Crescita e continuità: «Così supportiamo le aziende e le famiglie imprenditoriali»

di valentina magri

Una doppia copertura per famiglie e imprenditori, sia lato patrimonio personale tramite il wealth management, sia lato azienda tramite il business banking, con un’offerta integrata che comprende (tra le altre cose) gestioni patrimoniali, finanziamenti ordinari e straordinari, servizi di corporate finance e fiduciari. Ciò permette alla Bank of Entrepreneurs di Deutsche Bank di fornire assistenza alle imprese sell-side, buy-side, per aumenti di capitale, M&A e altre operazioni straordinarie. Di questo si occupa il team di Giacomo Satta (in foto), head of corporate advisory Italy (M&A mid-market) di Deutsche Bank. Una divisione costituita nel 2020, da lui guidata dal 2023 e passata nell’arco di soli quattro anni da cinque a undici professionisti. Satta ha raccontato a MAG le principali operazioni del 2025 e tracciato la rotta per il 2026.

Chi sono i clienti-tipo dell’area corporate advisory di Deutsche Bank?

Sono imprenditori italiani di pmi con un valore aziendale dai 30 milioni di euro in su, con obiettivi di crescita importanti, che vogliono internazionalizzarsi. Talvolta seguiamo anche aziende più piccole di grande qualità e con elevato potenziale di crescita. Un esempio in questo senso è il Gruppo Superstudio, guidato dal ceo 30enne Tommaso Borioli. Quando è diventato nostro cliente qualche anno fa, il gruppo aveva un fatturato di poco superiore ai 10 milioni di euro. Ora si appresta a chiudere il 2025 con un giro d’affari run-rate che si avvicina a 30 milioni. Lo abbiamo assistito la scorsa estate nell’acquisizione di Audilux. Nel 2026 il Gruppo Superstudio potrebbe chiudere nuove operazioni, anche internazionali.

Dal suo osservatorio, quali sfide vede per le pmi italiane?

Il passaggio generazionale è il principale problema che devono affrontare. La politica e le istituzioni non ne hanno forse compreso l’urgenza, che richiederebbe l’implementazione di strumenti dedicati. Ritengo vi sia un ampio spazio non ancora ben presidiato, se non da alcune realtà del Nord Europa, in ambito perpetual compounder, che possono offrire una soluzione attraente per molte realtà famigliari senza successione che mal si adattano alla progettualità tradizionale dei financial sponsors o dei search fund, i quali richiedono comunque un’exit definita nel breve-medio termine. L’emersione di specialisti italiani in tale ambito potrebbe offrire al sistema Paese l’opportunità di creare piattaforme in grado di far fronte alla competizione globale, non disperdendo il patrimonio di know-how, reputazione e tutela del tessuto imprenditoriale italiano e preservando taluni distretti industriali unici.

E poi?

Un’ulteriore sfida riguarda la protezione della filiera, che per le pmi italiane assume un’importanza strategica. Dimostrare la qualità del prodotto e le sue peculiarità è essenziale per competere in mercati sempre più attenti alla trasparenza e alla sostenibilità. Le piccole e medie imprese, spesso legate a produzioni di eccellenza e a filiere locali, devono implementare sistemi di tracciabilità e controlli rigorosi per prevenire frodi e garantire conformità normativa. La difesa della filiera è anche una questione reputazionale, stante le conseguenze di uno scandalo o di una non conformità sugli anni di lavoro e sui rapporti commerciali consolidati.

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valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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