domenica 24 mag 2020
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Nexi, le quotazioni a picco creano tentazioni. Il ruolo di Intesa Sanpaolo e l’intreccio con Sia

Nexi, le quotazioni a picco creano tentazioni. Il ruolo di Intesa Sanpaolo e l’intreccio con Sia

di massimo gaia

Nexi è uno dei campioni nazionali che rischia di uscire con le ossa rotte dalla bufera scatenata sui mercati finanziari dalla diffusione del coronavirus Covid-19. E che potrebbe essere oggetto di riflessioni da parte degli azionisti e di potenziali acquirenti.

Una volta che le acque si saranno calmate, la devastazione delle quotazioni delle ultime settimane fornirà occasioni d’oro per offerte d’acquisto, concordate con l’azionista di riferimento o meno, e delisting.

Le poche public company presenti sul listino di Piazza Affari sono ovviamente le principali candidate a entrare nel mirino di potenziali compratori. Nexi non è una public company, dato che oltre metà del capitale fa capo a Mercury UK Holdco, veicolo che vede come azionisti gli operatori di private equity (Advent International, Bain Capital e Clessidra) che effettuarono il buyout di Icbpi/CartaSì, portando sul listino milanese il gruppo l’anno scorso.

Nel gennaio scorso (sembra passato un secolo), i fondi collocarono, tramite accelerated bookbuilding (Abb), il 7,7% del capitale del gruppo guidato da Paolo Bertoluzzo (nella foto). La strada pareva tracciata: così come accaduto con altre aziende accompagnate in borsa dal private equity – Cerved e BFF, per esempio -, i fondi sarebbero progressivamente usciti dal capitale, sfruttando le finestre di opportunità offerte dal mercato.

Ma il tracollo dei mercati ha cambiato il quadro. Nel giro di un mese le quotazioni di Nexi sono crollate del 36,76%, pagando dazio, come l’intero settore finanziario, alla prospettiva di una caduta in recessione dell’economia italiana, europea e, probabilmente, mondiale. Anche oggi il titolo è pesante. Il prezzo è ancora superiore a quello di Ipo dell’aprile scorso, 9 euro, ma di poco.

A questo punto, i fondi azionisti potrebbero valutare di “riportare a casa” il gruppo, delistarlo e poi venderlo meglio sui mercati privati. Del resto, le transazioni finanziarie non sono certo morte a causa del Covid-19; anzi, semmai il distanziamento sta provocando un’impennata dei pagamenti digitali, portando forzatamente l’Italia verso un mondo di transazioni cashless che è già realtà in altri Paesi.

Equita ha pubblicato una nota in cui sottolinea che i ricavi di Nexi sono per il 50% relativi ai volumi di pagamento e per l’altra metà alla base installata (pos, carte, app, bancomat). Il gruppo è concentrato al 100% in Italia. La diffusione del Covid-19 impatterà sulla spesa discrezionale, che rappresenta il 38% dei consumi totali, calo parzialmente compensato dalle altre modalità di spesa. Secondo Equita, un calo dei consumi domestici pari al 3,7% nell’intero anno si tradurrà in un aumento dei ricavi di Nexi del 4% invece che del 7% stimato in precedenza. Peraltro, grazie anche ai provvedimenti del governo per incrementare i pagamenti elettronici, Equita prevede un rimbalzo dei ricavi l’anno prossimo. Tenendo conto anche dell’aumento del costo del debito, la sim ha tagliato la stima di utile per azione 2020-2021 di Nexi in media dell’8% e il target price del titolo del 19%, a 13 euro. Il rating di Equita su Nexi resta hold.

INTESA SANPAOLO E L’INTRECCIO CON SIA

La tentazione dei fondi di privatizzare Nexi si scontra con due ostacoli. Il settore delle transazioni finanziarie è considerato strategico e, quindi, il governo potrebbe invocare la golden rule per impedire che il gruppo finisca in mani sgradite.

La seconda porta che sbarra la strada a un delisting è la presenza nell’azionariato di Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha rilevato il 9,9% del capitale nel dicembre scorso, nel quadro dell’accordo per la cessione a Nexi dell’attività di merchant acquiring. È apparso evidente da subito che la mossa della banca era strategica e non tattica, ovvero finalizzata a mantenere un presidio nell’attività delle transazioni.

Intesa Sanpaolo in questo periodo ha le mani piene. Sta svolgendo con responsabilità il ruolo di banca di sistema, a supporto dell’economia in una fase di crisi: è notizia di ieri lo stanziamento di 15 miliardi per aiutare le pmi. Inoltre, è in pieno svolgimento la partita per la conquista di Ubi.

Impossibile, però, pensare che Messina voglia rinunciare a giocare da protagonista anche in un eventuale match per presidiare il settore strategico delle transazioni finanziarie. In questo senso, bisognerà tenere d’occhio l’intreccio con le mosse di Sia. Il 6 marzo scorso, poco prima che i mercati implodessero, il gruppo guidato da Nicola Cordone aveva nominato JP Morgan advisor per valutare operazioni straordinarie, in particolare la quotazione a Piazza Affari. Con i mercati devastati dal Covid-19, è impensabile che Sia possa quotarsi. Potrebbe, dunque, riprendere quota il piano, sempre ben presente nella testa dei vari player, di aggregazione con Nexi. Sia vede nel capitale la presenza forte di Cdp, altro soggetto che in queste settimane convulse sta svolgendo un ruolo chiave a supporto delle imprese. Un’alleanza tra Intesa Sanpaolo e la cassa guidata da Fabrizio Palermo, unendo Nexi e Sia, a tutela e presidio del settore strategico delle transazioni finanziarie, secondo gli osservatori, è tutt’altro che esclusa.

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