giovedì 13 ago 2020
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Ubi rivede piano al 2022, cda boccia ops di Intesa Sanpaolo

Ubi rivede piano al 2022, cda boccia ops di Intesa Sanpaolo

Ubi Banca costretta a rivedere il piano industriale al 2022 a distanza di appena quattro mesi. E, del resto, l’impatto economico-finanziario del Covid-19 si preannuncia pesante e l’istituto guidato da Victor Massiah (nella foto) non può e non vuole ignorarlo. E il cda presieduto da Letizia Moratti, all’unanimità, boccia l’offerta pubblica di scambio presentata da Intesa Sanpaolo, giudicata “non conveniente” e penalizzante per gli azionisti di Ubi.

L’utile stimato scende a 562 milioni dai 665 milioni previsti in precedenza, con un Rote del 7,1% (da 8,3%) e coefficiente Cet1 al 13,9% (senza considerare i dividendi relativi al 2020, 2021 e 2022). Per quanto riguarda i dividendi, il capitale in eccesso distribuibile rispetto a una soglia minima di Cet1 del 12,5% ammonta per il triennio 2020-2022 a circa 840 milioni di euro, equivalenti a un ammontare cumulato di oltre 73 centesimi per azione nel periodo.

L’aggiornamento prevede fino a 330 milioni di dividendi in più rispetto al piano originale, che stimava un pay-out ratio medio pari al 40% dell’utile netto, coerente con il mantenimento di un Cet1 al 12,5%. L’importo complessivo era pari a circa 510 milioni.

“Il nome di questo piano è resilienza e valore”, ha commentato Massiah nel corso della presentazione. Un aggiornamento “credibile”, lo ha definito il manager.

I nuovi target si basano su stime macroeconomiche che vedono per il Pil italiano un calo dell’8,8% nel 2020, con recuperi del 4,5% e dell’1,5% nel 2021 e nel 2022. “Per maggior cautela”, puntualizza la nota dell’istituto, “la valutazione dell’impatto del Covid 19 sui parametri di credito e quindi per la stima dell’adeguatezza del patrimonio di vigilanza di Ubi Banca, è stata effettuata in uno scenario che include una variazione del Pil reale del -10,3% nel 2020, del +2,8% nel 2021 e del -0,2% nel 2022”.

Ubi sottolinea la capacità di resilienza ottenuta in un contesto particolarmente complesso e il contributo positivo in termini di consumo di capitale derivante dai provvedimenti governativi e dalle revisioni regolamentari, insieme all’utilizzo di alcune riserve di valore, che permettono di incrementare significativamente il Cet1.

L’impatto dell’emergenza Covid-19 sul costo del credito di Ubi Banca “è stimato in 85 punti base cumulati aggiuntivi nell’arco del triennio 2020-2022”. L’impatto sul costo del credito quindi stimabile a “oltre 700 milioni nell’arco del piano industriale aggiornato”.

“L’insieme degli interventi di aggiornamento del piano”, si legge ancora, “conferma e rafforza le motivazioni che avevano portato il mercato a reagire positivamente alla presentazione del febbraio scorso. La crescita del monte dividendi disponibili rende inoltre evidente agli azionisti la dimensione del valore intrinseco della loro banca”.

La resistenza di Ubi agli effetti del Covid viene dimostrata, si legge nella nota, dalla tenuta dei proventi operativi (cagr +0,7%, incluso il 100% di Aviva Vita) in uno scenario conservativo di evoluzione del Pil nel triennio e di tassi negativi, dal controllo degli oneri operativi (cagr -0,6%, includendo l’impatto del nuovo contratto di lavoro), dagli investimenti in nuove tecnologie e da un costo del credito a 62 punti base nel 2022.

Per quanto riguarda le operazioni straordinarie, Ubi ha deciso di internalizzare il comparto assicurativo relativo ad Aviva Vita a partire dal 30 giugno 2021, mediante l’acquisizione della totalità del capitale della joint venture, attualmente detenuto al 20%, e di valorizzare le attività di merchant acquiring, dalle quali si attende un impatto positivo complessivo sull’utile netto di circa 350 milioni di euro.

