Banche italiane, nel 2026 ricavi in leggera flessione e opportunità di un terzo polo

Dopo la redditività record del 2025, nel 2026 le i ricavi delle banche italiane dovrebbero scendere lievemente. Si conferma per quest’anno il trend del consolidamento del settore, con l’opportunità di creare un terzo grande operatore bancario. L’ha detto oggi Mirko Sanna (in foto), director, lead analyst, financial institutions di S&P Global Ratings in occasione dell’Italy annual press conference dell’agenzia di rating.

LA REDDITIVITA’ DELLE BANCHE ITALIANE SECONDO S&P GLOBAL RATINGS

Secondo Sanna, la situazione resta molto positiva per banche italiane, che hanno chiuso il 2025 con una redditività record a doppia cifra. Tuttavia, la situazione è destinata a peggiorare nonostante i tassi stabili al 2%. “Nel 2026 ci sarà una stabilizzazione del margine di interesse, una maggiore domanda di credito, una forte spinta all’asset management che contribuiranno alla crescita dei ricavi. Per quanto riguarda i costi, scenderanno per le grandi banche, che stanno chiudendo le filiali e investendo in tecnologia e innovazione da anni. Per le piccole banche, che non hanno investito in economie di scala, i costi saliranno per via costo del lavoro e investimenti in tecnologia”, afferma il director di S&P Global Ratings. La redditività delle banche a suo avviso sarà in leggera flessione nel 2026 a causa del costo del rischio basso e dell’aumento dell’Irap previsto dalla manovra, con un impatto di 1 miliardo di euro sugli utili, a fronte di un aumento del tax rate del 2% circa).

IL CONSOLIDAMENTO DEL SETTORE BANCARIO

Secondo S&P Global Ratings, il risiko bancario proseguirà per far fronte alla pressione competitiva, inducendo un consolidamento prevalentemente interno del settore. “Ad oggi ci sono solo due grandi operatori in Italia (Intesa Sanpaolo e Unicredit), per cui il sistema bancario italiano è molto polarizzato, con un grandissimo divario competitivo che non ha eguali all’estero. C’è l’opportunità di creare un terzo grande operatore bancario per ottenere le economie di scala necessarie a competere con i due leader di mercato. La digitalizzazione porterà ad avere 3-4 grandi banche in Italia”, prevede Sanna.

Il consolidamento è importante anche perché l’asset management continua a far crescere i ricavi grazie alle commissioni. Le banche stanno cercando di seguire le orme di Intesa Sanpaolo, che ha tratto un vantaggio competitivo significativo dall’asset management e dalle relative commissioni.

Secondo Sanna, le banche italiane dovrebbero diversificarsi, sbarcando su altri mercati. Ad oggi l’unico istituto di credito molto diversificato a livello geografico è Unicredit.

Un altro trend importante per il settore bancario sono innovazione e AI, che cambieranno il modo di fare banca e ridurranno il numero di dipendenti. Tuttavia, gli istituti di credito italiani oggi non stanno investendo in tecnologia molto e sono follower nell’implementazione dell’AI.

Il contesto macroeconomico è favorevole: il reddito disponibile superiore dovrebbe stimolare maggiori spese per i consumi, così come il piano Next Generation EU. Il rischio sovrano in diminuzione supporta la stabilità economica.

Con l’aumento della digitalizzazione, la cybersecurity diventa sempre più importante, con un aumento degli attacchi hacker e dei rischi operativi delle banche.

Infine, S&P Global Ratings ha evidenziato che il 23% dei prestiti delle banche alle pmi è ancora garantito dallo Stato. “Ad oggi ciò non ha avuto un impatto molto negativo per Governo per i bassi default e ha avuto un’influenza positiva sulle banche, soprattutto su quelle molto esposte alle pmi”, conclude Sanna.

valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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