venerdì 23 ott 2020
HomeScenariNpe, con il Covid crescono i flussi. Nel 2021 stock verso 385 miliardi. Il report di Banca Ifis

Npe, con il Covid crescono i flussi. Nel 2021 stock verso 385 miliardi. Il report di Banca Ifis

Npe, con il Covid crescono i flussi. Nel 2021 stock verso 385 miliardi. Il report di Banca Ifis

Le non performing exposures (npe) nei bilanci delle banche italiane sono destinate a crescere l’anno prossimo per effetto della crisi economica provocata dalla pandemia di coronavirus Covid-19.

E’ il principale messaggio che emerge dall’ultimo market watch sugli npl di Banca Ifis, intitolato “The new wave”  (clicca qui per scaricare il report integrale).

Come illustrato dall’amministratore delegato dell’istituto veneto, Luciano Colombini (nella foto), nel corso dell’incontro annuale sui crediti non performing, “nel 2021 si prevede un sensibile incremento dei flussi di nuovo deteriorato nei bilanci bancari, con un tasso di deterioramento in aumento dall’1,3% del 2020 al 2,8%” dell’anno prossimo “per effetto della contrazione economica”. Nel 2019 il tasso di deterioramento era stato pari all’1,1%.

Lo stock complessivo di npe da gestire in Italia è previsto in crescita già nel 2020 (+5% tendenziale), con la previsione di un forte aumento nel 2021, che potrebbe portare a un ammontare totale di 385 miliardi. Ifis ritiene probabile un ulteriore incremento nel 2022. Già quest’anno l’ammontare delle sofferenze nette tornerà ai livelli del 2009.

Per effetto del flusso di nuovi credito non performing, l’anno prossimo l’npe ratio salirà al 7,3%, a fronte del 6,2% del 2020 e del 7,3% di fine 2019. Quest’anno, insomma, grazie alle transazioni di portafogli, le banche archivieranno i bilanci con tassi di crediti deteriorati in calo. Ma la musica è destinata a cambiare nel 2021. A incidere saranno soprattutto i crediti nei confronti delle imprese, che stanno registrando tassi di deterioramento superiori al segmento famiglie.

Le previsioni del rapporto sono basate sulla stima di un Pil in calo del 9% quest’anno e in rialzo del 5% nel 2021, l’assenza di un secondo lockdown generalizzato, una riduzione del commercio mondiale del 12% nel 2020, una proroga fino a gennaio 2021 della moratoria sui prestiti e del blocco dei licenziamenti, una deroga Eba della classificazione forbearance dei prestiti soggetti a moratoria fino a settembre 2020 e una distribuzione su più anni, 2021 e 2022, della materializzazione dei nuovi flussi di deteriorato.

Il mercato dei portafogli di npe resta vivace: Ifis prevede transazioni per 34 miliardi quest’anno (deal per 16 miliardi chiusi nei primi nove mesi) e altrettanti nel 2021. Nel 2020 i portafogli unsecured saranno la tipologia con la maggiore incidenza sul transato (31% del totale), mantenendo prezzi stabili rispetto agli anni precedenti. Il mercato secondario contribuirà in modo significativo al totale delle transazioni, sia nel 2020 (29% l’incidenza attesa), sia nel 2021 (30%), con dismissioni concentrate su portafogli unsecured e misti.

Comincia a prendere corpo il mercato delle transazioni di portafogli utp: nel biennio 2020-2021 Ifis prevede che passino di mano incagli per 27 miliardi.

Da frammentato alle origini, il mercato delle transazioni di npe va progressivamente concentrandosi: dal 2015 al 2020, infatti, i primi sei investitori hanno acquisito il 44% (109 miliardi) dei portafogli passati di mano. Il motore primo del mercato furono le garanzie pubbliche (gacs), che dal 2016 hanno contribuito con 31 operazioni, per oltre 77 miliardi di controvalore (gross book value). Quest’anno, si legge nel report, sono attesi sei deal con ricorso alle gacs. Peraltro, Ifis evidenzia che dieci portafogli su quindici assistiti da gacs sono al di sotto dei target di recupero; i compratori, di conseguenza, potrebbero essere spinti a cedere quote di portafogli, in particolare quelli unsecured, a società maggiormente specializzate. Si stima che nel 2021 il mercato secondario contribuirà per circa il 30% alle transazioni.

Tornando al tema della concentrazione del mercato, il 44% dello stock 2020 di npe in Italia (338 miliardi) è gestito da sei servicer. Dal 2013 al 2019 il settore del servicing ha conseguito tassi medi di crescita annua a due cifre in termini di ricavi, masse gestite e investimenti. Il report ritiene che dall’anno prossimo si registrerà un consolidamento ulteriore dei servicer.

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