lunedì 10 ago 2020
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Parte l’ops di Intesa Sanpaolo su Ubi. Guerra di parole fra management

Parte l’ops di Intesa Sanpaolo su Ubi. Guerra di parole fra management

La parola agli azionisti. L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina (nella foto), venerdì scorso aveva commentato così la bocciatura dell’offerta pubblica di scambio da parte del consiglio di amministrazione di Ubi Banca, giunta nel giorno in cui il management guidato da Victor Massiah ha rivisto il piano industriale al 2022.

Oggi, dunque, è partita ufficialmente l’ops, sebbene su di essa penda la spada di Damocle di un giudizio Antitrust, non ancora giunto, che potrebbe bocciare l’operazione o comunque chiedere di rivederne i termini, peraltro già modificati sulla base delle indicazioni preliminari uscite dalle udienze della commissione che vigila sulla concorrenza.

Saranno gli azionisti di Ubi – al netto di un eventuale intervento in corsa dell’Antitrust – a decidere se ha ragione Intesa Sanpaolo, che difende a spada tratta la ratio strategica dell’integrazione, o se è corretta la posizione del consiglio presieduto da Letizia Moratti, che ha definito l’ops, oltre che non concordata, non conveniente per gli azionisti di Ubi e mirata soltanto a togliere di mezzo un concorrente.

Per intanto, la banca guidata da Messina è venuta meno alla promessa di lasciare la parola ai soci di Ubi diffondendo un comunicato per ribattere punto per punto alle contestazioni espresse da Moratti venerdì scorso.

Riservandosi “ulteriori precisazioni e repliche” (insomma, la parola agli azionisti, sì, ma vogliamo dire la nostra….), Intesa Sanpaolo precisa che “l’allocazione del valore e delle sinergie derivanti dall’operazione a favore degli attuali azionisti Ubi Banca è superiore all’ammontare stimato dal cda, pari al 10% del valore attuale delle sinergie complessive al netto dei costi di integrazione (ossia circa 320 milioni rispetto a un totale di 3,2 miliardi, calcolati considerando che gli attuali azionisti di Ubi Banca verrebbero a detenere una quota pari a circa il 10% del capitale del gruppo risultante dall’operazione)”. Infatti, occorre considerare “il valore rappresentato dal premio offerto (pari a circa 1,1 miliardi, ai prezzi del 14 febbraio scorso), che porta a un ammontare di competenza degli azionisti di Ubi Banca pari a oltre il 40% del valore attuale delle sinergie complessive al netto dei costi di integrazione (ossia oltre 1,3 miliardi, costituiti dalla somma del predetto premio di 1,1 miliardi e del 10% delle rimanenti sinergie, pari a 210 milioni, calcolate come il 10% della differenza tra il valore attuale complessivo di 3,2 miliardi e la predetta quota di circa 1,1 miliardi riconosciuta agli azionisti di Ubi)”.

Intesa Sanpaolo, inoltre, contesta che il piano industriale aggiornato di Ubi Banca, “in contrasto con quanto storicamente registrato”, indica un incremento dei dividendi nel triennio 2020-2022… “di cui 350 milioni derivanti da componenti straordinarie e non ripetibili conseguenti a cessione di partecipazioni”.

Messina evidenzia che, parlando degli azionisti di minoranza di Ubi che non aderiranno all’ops, “si troverebbero con un’azione contraddistinta da un prezzo che non conterrà il premio implicitamente riconosciuto nell’ambito dell’offerta in favore degli aderenti (pari a circa il 28% sulla base dei prezzi al 14 febbraio scorso)”.

E ancora, Ca’ de Sass sottolinea che “la fusione è uno degli strumenti per massimizzare la creazione di valore dell’operazione, ma anche in assenza della medesima gli obiettivi strategici e le sinergie sono in larga parte conseguibili (in assenza di fusione verrebbe conseguito circa l’87% delle sinergie previste nel caso di fusione)”.

Sul punto della non congruità del rapporto di cambio dell’ops, contestato dal cda di Ubi, Intesa Sanpaolo ritiene che non sia stato adottato un approccio omogeneo, perché per Ubi “si è fatto riferimento al piano industriale aggiornato, mentre per Intesa Sanpaolo si è fatto riferimento alle stime degli analisti di ricerca pubblicate a seguito della comunicazione dei risultati al 31 marzo scorso”, La banca guidata da Messina rimarca che “le stime degli analisti sull’utile netto di Ubi Banca previsto per il 2022 erano di circa il 30% inferiori rispetto a quanto indicato nel precedente piano industriale”.

Intesa Sanpaolo contesta che Ubi non abbia utilizzato i prezzi borsistici per valutare l’offerta e che non abbia “evidenziato in maniera chiara il premio implicito riconosciuto nell’offerta sulle quotazioni di mercato delle azioni di Ubi”. Infine, il consiglio guidato da Massiah “non ha confrontato tale premio con quanto pagato mediamente in altre operazioni di mercato similari”.

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