Buy & build all’insegna di imprenditorialità e tecnologia

di valentina magri

La maggior parte dei fondi italiani investe alternativamente in private equity o venture capital. Koinos Capital è uno dei pochi fondi che investe in entrambe le asset class. La sgr è stata fondata nel 2020 da Francesco Fumagalli (founding partner, in foto) e Marco Morgese (ceo e founding partner) con il lancio del primo fondo di private equity. L’obiettivo era costruire una società di investimento focalizzata su investimenti alternativi, in particolare basata sui due valori fondanti di imprenditorialità e tecnologia. «Ci rendiamo sempre più conto dell’importanza di sviluppare investment company attorno a tecnologia e imprenditorialità, che sono il cuore di Koinos e funzionano per creare un gruppo di persone valide dentro Koinos e investimenti di qualità», ha affermato Fumagalli. Con lui MAG ha fatto il punto sulle ultime operazioni del private equity, sulla sua strategia e sui suoi piani per il 2026.

Cosa contraddistingue l’approccio di Koinos Capital da quello degli altri fondi di private equity?

La sgr ha quattro fondi: due fondi di venture capital (Italian Founders Fund per i round seed e pre-seed e Italian Funders Fund Expansion per i round di follow-on del primo fondo); un fondo di coinvestimento con fondi esteri; un fondo di private equity che effettua buy & build accelerato nel segmento small-cap, acquisendo tante piccole società e focalizzandosi sui business services che conducono trasformazioni tecnologiche: ci siamo ispirati per questo modello ad alcuni operatori dei Paesi Nordici e anglosassoni, pensiamo ci sia tanto spazio inesplorato in Italia. Con il fondo di private equity abbiamo creato sinora sette piattaforme. Negli ultimi quattro anni abbiamo comprato 17 aziende e attualmente circa altre 20 sono in fase di due diligence.

Nel giugno scorso Koinos ha chiuso un’altra operazione di buy & build: ha acquisito la maggioranza di People Design e di ManganoRobot e lanciato Futur-A Group. Nel dicembre scorso è entrata nel gruppo anche Smart Engineering. Ci spiega l’operazione?

Adottando una strategia buy & build, abbiamo individuato il segmento di R&S in ambito ingegneristico per il comparto manifatturiero come caratterizzato da piccoli studi, che si prestavano a integrazioni. Abbiamo parlato con 20-30 aziende e individuato le società adatte anche dal punto di vista umano per sposare il progetto Futur-A Group. Abbiamo considerato nella scelta delle target secondo una logica matriciale anche il presidio geografico di tutti i distretti; le competenze delle aziende nei vari verticali; il fatto di essere specialisti nel proprio settore. Con l’ingresso di SmartEngineering, Futur-A Group estende la presenza diretta sul territorio italiano con 13 hub locali ed all’estero (con presenza in Usa, Olanda e Serbia), con un team complessivo di 450 ingegneri e un’offerta ampia di servizi, rafforzata in maniera significativa anche nell’ambito della formazione. Puntiamo a 100 milioni di euro di fatturato in 4-5 anni.

Continua a leggere l’articolo: scarica gratuitamente la tua copia di MAG

valentina.magri@lcpublishinggroup.com

SHARE