martedì 13 nov 2018
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BDigital, la svolta di Barabino & Partners

BDigital, la svolta di Barabino & Partners

Il mercato che cambia e le nuove tecnologie hanno spinto la maggior parte delle aziende, delle società finanziarie e degli studi legali a rivedere il modo in cui comunicare la propria realtà. Il brand ha acquisito sempre maggiore importanza, a volte più del prodotto o dell’azienda stessa, e il digital è ormai parte integrante di ogni tipo di business. Ma a seguire le evoluzioni del mercato è anche chi, la comunicazione, la fa per mestiere. È il caso ad esempio di Barabino & Partners. Nel  maggio scorso il gruppo guidato da Luca Barabino (nella foto) ha riunito tutti i 100 dipendenti – 50 persone a Milano, 20 a Roma, oltre a quelli nelle sedi di Genova, Londra, New York e Berlino – per fare il punto della situazione e guardare al futuro, con un piano al 2020. E su questo fronte la società, fondata nel 1985 e oggi adivsor di molti fra i più importanti studi legali, banche e fondi di investimento italiani e stranieri, ha le idee chiare. «Il nostro obiettivo è crescere e per farlo puntiamo su alcuni driver principali, come l’ampliamento dell’offerta», spiega Barabino in questa intervista a MAG.

Il focus è sulla digital communication. «Apriremo una divisione ad hoc, chiamata bDigital, autonoma e indipendente dalle altre della società, che si occuperà di tutta la comunicazione prettamente digitale», aggiunge. Per guidarla è in arrivo Luca Sirianni dall’agenzia Cayenne. Si tratta di un mercato «ancora molto frastagliato» e in cui i competitor sono nuovi e diversi rispetto a quelli del mondo della comunicazione in senso classico ma che «ha grandi potenzialità». L’attenzione va anche sulla formazione, con lezioni alla Sda Bocconi, e sul rafforzamento delle risorse.

Un piano di crescita ambizioso ma dalla parte del gruppo, sostiene il fondatore, ci sono i numeri.

La società è cresciuta per il quinto anno consecutivo, con un tasso di crescita complessivo di circa il 10-12%, e i ricavi netti di gruppo hanno superato i 16 milioni, con 2,4 circa di utile netto e un Ebitda di 3,5 milioni. L’Italia pesa per l’85% dei risultati e la marginalità è del 22%. «Questi risultati ci permettono di considerarci l’azienda leader di mercato dal 1994», osserva «e credo che la cosa più rilevante non sia conquistare la leadership ma riuscire mantenerla per 24 anni».

 

Dottor Barabino, quest’anno avete organizzato un incontro con tutti i soci e i dipendenti, cosa è emerso?

Il general meeting ci è servito per fare il punto della situazione dopo l’ultimo incontro del 2016, dove erano stati tracciati gli obiettivi al 2020.

 

Perché nel 2016?

Per noi era il primo anno maturo e consapevole del superamento della crisi. Nonostante provenissimo da cinque anni di crescita in quel periodo si navigava a vista e il mercato si valutava anno dopo anno, a volte semestre dopo semestre. Dal 2015-2016 abbiamo potuto ricominciare a ragionare in maniera strategica e guardare alle prossime mosse. Quel meeting ci servì per ridefinire missioni, valori e posizionamento della società, passando per un payoff nuovo ossia le nostre tre “i”: italiani, indipendenti e internazionali.

 

Facciamo un passo indietro, quanto avete risentito della crisi?

Noi siamo sempre stati sani, in 34 anni questa azienda ha registrato 34 anni in utile, certamente degli effetti si sono avuti sulla marginalità, soprattutto nel 2011-2012 quando per le aziende gli investimenti in comunicazione erano diventati soltanto dei costi.

 

Tornando al meeting, dunque, che strategie vi siete dati?

L’obiettivo del 2016, che prosegue fino a oggi, è la crescita, da portare avanti secondo quattro driver ben precisi: l’ampliamento dell’offerta, l’internazionalizzazione, la centralità delle risorse con il nuovo piano di management e di formazione e poi una maggiore comunicazione di B&P. Oggi abbiamo rivisto questi driver di crescita, la maggior parte dei quali sono stati perseguiti. A questi abbiamo aggiunto delle novità.

 

Quali?

Quella più rilevante è che per ampliare la nostra offerta non ci limiteremo ad aggiungere servizi di comunicazione ma puntiamo a entrare nella digital communication. Per svolgere questa attività agiremo attraverso un marchio distinto, bDigital, cioè un’entità autonoma, sia dal punto di vista delle competenze e delle responsabilità operative. La struttura sarà guidata da Luca Sirianni, quale head of digital, professionista di 35 anni con competenze del settore.

 

Di cosa vi occuperete esattamente?

Puntiamo a coprire tutto ciò che riguarda la comunicazione e marketing digitale, quindi dal social media management allo sviluppo di progetti che si muovano solo sul digitale. L’obiettivo, facendo leva sulla clientela esistente, è ampliare i servizi che offriamo con un’area che oggi era coperta solo in parte, con nuove competenze e servizi. Si tratta di un’offerta aggiuntiva come ulteriore opportunità di crescita per i nostri clienti.

 

Quale è il vostro obiettivo?

Vogliamo entrare nel settore della comunicazione digitale cercando di diventare un player di riferimento e allo stesso tempo le nostre specificità, quindi esperienza sul fronte corporate – istituzionale ma anche la nostra reputazione, le relazioni e i contenuti. Quello che ci mancava era la tecnica e la cultura da nativi digitali che ora, attraverso questa nuova realtà, abbiamo acquisito e che proporremo ai clienti già da questo mese.

 

Quali altre strategie avete pensato?…

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