mercoledì 30 set 2020
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Minibond alla prova della crisi

Minibond alla prova della crisi

Dai 30 agli 80 miliardi di euro nei soli mesi di aprile, maggio e giugno. Sono le risorse di cui le aziende italiane avranno bisogno per superare la crisi, stando al Centro Studi di Confindustria, sulla base di due scenari di fine epidemia: a giugno – quello più ottimista – e a dicembre. Cifre mostruose che indicano come la crisi provocata dall’epidemia di Covid-19 sia profonda e in divenire. Parliamo infatti di stime, ancora non sappiamo dire con certezza quale sarà l’impatto del lockdown sulle nostre imprese, ma tanto bastano per cogliere il grido d’allarme: se vogliamo evitare che il 10-12% delle aziende (270mila su 2,7 milioni, sempre secondo Confindustria) non riaprano le saracinesche servono soldi, ne servono tanti e servono subito.

Lo Stato e il sistema bancario hanno già dimostrato che da soli non riescono a far fronte a questa richiesta monstre di liquidità. A oggi il governo, con il Decreto Liquidità dello scorso aprile, ha stanziato 2,7 miliardi in garanzie pubbliche sui nuovi prestiti bancari e al 10 maggio le richieste di finanziamento in corso di istruttoria presso le banche ammontano a 18,5 miliardi, per un totale di 250 operazioni. Ma i tempi sono lunghi, il sistema è saturo e le risorse coprono la metà del fabbisogno stimato.

È qui allora che entrano in gioco tutti gli altri strumenti di finanza “alternativa” a quella bancaria, alcuni dei quali poco sviluppati, altri in grande ascesa. Parliamo della cessione del credito e l’anticipo delle fatture, oggi possibili attraverso una serie di piattaforme fintech rapide e rodate, il crowdfunding e tutto ciò che è peer to peer lending, il private debt e il mondo minibond e cambiali finanziarie. L’Osservatorio del Politecnico di Milano ha rilevato che da luglio 2018 a giugno 2019 questi canali hanno fatto arrivare alle pmi italiane 3 miliardi di euro, rispetto ai 2,3 miliardi dell’anno precedente. Ancora troppo poco, ma è chiaro che del potenziale c’è e in questo momento, con la crisi di liquidità a cui vanno incontro le imprese, sprecarlo sarebbe un vero peccato.
Con una serie di articoli sul tema, MAG racconterà quale sia lo stato dell’arte di ogni strumento, cercando di capire le prospettive della finanza alternativa nell’Italia post Covid-19. A partire dai primi strumenti dedicati alle pmi: i minibond.

Andamento lento
L’industria dei minibond, cioè quei titoli di debito (obbligazioni e cambiali finanziarie) emessi da società italiane non finanziarie con importo inferiore a 50 milioni di euro, è cresciuta lentamente ma progressivamente in Italia fin dall’avvio dello strumento nel 2012 e in virtù delle innovazioni normative introdotte da quell’anno in avanti con il decreto Sviluppo e successivi. Nel 2019, ha rilevato l’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, l’industria dei minibond ha battuto i record in termini di numero di emissioni (207, +24,7% sul 2018), società emittenti (183, di cui 129 per la prima volta) e flusso di raccolta (1,18 miliardi di euro, +21,1%). La raccolta cumulata è stata pari a 5,5 miliardi di euro, in crescita. A spingere il mercato sono state in particolare la contro-riforma dei Pir, che nelle prime intenzioni avrebbe dovuto far ripartire la raccolta dei fondi Pir-compliant ma ora in stand by a causa del lockdown, il nuovo Regolamento Consob che ha implementato la possibilità per i portali autorizzati di equity crowdfunding di collocare minibond e i basket bond, che hanno preso piede sulla scia del maggiore coinvolgimento pubblico, in particolare delle regioni. Inoltre, lo scorso anno Borsa Italiana ha aperto il nuovo segmento ExtraMot Pro3, dedicato alla quotazione sul mercato obbligazionario non regolamentato dei titoli sotto i 50 milioni.

Pipeline che fa sperare
Considerando lo sviluppo e le buone basi su cui poggiano i minibond, queste emissioni possono essere uno strumento adatto a soddisfare le esigenze di liquidità delle pmi di oggi, alle prese con lo stop dell’attività a causa dell’epidemia di coronavirus? Sì, soprattutto in alcuni casi. Come spiega Simone Brugnera (nella foto), responsabile Area Minibond di Banca Finint, «i minibond sono strumenti adatti per progetti di crescita e sviluppo e più adatti per aziende già strutturate, con una gestione finanziaria organizzata e lungimirante e numeri solidi, questo vale anche ora, a maggior ragione considerando la necessità di ripartire e di ricominciare dopo lo stop o il rallentamento imposti dal lockdown». In questo senso, aggiunge «le imprese sono ancora disorientate dalla situazione di crisi e in particolare a febbraio hanno rallentato l’attività dei progetti straordinari. Da aprile le operazioni sono però ripartite, soprattuto quelle di aziende sane e con un credito già diversificato, le più indicate ad accedere al mercato e ad attrarre la fiducia degli investitori».
C’è dunque interesse da parte delle aziende? Per Brugnera c’è «molto interesse, le imprese si guardano intorno e la pipeline che abbiamo, per quanto abbia subito un rallentamento, è buona. Anche perché l’alternativa per le imprese sono le banche che oggi particolarmente impegnate a monitorare i portafogli, a gestire le moratorie e il flusso di nuovi prestiti, che non sempre in realtà potrebbero andare a buon fine». Certo, osserva, «i mesi in cui le aziende emettono un minibond sono solitamente luglio e dicembre, per cui sarà in quei due mesi che vedremo se abbiamo ragione».
Nel dettaglio, Finint, che è uno dei primi tre operatori del mercato, ha in pipeline, quale investitore, per 16 investimenti da 21 milioni di euro complessivi, ed entro giugno si aspetta di chiudere 12 emissioni per un totale di circa 45 milioni nell’ambito del fondo basket bond e sette deal per un totale di 70 milioni come arranger. «Siamo molto fiduciosi in generale per tutto il comparto private debt e per il contributo che potrà dare in questa fase». A conferma di ciò si può vedere l’attivismo sul mercato. La Regione Sardegna, ad esempio, ha annunciato la scorsa settimana lo stanziamento di 6 milioni per finanziarie le emissioni delle pmi del territorio mente a inizio maggio Federalberghi Abruzzo ha annunciato il lancio del programma Pluribond Re-starTurismo Abruzzo dedicato alle imprese del settore.

A oggi oltre 20 emissioni
Quanto alle operazioni chiuse, a oggi Finint ha realizzato sei investimenti per 28,5 milioni di euro complessivi e chiuso otto emissioni per 21,5 milioni di euro totali con il fondo basket bond, a cui se ne aggiungono due per effettuate nel primo trimestre come arranger per 20 milioni di euro. Da gennaio sono state 24 le emissioni totali intercettate da Financecommunity, circa dieci nel mese di aprile, il secondo di lockdown: per fare un paragone, sono poco meno della metà delle 22 emissioni del solo mese di aprile 2019. Fra queste si possono citare i due minibond di Soleto, gruppo italiano attivo nel settore dei servizi per telecomunicazioni, per un totale di 8 milioni, sottoscritti in private placement da Unicredit e da Finint (con Legance quale legal advisor), il minibond da 8 milioni di Ambienthesis, uno dei principali operatori italiani nel settore delle bonifiche ambientali e nella gestione dei rifiuti industriali, e soprattutto la prima emissione del progetto Garanzia Campania Bond, il basket bond promosso dalla regione Campania…

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