I private market italiani visti da Cannes
di valentina magri
Le pmi italiane sono croce e delizia anche per il private capital. Ne abbiamo discusso con Marco Belletti, ceo di Azimut Libera Impresa sgr (Ali sgr) e Federico Romoli, head of private markets di Sella sgr durante la conferenza “Distribution trends in Italy”, che si è svolta il 5 febbraio scorso nell’ambito dell’edizione 2026 dell’Ipem Wealth, di cui Financecommunity è stata media partner.
Romoli ha evidenziato che l’Italia è uno dei paesi che più necessita del private capital, in quanto sono presenti ottime imprese gestite da imprenditori talentuosi, a cui spesso mancano capitali e competenze per crescere e diventare globali. Tuttavia, Romoli ha notato un cambio di atteggiamento da parte degli imprenditori, che 20 anni fa guardavano ai loro figli in un’ottica di passaggio generazionale, mentre oggi li lasciano liberi di seguire i loro sogni e sono più aperti alla vendita delle aziende di famiglia. Su questo punto, Belletti sottolinea: «Gli imprenditori hanno sicuramente cambiato la loro visione dei fondi, che prima erano convinti entrassero nel capitale solo per speculare sul loro business e restare un paio di anni nel capitale, dopo averne estratto il valore. Ora accettano nuovi investitori, ma al contempo vogliono continuare a essere consultati in merito alla strategia di crescita e sviluppo aziendale. E anche in tarda età, gli imprenditori non lasciano la guida dell’azienda ai figli, anche se questi ultimi sono ormai 60enni. Gli imprenditori italiani dovrebbero iniziare a pensare come azionisti, rafforzando le loro aziende tramite una struttura manageriale e apportando la competenza e la visione di nuovi soci, che li aiutino a cambiare mentalità e portare le aziende all’ultimo miglio. Il ruolo più difficile per i private equity è ormai quello di psicoterapeuti degli imprenditori».
Ciononostante, sempre più fondi esteri vedono le imprese italiane come un’opportunità d’investimento interessante. «Le società che si affacciano per la prima volta a nuovi mercati hanno maggiori margini di crescere rispetto a quelle mature o al terzo o quarto giro di private equity. Credo che nei prossimi anni sempre più GP (General Partner, ndr) guarderanno maggiormente il mercato italiano. Vediamo sempre più GP italiani che si alleano per chiudere delle operazioni con i GP internazionali. Questo è un fattore fondamentale per la crescita del nostro paese», afferma il responsabile dei private market di Sella sgr.
L’impatto dell’incertezza sul private capital
L’incertezza geopolitica e macroeconomica sta complicando la creazione di valore attraverso i private asset. «Il mercato di oggi è abbastanza complesso, perché abbiamo molti cicli che sono imprevedibili e più lunghi. Cerchiamo di puntare sui settori che sono più protetti dagli Stati, come ad esempio l’energia, le infrastrutture, la difesa, i semiconduttori. Per far crescere le imprese occorre prestare attenzione all’efficienza operativa e al controllo dei costi. Oggi c’è un’enorme quantità di liquidità che è investita in private asset da numerosi operatori: non solo i fondi tradizionali, ma anche family office e club deal. Questo genera una forte competizione, insieme alla presenza di beauty contest per la cessione delle imprese. Se si entra nel capitale di un’azienda pagando un prezzo alto o medio alto, occorre adottare un approccio molto disciplinato e consapevole verso gli investimenti, perseguendo un modello di aggregazione e creando delle sinergie. Stiamo guardando meno al ritorno attraverso la leva e più alla continuità dei flussi di cassa», spiega Belletti.
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In foto, da sinistra a destra: Valentina Magri (Financecommunity), Federico Romoli (Sella sgr) e Marco Belletti (Ali sgr)