giovedì 19 ott 2017
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Terzo settore, un bacino da 40 miliardi

Terzo settore, un bacino da 40 miliardi

Relegare gli strumenti di finanza a impatto sociale come una nicchia nell’attività bancaria potrebbe essere un errore. Il motivo? Un’alta domanda e un potenziale bacino di clienti in crescita. 

Stando alla VI edizione dell’indagine su finanza e terzo settore realizzata da Ubi Banca e relativa al 2016, a oggi solo una cooperativa sociale su quattro ha una conoscenza degli strumenti messi a disposizione dalle banche e se consideriamo che il loro bisogno di supporto nella raccolta fondi e di finanziamenti per investimenti da parte del terzo settore è in crescita, il bacino di potenziali utilizzatori salirebbe a sette cooperative sociali su dieci. 

Parliamo di un comparto che conta oltre 300 mila organizzazioni, tra cooperative sociali e associazioni, un milione di lavoratori dipendenti, 4,8 milioni di volontari e un giro d’affari di oltre 40 miliardi di euro (31,5 miliardi dalle sole associazioni, stando ai dati Istat).  

Non solo. Questo tipo di categoria chiede anche maggiori servizi digitali. Stando a quanto rilevato dall’osservatorio, oltre nove cooperative sociali su dieci indicano di aver fruito di servizi digitali, mentre relativamente alla richiesta di sviluppo di nuovi servizi, l’istanza principale (oltre sette cooperative su dieci) riguarda il supporto alla raccolta fondi (+2,8% sull’anno precedente) che, più in generale, può essere letto come una richiesta di supporto in termini di competenze finanziarie di cui talvolta le organizzazioni del Terzo settore non sono totalmente padrone. 

Aumentano inoltre le richieste di finanziamento (3,6% sul 2015). In particolare, il 23,6% (+2,4%) delle cooperative sociali dichiara di aver utilizzato finanziamenti per investimenti negli ultimi 12 mesi.

Quanto alle associazioni, anche in questo caso, i servizi più usati sono quelli digitali (92%), mentre cresce l’interesse verso lo sviluppo di strumenti di supporto alla raccolta fondi (84%). Per l’anno in corso oltre la metà delle associazioni interpellate prevede un aumento rispetto al proprio fabbisogno finanziario per investimenti (57%).

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