martedì 29 set 2020
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Processo al sistema Paese

Processo al sistema Paese

L’Italia è a rischio, ma ha le risorse economico-finanziarie e intellettuali per cambiare rotta prima che sia troppo tardi. La conferenza Finanza e sistema Paese, che ha aperto la Financecommunity Week il 12 novembre scorso, è stata l’occasione per tracciare un quadro della situazione dell’Italia, letteralmente paralizzata e in decrescita. Ma chi ha partecipato all’evento non si è limitato a piangere e pronosticare lo schianto; dall’appuntamento si è usciti con alcune proposte concrete per invertire il senso di marcia e fermarsi prima che il baratro venga oltrepassato.

Il compito di dipingere il quadro del disastro è toccato a Roberto Sambuco, partner Vitale & Co. Sambuco ha argomentato su una serie di grafici tratti da banche dati pubbliche (Banca d’Italia, ministero dell’Economia, Commissione Ue) – su stime di crescita, produzione industriale, investimenti esteri, spesa della pubblica amministrazione, reddito da lavoro e reddito pro-capite, trend demografici, innovazione tecnologica – per spiegare come mai «per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, dal 2008 abbiamo cominciato a decrescere e non ci siamo più ripresi».

LA SOLUZIONE PASSA DALL’EUROPA
Individuate le ragioni, Sambuco ha ricordato l’intervista all’Economist del presidente francese, Emmanuel Macron, contenente la frase «siamo sull’orlo del baratro», e ha tracciato la strada per invertire il senso di marcia. «Serve più Europa», ha sentenziato, «un’Europa confederale per creare le condizioni economiche di scala» per consentire all’Ue di competere a livello globale.
Sul tema Europa a Sambuco ha fatto eco Franco Bassanini. Il presidente di Open Fiber ha affermato: «Se vogliamo far ripartire la crescita servirebbe un’iniziativa italo-franco-tedesca». Non solo: «Bisognerebbe introdurre il voto a maggioranza, quanto meno su alcune materie, perché l’unanimità significa paralisi».

Tornando allo speech di Sambuco, la seconda chiave per tornare a crescere è «fare i compiti a casa una volta per tutte», ovvero «utilizzare la leva fiscale, tagliando le imposte a imprese e individui», in particolare occorre «detassare radicalmente le operazioni di M&A»; in secondo luogo, «va tagliata la spesa pubblica». E «vanno utilizzati bene i fondi europei»: su questo fronte, il partner di Vitale & Co ha fornito dei dati lapidari sull’incapacità delle istituzioni di utilizzare i fondi che ci sono. Da qui, la proposta di dare vita «a una task force focalizzata sugli investimenti in grandi opere». La detassazione delle aggregazioni tra imprese servirebbe per «creare scala» perché «le pmi non bastano». Sambuco ha citato Enel come esempio virtuoso di azienda che ha saputo crescere per competere sullo scacchiere internazionale; inoltre, ha lodato Fincantieri e Fca per i piani di crescita cross-border. E, dopo aver ricordato come Progetto Italia consentirà a Salini Impregilo di raggiungere 11 miliardi di fatturato («ma resta piccola a livello internazionale»), il partner di Vitale & Co ha elogiato Poste Italiane per il ruolo di «avanguardia dell’innovazione sul territorio nazionale».

All’evento ha partecipato anche il numero uno di Poste, l’amministratore delegato Matteo Del Fante, che, nel suo intervento, ha sottolineato come «stiamo perdendo l’opportunità» di crescita offerta dal quantitative easing della Bce. Del Fante ha citato le «complicazioni burocratiche» tra gli ostacoli che impediscono all’economia di riprendere slancio. Ma ha indicato l’alta velocità ferroviaria come l’esemplificazione che «le cose si possono fare». E in tema di infrastrutture fisiche – fondamentale, per esempio, «un upgrade delle reti elettriche» – un ruolo chiave l’avrà il network di tlc, quindi il wi-fi di nuova generazione, la banda ultralarga. Perché, ha sottolineato Del Fante, «la tecnologia permette di fare molto di più con meno, di valorizzare il territorio». Diversamente, il digital divide rischia di creare «tensioni sociali», di «minare le fondamenta del sistema democratico». Poste, dunque, grazie al radicamento nel territorio si propone di incarnare il concetto di glocal, facendo leva sulle competenze locali per rispondere alle «sfide su scala globale». Del Fante ha posto l’accento sul ruolo delle «aziende di sistema», che hanno sulle spalle «una grande responsabilità».

PARTNERSHIP PUBBLICO-PRIVATO CHIAVE DELLA RIPRESA
Bassanini è tornato sul tema del ruolo dello Stato nell’economia: «Per crescere occorre collaborazione (tra pubblico e privato), che non significa mettere in discussione la concorrenza e l’economia di mercato». Detto ciò, secondo Bassanini «il pubblico è anche la causa principale della scarsa crescita»; il presidente di Open Fiber ha indicato l’incertezza politica, l’incertezza delle regole e l’imprevedibilità della giustizia come fattori scaccia-investimenti. Bassanini ha citato Cdp, di cui è stato presidente, come strumento principale che lo Stato ha a disposizione per intervenire direttamente. Se usata come motore degli investimenti, Cdp può divenire il magnete degli investimenti privati. La cassa guidata da Fabrizio Palermo, per esempio, potrebbe svolgere il ruolo di regista degli investimenti in «progetti ambientali e sociali», nonché nel «piano integrato sull’energia». La Cdp potrebbe indurre i fondi pensione e le casse previdenziali, il cosiddetto capitale paziente, a destinare alle infrastrutture ben più dell’attuale 3% scarso degli investimenti complessivi. Bassanini ha proposto che al ruolo di Cdp come investitore diretto si affianchino «forme di garanzia governative, concordate a livello Ue, per attirare gli investitori pazienti»; in altri termini, una garanzia pubblica simile alle Gacs, che hanno fatto decollare il mercato dei crediti non performing, consentirebbe di rilanciare gli investimenti in infrastrutture. Del resto, ha notato Bassanini, se il contesto delle regole è favorevole, come il complesso di incentivi e detassazione chiamato Industria 4.0, il privato ha dimostrato che investe.

Industria 4.0 è stata toccata nell’intervento di Corrado Passera, amministratore delegato di illimity. «Non solo non andrebbe definanziata…

 

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