mercoledì 20 gen 2021
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UniCredit, Mustier esce di scena e il titolo crolla. Le ipotesi sulla successione

UniCredit, Mustier esce di scena e il titolo crolla. Le ipotesi sulla successione

Jean Pierre Mustier (nella foto) lascerà la carica di amministratore delegato di UniCredit alla scadenza dell’attuale mandato, con l’assemblea dell’aprile 2021.

L’annuncio dell’addio del manager francese è arrivato nella tarda serata di lunedì, con un comunicato che era nell’aria da domenica, allorché i consiglieri di amministrazione di Piazza Gae Aulenti si erano riuniti per discutere di governance, ovvero per mettere in discussione la leadership di Mustier.

Da notare che il mercato continua a non apprezzare affatto il cambio al vertice della banca e forse ancora meno la prospettiva di aggregazione con Mps: dopo aver perso il 5% il 30 novembre, il titolo ha lasciato sul terreno l’8,02%, a 7,95 euro, dopo aver toccato un minimo di 7,84 euro.

Come da prassi, la banca e lo stesso Mustier, che ha affidato il suo pensiero a un paragrafo del comunicato, “vendono” l’uscita di scena come naturale al termine di un percorso, completata l’attuazione del piano strategico Transform 2019. La realtà è che Mustier è stato invitato a farsi da parte, dato che si opponeva a quanto voluto dall’attuale governo, l’acquisizione di Banca del Monte dei Paschi di Siena. Il manager francese – fautore di una gestione monocratica e poco incline ai compromessi – non ha atteso che fossero il comitato nomine, convocato per domani, e il cda, in programma per giovedì 3 dicembre, a indicargli la porta.

“Con l’avvenuta scelta di Pier Carlo Padoan a presidente designato”, recita il comunicato di UniCredit, “è ora possibile avviare i lavori sulla futura composizione del consiglio di amministrazione. Mustier manterrà l’incarico fino alla fine del mandato o fino alla nomina di un successore per garantire una transizione ordinata”.

Implicitamente, la banca ammette che le figure di Mustier e Padoan erano incompatibili. L’ex ministro dell’Economia è stato voluto dall’attuale governo, in particolare dal Pd (di cui era deputato, dimessosi con la nomina in UniCredit), per svolgere il ruolo di regista dell’integrazione di Mps in UniCredit. Ma il manager francese si è messo di traverso, convinto che, in questa fase, non sia attraverso un’operazione di m&a con un altro istituto tradizionale che si debba crescere. E di sicuro, nel pensiero di Mustier, non con Mps.

Nominato ceo nel luglio 2016, Mustier è stato artefice della ristrutturazione del gruppo. Con scelte radicali appena arrivato (la maxi-cessione di npl a Fortress, la vendita di Amundi, il piano di riduzione del personale), il manager è stato in grado di varare con successo, a inizio 2017, un aumento di capitale da 13 miliardi, affidandosi unicamente al giudizio del mercato. La manovra ha consentito di rafforzare notevolmente il patrimonio della banca, che da quel momento ha intrapreso un percorso di gestione, per così dire, normale, portando avanti un piano di smaltimento dei crediti non performing mirato e virando gradualmente verso un modello di banca focalizzata soprattutto sulla clientela corporate.

Mustier, nella nota, rivendica di aver attuato con successo il piano Trasform 2019, ma aggiunge: “Nel corso degli ultimi mesi, tuttavia, è emerso che la strategia del piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del cda. Di conseguenza, ho preso la decisione di lasciare il gruppo alla fine del mio mandato ad aprile 2021, in modo da consentire al consiglio di definire la strategia futura. In ogni caso ho sempre sostenuto che cinque anni sono il periodo di tempo ideale per svolgere il ruolo di ceo in un’azienda e i miei cinque anni in UniCredit sono stati, per non dire altro, un’esperienza straordinaria. Sono orgoglioso di ciò che abbiamo raggiunto e di quanto realizzato in così poco tempo”.

L’attuale presidente – Padoan non è ancora entrato formalmente in carica -, Cesare Bisoni, saluta Mustier con parole di circostanza: “Sono dispiaciuto per la decisione odierna, che tuttavia mostra ancora una volta la professionalità di Jean Pierre e non fa altro che aumentare la mia stima nei suoi confronti”.

Ora parte la ricerca del nuovo amministratore delegato, affidata all’head hunter Spencer Stuart. “Un processo di selezione accurato e rigoroso, che riflette l’impegno del gruppo per assicurare una solida governance aziendale”, recita la nota.

I nomi che circolano sono i più disparati. Matteo Del Fante, attuale numero uno di Poste Italiane (ma il gruppo, tramite una nota, ha definito “destituita di ogni fondamento” l’ipotesi). Ci sono diversi banker, esperti e apprezzati, sul mercato: Victor Massiah, ex AD di Ubi Banca, Fabio Gallia (ex Bnl e Cdp), Sergio Ermotti e Andrea Orcel. La scelta più logica sembrerebbe quella di Marco Morelli, da poco uscito da Mps e, pertanto, in grado di guidare al meglio l’integrazione di quest’ultima in UniCredit; Morelli, però, potrebbe pagare un veto dei Cinquestelle, che non vorrebbero lasciare che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, gestisca a proprio piacimento il riassetto del sistema bancario. Nel folto gruppo degli ex UniCredit si fanno i nomi dell’ex direttore generale Roberto Nicastro (che, però, è impegnato nell’avventura imprenditoriale di Aidexa) e Alessandro Decio. Tra le ipotesi che stanno circolando in queste ore anche Giuseppe Castagna, attualmente al vertice di Banco Bpm, e Alberto Nagel, che lascerebbe Mediobanca. Bernardo Mingrone di Nexi è un altro nome che viene. Le soluzioni interne puntano soprattutto su Carlo Vivaldi, co-chief operating officer, e Francesco Giordano, co-ceo del commercial banking Western Europe. Mustier, stando a diverse indiscrezioni di stampa, spingerebbe per Diego De Giorgi, ex top banker di Goldman Sachs da lui chiamato a far parte del cda. Infine, occhio alle sorprese, come, del resto, fu nel 2016 quella di Mustier. In uscita da Mediobanca, per esempio, l’attuale numero uno dell’investment banking, Francesco Canzonieri, potrebbe entrare nella rosa dei candidati, sebbene sia in procinto di lanciare un’iniziativa sponsorizzata da Intesa Sanpaolo (dopo aver svolto il ruolo di regista dell’offerta su Ubi e aver incassato i complimenti pubblici di Carlo Messina); UniCredit, però, potrebbe essere tentata di soffiare alla concorrenza quello che negli ultimi anni, stando alle giurie dei Financecommunity Awards, è stato il miglior investment banker italiano.

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