Ubi Banca ha deciso di “internalizzare il comparto assicurativo relativo ad Aviva Vita a partire dal 30 giugno 2021”, una mossa che “è attesa impattare sul Cet1 ratio del 2021 per circa -50 punti base”. L’operazione avrà poi “effetti reddituali positivi già dal 2021 e si stima che a regime, nel 2022, comporterà un apporto incrementale annuo all’utile netto di gruppo di 40 milioni, con un ritorno sul capitale investito superiore al 10%”. L’internalizzazione del business assicurativo di Aviva Vita “sarà accompagnata dall’integrazione con la compagnia assicurativa di proprietà del gruppo, Bap Vita, e potrà dotare il gruppo di un importante ulteriore asset per rafforzare la protezione e il presidio della ricchezza delle famiglie italiane, creando con Pramerica un polo di produzione di soluzioni di gestione del risparmio ai vertici di mercato”.

CDA BOCCIA OPS DI INTESA SANPAOLO

Queste operazioni straordinarie, ha precisato Massiah, verranno effettuate “solo se Ubi continuerà ad esistere come soggetto autonomo dopo l’ops (di Intesa Sanpaolo)”.

A proposito dell’offerta del gruppo guidato da Carlo Messina, un comunicato separato riporta la valutazione del consiglio di amministrazione di Ubi Banca, illustrato da Moratti nel corso di una presentazione. Il cda considera non conveniente per gli azionisti di Ubi l’offerta, a vantaggio dei soli soci di Intesa Sanpaolo, e ritiene che l’operazione sia mirata esclusivamente a liberarsi di un concorrente.

Illustrando le motivazioni del cda di Ubi, il presidente ha sottolineato come i risultati registrati da Intesa Sanpaolo negli ultimi anni siano stati alimentati da operazioni straordinarie e attività di trading, per definizione volatili. E ha puntato il dito contro il mancato aggiornamento del piano industriale da parte di Messina dopo la presentazione dell’ops.

Moratti ha sottolineato che, se resterà indipendente, Ubi continuerà a svolgere un ruolo di aggregatore delle realtà bancarie locali, “costituendo un terzo polo”. La capacità di Intesa Sanpaolo di raggiungere gli obiettivi strategici dell’integrazione, secondo il presidente, “è soggetto a diverse incertezze”, illustrate dall’offerente stesso nel documento di offerta. Tra i fattori di incertezza, la cessione degli asset a Bper Banca e delle attività assicurative a Unipol. Inoltre, ha rimarcato Moratti, se Intesa Sanpaolo non raggiungerà adesioni all’ops pari almeno a due terzi del capitale di Ubi, le due entità resteranno separate, con un impatto sulle sinergie stimate.

Moratti, inoltre, ha posto l’accento sul fatto che l’Antitrust potrebbe bocciare l’ops di Intesa Sanpaolo, anche dopo l’incremento delle filiali vendute a Bper. “Nessuno può dire se la vendita della divisione bancaria a Bper possa essere giudicata sufficiente”, ha affermato il presidente, prefigurando la possibilità che l’Antitrust richieda a Intesa Sanpaolo ulteriori cessioni di asset. Eventuali misure aggiuntive o correttive, secondo Moratti, avrebbero un impatto negativo sulle azioni Intesa offerte come corrispettivo. E se anche l’Antitrust considerasse sufficiente quanto proposto dalla banca offerente, “la vendita sarebbe comunque incerta” perché il gruppo guidato da Messina non potrebbe imporre al cda di Ubi di aderire all’accordo con Bper, se non otterrà adesioni pari a due terzi del capitale.

Al momento, il cda di Ubi ritiene che la cessione di asset a Bper “non ha logica industriale” e sarebbe penalizzante per il gruppo guidato da Massiah.

Infine, Moratti ha sottolineato che Intesa Sanpaolo non ha presentato e non lo farà prima del 2022 un piano industriale complessivo, che tenga conto dell’integrazione con Ubi.

Messina punta a “eliminare un concorrente”, senza modificare la posizione europea del gruppo, ma raggiungendo “una posizione dominante in Italia”, un fatto che, secondo il presidente, penalizzerebbe anche gli azionisti di Intesa Sanpaolo e “sarebbe pericoloso” in termini di tutela della concorrenza, “potenzialmente dannoso per i territori in cui opera Ubi Banca”. Un’anomalia particolarmente negativa perché le pmi, spina dorsale dell’economia italiana, sarebbero esposte alla posizione dominante di Intesa Sanpaolo.

L’offerta “non presenta una logica industriale”, punta a contabilizzare “un goodwill negativo” e a eliminare un concorrente, ha ribadito Moratti. Infine, ci sarebbero effetti negativi sull’occupazione all’interno del gruppo Ubi.

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