lunedì 30 mar 2020
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Ubi, Cattolica Assicurazioni nel patto anti-Intesa Sanpaolo, è guerra. Gli schieramenti

Ubi, Cattolica Assicurazioni nel patto anti-Intesa Sanpaolo, è guerra. Gli schieramenti

Sul terreno dell’offerta di Intesa Sanpaolo per la conquista di Ubi Banca si va consumando una battaglia campale, che potrebbe ridisegnare il profilo della finanza italiana. L’attacco a sorpresa del gruppo guidato da Carlo Messina, non concordato con il management capitanato da Victor Massiah (nella foto), non è piaciuto in diversi ambienti. E non è affatto scontato che Intesa Sanpaolo abbia la vittoria in tasca.

Il segnale inequivocabile che la guerra sarà dura è arrivato ieri sera, allorché Cattolica Assicurazioni ha reso noto di aver aderito al patto parasociale di consultazione del Comitato Azionisti di Riferimento (Car) di Ubi, ovvero quel fronte di soci dell’istituto che si è già detto contrario all’ops di Intesa Sanpaolo.

Non solo. Cattolica, comprando azioni sul mercato nelle ultime due settimane, è salita all’1,01% del capitale di Ubi dallo 0,5% precedente, superando la soglia per la nomina di un membri nel Car.

Con Cattolica il Car arriva al 18,714% del capitale di Ubi: non abbastanza per bloccare l’assalto di Messina, dunque, ma è certo che da qui all’avvio dell’offerta il comitato continuerà a manovrare le truppe in vista della battaglia finale. Il comitato ha espresso particolare soddisfazione per la decisione di Cattolica, “anche in funzione dello standing della compagnia e del significativo momento che Ubi sta attraversando”.

Cattolica, al momento, ha in essere accordi di bancassurance con Ubi, che scadranno a fine 2020. “È stato aperto un tavolo che ha diverse opzioni, con diversi attori”, aveva detto Massiah parlando nelle scorse settimane del riassetto della bancassurance.

La Fondazione Banca del Monte di Lombardia ha respinto formalmente l’offerta di Intesa Sanpaolo, invitando la banca guidata da Messina a “riconsiderare l’iniziativa anche nell’ottica degli interessi sociali coinvolti”.

Messina, dunque, deve vedersela, oltre che con le fondazioni, con famiglie industriali storiche di Bergamo e Brescia, e ora anche con una compagnia assicurativa veneta ben radicata nella community finanziaria. Il nome di Cattolica conduce il pensiero verso Banco Bpm, che tutti gli analisti consideravano il partner naturale di Ubi prima della mossa a sorpresa di Messina. Oltre alle comuni radici territoriali, a Verona, Banco Bpm e Cattolica dal marzo 2018 hanno in essere una partnership commerciale nei rami vita e danni. Il feeling tra il gruppo guidato da Giuseppe Castagna e la compagnia assicurativa aveva fatto scaturire, a fine 2018, l’ipotesi giornalistica che si potesse arrivare a un’integrazione tra le due realtà.

La guerra per la conquista di Ubi si giocherà anche sul piano degli advisor. Dal punto di vista dei consulenti finanziari, Intesa Sanpaolo ha reclutato Mediobanca e, tramite gli accordi incrociati con Bper e Unipol per la cessione di asset, ha sottratto all’avversario un altro advisor di alto profilo come Rothschild. Attenzione, però: la partita è talmente grande che, stando a indiscrezioni di mercato, gli schieramenti di advisor finanziari dell’una e dell’altra parte sono ancora in fase di definizione e saranno corposi. Sul fronte legale, come anticipato da legalcommunity, al partner storico di Intesa Sanpaolo, Pedersoli, Ubi contrappone BonelliErede e Linklaters. Ad occuparsi del delicatissimo dossier, in particolare, ci sarebbero due giganti dell’avvocatura d’affari nazionale: Sergio Erede e Roberto Casati. Ulteriore segnale che gli azionisti storici e il management di Ubi non intendono chinare il capo.

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