entro la fine dell’anno, per finanziare la quale è in programma una nuova apertura del capitale nei prossimi mesi.

Anomalie di mercato
La startup si occupa di fornire modelli di investimento che vengono poi utilizzati dagli investitori istituzionali a supporto delle loro decisioni di investimento diretto, prodotti finanziari o sugli asset in gestione. In pratica, raccontano, «i nostri algoritmi intervengono a supporto della costruzione di fondi di investimenti determinandone la logica». Un po’ come un robo advisor ma in una versione estremamente più sofisticata, che non si limita a suggerire un pacchetto di azioni da comprare ma crea dei modelli di investimento che sfruttano la struttura del mercato per realizzare rendimenti.

Spiegano i due co-founder: «Il mercato dei capitali non è perfettamente efficiente, è caotico e presenta delle anomalie che se adeguatamente utilizzate possono essere fonte di profitto». La startup si pone il compito di gestire la complessità del mercato: «Cerchiamo di capire come sfruttare queste anomalie analizzando vasti set di dati per cogliere quel segnale nascosto, quell’informazione che possa essere utile per realizzare una plusvalenza». Per rendere questo possibile «facciamo un lavoro di ottimizzazione e sofisticazione di queste anomalie e poi le incrociamo tra di loro costruendo delle strategie sistematiche di investimento che sono in grado statisticamente di produrre dei risultati». MdotM analizza ogni giorno con i suoi algoritmi oltre 2 milioni di data point.

Può suonare un lavoro tremendamente complicato, forse perché in effetti lo è, ma diventa più gestibile attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale…

 

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