sabato 30 mag 2020
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Ubi Banca, via libera al bilancio. Messina attacca soci-imprenditori

Ubi Banca, via libera al bilancio. Messina attacca soci-imprenditori

Via libera dell’assemblea degli azionisti di Ubi Banca al bilancio 2019.

All’evento, che si è tenuto a Bergamo a porte chiuse, erano presenti 617 azionisti, in delega e subdelega, con 613.220.819 azioni, pari al 53,589% del capitale.

Dalla lettura del libro soci è emerso che detengono una quota superiore all’1% del capitale il fondo Silchester International (8,609%), Edoardo Mercadante (7,933%), la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (5,908%), Hsbc (4,886%), la Fondazione Banca del Monte di Lombardia (3,951%), Domenico Bosatelli (2,797%), Giuseppe Pilenga (1,042%), la Upifra della famiglia Beretta (1,025%), Gianfranco Andreoletti (1,014%), Cattolica (1,01%) e Alberto Bombassei (1,004%).

Nel corso dell’assemblea è stata annunciata un’operazione di cessione di crediti deteriorati, da effettuarsi nel corso del 2020, che dovrebbe portare gli npl al 6,9% dei crediti totali.

Come già annunciato, il gruppo guidato da Victor Massiah ha congelato la distribuzione dei dividendo sull’esercizio 2019, conformandosi alle indicazioni della Bce.

Ai soci, il presidente di Ubi Banca, Letizia Moratti (nella foto), ha detto che “questa fase di forzato rallentamento non ci fermerà. Abbiamo un piano industriale forte che il mercato ha accolto a pieni voti. Quando tutto sarà passato dovremo rileggere la realtà con estremo rigore e ri-affrontare alcuni temi noti alla luce dell’esperienza di questi mesi: l’innovazione digitale, le nuove frontiere del welfare, l’internazionalizzazione, gli sviluppi del mercato dei capitali, la crescita delle nostre imprese, siano esse piccole, medie e grandi, e i progetti di vita delle nostre famiglie per contribuire al loro tenore di vita e ai loro progetti di sostenibilità”.

A precedere l’assemblea è stata un’intervista del ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che, in risposta al comunicato attraverso cui gli azionisti di Ubi aderenti al patto di consultazione Car hanno respinto nuovamente l’offerta di scambio, ha detto: ““L’ops è più che mai valida, andiamo avanti con grande determinazione, puntando su una maggiore offerta di credito, valorizzazione delle persone e dei territori, tutela occupazionale e interventi per il sociale. Sono sempre più convinto che lo scenario bancario italiano cambierà profondamente quest’anno, e la dimensione sarà ancora più importante: per resistere alle insidie, garantire adeguata redditività agli azionisti, supportare al meglio la clientela. La gran parte dei vantaggi dell’operazione la otterremo anche in presenza di adesioni al 50% più uno del capitale di Ubi, e in quel caso saremo lieti di avere come azionisti di minoranza gli azionisti che non aderiranno”.

Ai soci storici, espressione delle province di Brescia e Bergamo, Messina ha riservato una stoccata: “Quando tra l’altro vedo imprenditori che comprano azioni Ubi, le mettono nei patti, pretendono di intervenire pesantemente nella governance, parlano della banca come fosse la loro, sono perplesso perché mi sembra una patologia, certamente un’anomalia: gli imprenditori azionisti che intervengono nella governance non hanno mai fatto il bene delle banche. Io ho una mentalità di mercato e preferisco pensare che sarà il mercato a stabilire ciò che è meglio per Ubi”.

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