Private capital, gli ultimi dati e le prospettive degli operatori presenti all’Ipem Wealth di Cannes 2026

C’è ottimismo tra gli operatori del private capital, sia sulla riuscita dei deal, che sulle exit. Emerge dalla “Pan-European Private Equity Survey“, condotta da AlixPartners e presentata il 4 febbraio scorso in occasione dell’Ipem Wealth 2026 di Cannes.

I pareri dei GP pan-europei

Secondo la ricerca, illustrata da Nicolas Beaugrand, partner and managing director di AlixPartners a Parigi, l’87% dei GP (General Partner) considera il 2026 un buon anno per il deal e la gestione del portafoglio. Il 90% dei rispondenti si attende che i grandi operatori del private equity effettueranno la raccolta per nuovi fondi e mediamente il 73% si aspetta di lanciare un nuovo fondo.

I sottoscrittori sono investitori retail, private bank e il canale del wealth management. Gli operatori del private capital nei prossimi 5 anni si aspettano sempre più investimenti da parte di family office, UHNWI, HNWI e clientela mass affluent. La media dei canali di vendita dei fondi salirà dai 2,2 del 2025 ai 3,2 nel 2026. A frenare l’espansione dei private market nel canale retail sono: per il 75% la regolamentazione; per il 65% l’esperienza limitata nella distribuzione della ricchezza; per il 61% la formazione degli investitori individuali; per il 66% la questione della scalabilità operativa. La democratizzazione del private capital eserciterà una maggiore pressione su: la domanda di liquidità (84% degli intervistati); l’immagine del marchio (61%) e le commissioni dei GP (58%).

Il 57% dei GP intervistati pensa che il rischio maggiore sia un contesto difficile per le exit, mentre il 12% indica la maggiore regolamentazione e i cambiamenti fiscali. Solo il 30% degli operatori crede di utilizzare i metodi canonici di exit, come la vendita ai private equity o a sponsor finanziari. Per essere pronti per le exit, occorre una chiara definizione dell’equity story (72%), la preparazione del management (53%), chiari KPI (46%) e incrementi nella generazione di cassa (41%).

I settori ritenuti più interessanti per i buyout sono: servizi per le imprese (esclusi quelli finanziari), farmaceutico ed healthcare, aerospazio e difesa. I settori telecomunicazioni, servizi ambientali e cleantech stanno perdendo terreno.

Le principali tendenze che influenzano il modello di business del private capital secondo i suoi operatori sono: consolidamento delle attività di M&A tra i GP (46%); nuovi fondi aperti/semi-liquidi (46%); nuove soluzioni di liquidità (49%).

Sta intanto prendendo sempre più piede l’intelligenza artificiale tra i GP, che l’hanno implementata per:
operazioni interne (58%); processi di M&A/due diligence (35%); monitoraggio del portafoglio (29%). Le principali priorità interne dei GP attualmente sono: integrazione dell’IA (58% – una nuova priorità rispetto al 2025); gestione delle risorse umane /dei talenti (52%, dal 44% dello scorso anno); gestione dei dati e dell’IT (37%, in calo rispetto al 2025).

La prospettiva dei fondi sull’Italia

Giada De Mattia, partner di Stepstone Group, ha spiegato nell’intervista a Valentina Magri di Financecommunity: “Negli ultimi anni abbiamo visto un interesse crescente verso i mercati privati e in particolare sono diventati un’allocazione abbastanza sistematica insieme a quella tradizionale. Non sono più un prodotto di nicchia, ma un prodotto che sempre più viene inserito nelle allocazioni standard dei clienti. Crediamo che questo sia legato alla crescita dei prodotti semiliquidi nel canale wealth”.

Conferma l’interesse degli investitori italiani nei private market anche Rashmi Madan, head of Emea di Blackstone Private Wealth, secondo cui “l’Italia è uno dei mercati di maggior successo per noi. Le strategie Ucits hanno riscosso un ottimo successo e siamo molto incoraggiati dal potenziale della struttura Eltif. Blackstone collabora nella distribuzione con banche locali e grandi operatori globali affermati”. Tra essi rientrano Unicredit, UBS, JP Morgan. Blackstone copre il mercato italiano attraverso un ufficio di 8 persone. Carlo Roncalli è a capo delle attività di private wealth in Italia.

Per quanto riguarda la democratizzazione dei mercati privati, Blackstone ritiene che anche gli investitori individuali dovrebbero poter godere del premio di illiquidità. Più cauto Quadrivio Group, il cui ceo Walter Ricciotti ha spiegato nell’intervista a Valentina Magri di Financecommunity: “Non siamo dei grandissimi fan della estrema democratizzazione. E’ interessante dare l’opportunità di investire a una fascia più ampia di investitori […], ma si rischia di proporre l’investimento di private equity a persone che non hanno neanche il tempo o le competenze per averlo analizzato. Da un lato è interessante che si allarghi la platea delle opportunità, ma non bisogna a nostro parere esagerare”.

Ricciotti ha anche definito il 2025 “un buon anno” per Quadrivio Group, essendo stato il secondo migliore per raccolta oltre che quello di realizzazione di 7 nuovi investimenti e di un’ottima exit a fine anno. Per quest’anno, il ceo di Quadrivio Group ritiene che sarà “ancora meglio essere compratori che venditori”, in quanto sebbene le prospettive per le exit siano in miglioramento, “il mercato è ancora un po’ timido, specie su alcuni settori”. Ricciotti ha anticipato altresì a Financecommunity che il fondo è in procinto di chiudere un’operazione su una società nel settore della cosmetica, che è anche il secondo investimento di Made in Italy Fund II dopo quello in Sessùn, oltre che un deal nel settore della cura dei capelli.

valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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