sabato 31 ott 2020
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Mediobanca, Del Vecchio supera la soglia del 10%. Ma non vuole un cambio ai vertici

Mediobanca, Del Vecchio supera la soglia del 10%. Ma non vuole un cambio ai vertici

Leonardo Del Vecchio (nella foto) ha superato la soglia del 10% nel capitale di Mediobanca, ma non intende proporre un cambio dei vertici. Non ora, quanto meno, e non direttamente.

Fiutando aria di battaglia e di acquisti ulteriori di titoli, Piazza Affari sta premiando il titolo Mediobanca, che guadagna circa il 3%, attestandosi attorno a 7,18 euro.

A due mesi dall’autorizzazione ottenuta dalla Bce ad arrivare sino al 20% nel capitale della banca d’affari, il fondatore di Luxottica, tramite Delfin, è arrivato al 10,162%, secondo quanto emerge dalle comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti.

L’operazione è datata 5 ottobre scorso. Al precedente 20 maggio, riferisce Consob, Delfin aveva in mano il 9,989% del capitale di Piazzetta Cuccia.

In linea con quanto richiesto dal Tuf, Del Vecchio ha reso noto quali sono le sue intenzioni, quanto meno nel breve termine, rispetto a Mediobanca: “L’investimento ha carattere finanziario e di lungo temine, e punta a garantire la stabilità e a sostenere la crescita della banca”, spiega il documento. “Eventuali ulteriori incrementi della quota saranno valutati, tempo per tempo, sulla base del rendimento dell’investimento, delle condizioni dei mercati e dell’opportunità di acquisto”.

Soprattutto, Delfin esclude di voler “acquisire il controllo della banca” o di “esercitare un’influenza dominante sulla gestione”, di voler “proporre un’integrazione o una revoca degli organi amministrativi o di controllo della banca” e di avere “accordi con altri soci o terzi sulla propria quota”.

GLI SCENARI IN VISTA DELL’ASSEMBLEA

L’assemblea di Mediobanca si riunirà il prossimo 28 ottobre e, alla luce di quanto dichiarato ufficialmente, Del Vecchio non intende proporre un cambio degli attuali vertici, l’amministratore delegato Alberto Nagel, il presidente Roberto Pagliaro e il direttore generale Francesco Saverio Vinci, tutti presenti nella lista presentata dal board uscente.

D’altro canto, Delfin potrebbe astenersi o appoggiare la lista presentata da Assogestioni per conto dei fondi azionisti, con l’effetto probabile di far ottenere a quest’ultima la maggioranza, come accaduto nel recente passato in UniCredit, Tim e Ubi Banca.

Resta in piedi la terza ipotesi, ovvero che Del Vecchio – che si avvale della consulenza del super avvocato d’affari Sergio Erede e del banker Vittorio Grilli – possa votare la terza lista, quella presentata dal fondo attivista Bluebell Capital Partners, guidato da Giuseppe Bivona e Marco Taricco e presieduto da Francesco Trapani. Bluebell è fortemente critico nei confronti dell’attuale management di Mediobanca e, tra le altre cose, propone che agli azionisti della banca d’affari vengano distribuite direttamente le azioni della partecipata Generali, di cui Del Vecchio è azionista di peso.

Titolare di poco più dell’1% del capitale, Bluebell ha presentato una lista con quattro nomi: William Nott (ceo dell’asset management di Banque Syz dal 2019), Elisabetta Olivieri (amministratore delegato del gruppo di packaging Fabbri Vignola), Riccardo Pavoncelli (dal 2010 portfolio manager di Black Rhino Capital, dal 2007 al 2010 ceo Italia di Lazard) e Alessandra Gavirati (fondatrice e ceo di Life Care Capital).

Nella lista che fa capo a un gruppo di fondi azionisti sono confermati i due nomi già presenti nel cda uscente, Angela Gamba e Alberto Lupoi.

Un appoggio in assemblea a Bluebell avrebbe chiaramente un impatto deflagrante sugli equilibri di Mediobanca e ne destabilizzerebbe di fatto i vertici, rendendo sostanzialmente priva di significato la dichiarazione rilasciata ai sensi del Tuf: “Delfin non intende proporre l’integrazione o la revoca degli organi amministrativi o di controllo dell’emittente in carica. Quanto al rinnovo del consiglio di amministrazione nella prossima assemblea annuale di Mediobanca, coerentemente con la natura e le finalità del proprio investimento, Delfin non intende presentare una lista di candidati per la nomina della maggioranza degli amministratori”.

DEL VECCHIO: VALUTEREMO PIANO POST-COVID E LISTE DI CONSIGLIERI

Un’interpretazione autentica delle intenzioni di Del Vecchio si può evincere dal contenuto di un’intervista rilasciata al Messaggero. Delfin “è il principale socio” di Mediobanca “ed è decisa a rimanere tale per lungo tempo, pronta a supportare la crescita dell’istituto e a sostenere progetti che spero saranno ambiziosi. Sono convinto”, aggiunge il patron di Luxottica, “che pezzi strategici come Mediobanca e Generali debbano essere dotati di un azionariato stabile e attento alle esigenze del Paese. Abbiamo assistito a segnali che rischiavano di assottigliare queste caratteristiche: mi riferisco, ad esempio, allo scioglimento del patto di sindacato e al disinvestimento di soci importanti, come UniCredit o Vincent Bolloré. Questo”, prosegue Del Vecchio, “ha creato la necessità e l’opportunità di un mio personale contributo”.

Parlando con il quotidiano romano, l’imprenditore risponde alle ricostruzioni di stampa che leggono l’ascesa in Piazzetta Cuccia alla luce della contrapposizione con Nagel sulla vicenda Ieo: “Non ho investito in Mediobanca per dissapori sullo Ieo”, dossier su cui “le resistenze sono state più rumorose della riconoscenza”. Quanto ai rapporti con l’attuale amministratore delegato di Mediobanca, Del Vecchio spiega di avere “sempre rispetto per i manager delle società in cui sono investito”, di non essere “stato interpellato per la composizione delle liste” per il rinnovo del board e di aver chiamato personalmente Nagel “per informarlo del via libera della Bce per salire oltre il 10%. Abbiamo valutato e apprezzato il piano industriale presentato l’anno scorso”, ricorda nell’intervista. “Valuteremo il nuovo piano post Covid che è stato annunciato. Io non ho mai fretta, non anticipo giudizi e sto ai patti”.

Per quanto riguarda l’assemblea, Del Vecchio dichiara che Delfin valuterà “i profili dei diversi candidati” e adotterà “la decisione migliore nell’interesse della banca”.

Parlando di Generali, l’imprenditore ribadisce l’auspicio che torni “a essere più centrale nello scacchiere mondiale”, sottolineando che “non è compito mio dire come” e augurandosi che “il management di Mediobanca e quello di Generali sappiano come fare”.

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