giovedì 19 ott 2017
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Npls, un semestre da 40 miliardi

Npls, un semestre da 40 miliardi

Se negli ultimi due anni la nascita di un mercato dei non performing loans in Italia sembrava quasi impossibile, oggi questo mercato non solo si è realmente partito, ma potrebbe raggiungere o superare, entro la fine di quest’anno, la quota di 60 miliardi di euro.

Lo ha rilevato PwC nell’ultima edizione dello studio sugli npl dal titolo “The Italian NPL Market, The Place To Be”, che ha rivisto il dato in rialzo di 10 miliardi rispetto alla stima fatta a fine 2016, ossia 50 miliardi. In particolare, le transazioni dovrebbero interessare portafogli di bad loans (sofferenze) ma anche altre tipologie di npl tra cui, in particolare, il segmento sempre più attuale degli unlikely to pay (inadempienze probabili).

Per PwC, tra i driver che stanno spingendo lo sviluppo di questo mercato c’è la ripresa economica, in particolare del real estate, assieme alla riduzione del gap tra domanda e offerta (il costo è oggi attorno al 30% del valore di libro), e, soprattutto, alla ristrutturazione del sistema bancario. Sono proprio le grandi operazioni previste entro fine anno, che coinvolgono player come Mps e Intesa Sanpaolo, quelle che daranno al mercato la vera spinta tanto attesa. Al punto che, osserva Vito Ruscigno, co-head npl di PwC, se il 2017 confermerà le attese sui deal, nei prossimi anni «lo stock di npl tornerà ai livelli del 2012, avviandosi a una normalizzazione».   

 

Npl in calo

A livello generale, PwC calcola che dopo aver raggiunto il valore record di 341 miliardi a fine 2015, nel corso del 2016 il volume complessivo di npl nel sistema ha registrato un significativo decremento, attestandosi a 324 miliardi a fine anno (-5%). Se si scende nel dettaglio, i gross bad loans, circa il 62% del totale, ha spiegato Pier Paolo Masenza, partner di PwC, «si sono mantenuti stabili a 200 miliardi mentre i valori netti ammontano a 87 miliardi, in diminuzione di 2 miliardi rispetto a fine 2015». Aumenta poi la copertura, «con il bad loan coverage ratio migliora di un punto percentuale pari al 56,5% a fine 2016, mentre i segmenti dei crediti unlikely to pay e past due sono invece diminuiti rispettivamente a 117 miliardi dai 127 miliardi di fine 2015 e a 7 miliardi dai 14 miliardi del 2015».

A vedere il bicchiere mezzo vuoto, il dato complessivo italiano resta ancora oggi il più alto in Europa e l’obiettivo del 7% di npl ratio stabilito dalla Banca centrale europea è ancora molto lontano. Oggi il nostro Paese conta un npl ratio del 18% e anche viaggiando a ritmi di transazioni per 60 miliardi l’anno – un’ipotesi sostanzialmente irrealistica, osservano gli esperti -, ci vorrebbero almeno tre anni per portare il valore entro la soglia stabilita. Nonostante questo, i valori fanno sperare almeno in una chiusura positiva del 2017.

 

Oltre 9 miliardi nel primo semestre

A contribuire alla diminuzione dei crediti deteriorati è stato in particolare l’attivismo del mercato della fine del 2016 e del primo semestre di quest’anno. Da gennaio 2017 si sono registrate transazioni per oltre 9,5 miliardi di euro, ai quali andrebbero aggiunti i 17,7 miliardi di npl ceduti da UniCredit a due veicoli costituti rispettivamente da Fortress Investment Group e Pimco, annunciata nel secondo semestre del 2016 ma formalizzata quest’anno.

Nel complesso, dunque, il mercato, ha osservato Masenza, «è in una fase evolutiva e dinamica, spinta dalla impellente necessità di trovare soluzioni decisive che, da un lato, consentano alle banche di ridurre i volumi di esposizioni deteriorate e dall’altro permettano loro di focalizzarsi sulle priorità strategiche».

Fra le operazioni più rilevanti ci sono state ad esempio la cessione da parte di Intesa Sanpaolo di un portafoglio di non perfoming loans del valore nominale di circa 2,5 miliardi di euro a Christofferson Robb & Company (Crc) e Bayview e l’acquisizione da parte di Algebris del portafoglio di crediti in sofferenza immobiliari (battezzato Project Rainbow) da 750 milioni messo in vendita da Banco Bpm.

Il prezzo di acquisizione non è stato reso noto, ma al momento dell’acquisto si diceva che gli investitori in gara (Blackstone, Cerberus, Bain Capital Credit e appunto Algebris) avevano messo sul piatto cifre comprese tra 250 e 300 milioni, cioè fino al 40% del valore nominale del portafoglio. Sempre nel primo semestre, a gennaio, Banca IFIS ha concluso l’acquisto pro-soluto di un portafoglio dal valore nominale di oltre 1 miliardo ceduto da Bnl. Si tratta di un portafoglio è costituito da circa 39mila posizioni ed è composto per circa 650 milioni di euro da crediti corporate unsecured e per la parte rimanente da crediti retail unsecured.

 

I deal in arrivo

Per il secondo semestre 2017, le prospettive «mostrano un panorama molto variegato e dinamico» ha commentato Fedele Pascuzzi di PwC. Ed è proprio nei prossimi mesi che si dovrebbero vedere le maggiori transazioni. In pipeline ci sono deal per oltre 40 miliardi, fra i quali, innanzitutto, il deleverage delle sofferenze di Monte dei Paschi di Siena (29,4 miliardi a fine 2016), per le quali è stata data esclusiva al Fondo Atlante. Operazione, questa, che da sola rappresenterebbe la metà del valore complessivo dell’anno previsto dalla società di consulenza…

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