sabato 04 apr 2020
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Ubi Banca, utile, Rote e Cet1 in crescita al 2022. Taglio personale e filiali

Ubi Banca, utile, Rote e Cet1 in crescita al 2022. Taglio personale e filiali

Ubi Banca prevede di raggiungere un utile netto di 665 milioni nel 2022. E’ l’indicazione contenuta nel piano industriale triennale della banca guidata da Victor Massiah (nella foto). Nell’arco del piano, inoltre, è previsto un payout medio del 40%, “coerente con il mantenimento di un Cet1 ratio al 12,5% a fine anno”. Dopo il 2022, il management dell’istituto prevede di incrementare il dividendo in caso di Cet1 superiore al 12,5%.

 

Nel 2022, si legge in un comunicato, Ubi prevede di raggiungere un Rote all’8,3% e Cet1 ratio al 12,5%, inclusi i nuovi impatti regolamentari (13,5% al netto)”.

Nell’arco di piano i proventi operativi dovrebbero registrare una cagr dello 0,3% (arrivando a 3,7 miliardi) e gli oneri operativi un calo annuo medio dell’1,9% (a 2,2 miliardi), portando l’utile netto a 665 milioni, “in uno scenario conservativo di tassi negativi e di crescita bassa”. Il costo del credito è stimato a 46 punti base (era pari a 87 punti base a fine 2019), con un ratio di crediti deteriorati lordi al 5,2%.

Se, però, i tassi dovessero salire a zero da negativi, Ubi stima un utile netto aggiuntivo di oltre 100 milioni al 2022, con un Rote del 9,5%.

La nota sottolinea che il piano “è stato sviluppato in ipotesi di scenario economico conservativo”. E si basa “sulla rigorosa attenzione alla selezione del credito e alla qualità dell’attivo”. Sul fronte dei crediti non performing, Ubi ricorda che a fine 2019 il ratio dei deteriorati ammonta al 7,8%; e aggiunge che è all’esame una cessione di sofferenze per un ammontare di 800 milioni lordi, “che dovrebbe completarsi nel corso del 2020 e che è già stata parzialmente riflessa nei conti del 2019”. Ubi ritiene che nel triennio non saranno necessarie altre cessioni massive di non performing: la cessione in atto e la gestione interna consentiranno di portare il ratio di crediti deteriorati lordi al 5,2% nel 2022; gli stock lordi scenderanno a 4,5 da 6,8 miliardi a fine 2019.

Le rettifiche su crediti sono attese scendere a 387 milioni nel 2022, dai 738 milioni del 2019 (che comprendevano le maggiori rettifiche legate alle cessioni massive).

Ubi intende accelerare sul fronte della digitalizzazione dei processi. Sono previsti percorsi di re-skilling del personale. Inoltre, verranno chiuse 175 filiali e le filiali full-cash saranno ridotte del 35% (le filiali cash-less e cash-light verranno a rappresentare il 40% della rete distributiva dall’attuale 18%). A fine piano il 40% delle filiali sarà ristrutturato (compreso il rinnovo delle dotazioni tecnologiche).

Il gruppo bancario intende puntare sulla clientela premium e private, con una raccolta totale dei due segmenti vista salire a circa 108 miliardi nel 2022 dai 101 miliardi dell’anno scorso. Verrà rafforzata la rete di promotori finanziari di IW Bank, attesa crescere a circa 830 promotori nel 2022 da circa 690 promotori nel 2019.

Trasversale rispetto ai pilastri del piano è il rafforzamento della capacità di analisi dei dati.

Ubi taglierà circa 2.030 risorse nell’arco di piano, parte della liberazione di circa 4.390 persone, di cui 2.360 saranno interessate dall’attività di re-skilling. La riduzione del personale è parte di tagli dei costi che interesseranno anche le spese amministrative e la razionalizzazione del patrimonio immobiliare.

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