K Finance, non solo m&a

«Il tema principale, per ogni società di corporate advisory, è quello di gestire i picchi di un settore ciclico come quello dell’m&a: quando è positivo, le opportunità ci sono e tutti ne beneficiamo, ma quando è in ribasso occorre trovare soluzioni alternative». Filippo Guicciardi (nella foto), che esattamente 18 anni fa ha fondato assieme a Giuseppe R. Grasso la boutique di consulenza K Finance, inizia con questa premessa nel descrivere l’attività del gruppo e la sua strategia. La loro società di consulenza è focalizzata sin dalla nascita sull’attività di m&a e finanza straordinaria per la piccola e media impresa, ossia aziende dai 30 ai 250 milioni di fatturato. Nell’ultimo anno e mezzo il team ha seguito 11 deal, di cui cinque solo nel 2017. «Probabilmente il periodo migliore mai vissuto», osserva. Ma per restare a galla anche quando il mercato si ferma, occorre «assicurarsi flussi di ricavi costanti», spiega il ceo a MAG.

Per K Finance, che è partecipata al 25% da The European House – Ambrosetti, questo consiste nello svolgere anche «una continua attività consulenziale – strategica e di affiancamento alle famiglie imprenditoriali in tutte le loro attività», nonché di capital structuring, ricerca e assistenza alle aziende nella quotazione. Un servizio a tutto tondo che si unisce a «rigide scelte strategiche» come quella sul pagamento: «Accettiamo mandati solo con retainer fee», spiega Guicciardi, «innanzitutto per una questione di committment del cliente: se non è disposto a investire sul deal, ciò mi lascia perplesso sulla volontà di chiuderlo».

In questo modo il gruppo, che oggi conta 18 risorse, tre uffici a Milano, Reggio Emilia e Torino e nel 2016 ha registrato un fatturato di 7 milioni di euro, è riuscito a crescere e a mantenere il proprio posizionamento sul mercato. Per rafforzare la propria offerta crossborder, nel 2004 i due soci di K Finance hanno anche ha avviato una partnership internazionale, Clarified International, che vede la partecipazione di 20 boutique di altrettanti paesi diversi.

 

Da Atop a Ravaglioli
Proprio il presidio dei mercati esteri è una delle caratteristiche che per Guicciardi sono essenziali in una boutique: «Se lavori lato buy side è fondamentale garantire una capacità di execution all’estero, mentre sul fronte sell side occorre avere una conoscenza approfondita dei mercati stranieri», osserva.

Tra il 2010 e il 2016 K Finance ha chiuso quasi 50 operazioni per un controvalore di oltre 1,5 miliardi. Di queste, oltre la metà (60%) hanno riguardato gruppo stranieri che hanno investito direttamente in Italia, il resto sono state operazioni che hanno coinvolto società italiane. Se ci limitiamo agli ultimi tre anni (dal 2014 a oggi), i deal crossborder salgono al 70%. Fra questi figurano, lo scorso anno, la cessione di Samiro Group, holding del gruppo Ravaglioli, che comprende le società Ravaglioli, Butler Engineering & Marketing, Officine Meccaniche Sirio e Space, alla multinazionale quotata americana Dover Corporation, attiva a livello globale nella produzione di attrezzature per officine auto. K Finance ha assistito i venditori con un team composto da Giorgio R. Grasso, Massimo BanfiMattia Varriale. Più di recente, il gruppo, con un team composto da Guicciardi, Andrea Bianchini Manuela Gariboldi, ha assistito la società bolognese CMI, attivo nella produzione di cerniere per elettrodomestici, nel passaggio ai cinesi di Guangdong Xingye Investment LLC, holding di controllo del gruppo cinese quotato Guandong.

La presenza all’estero va unita a «un’attenzione all’analisi dei numeri e a una capacità di gestione paziente del processo e delle persone», sottolinea il ceo: «Quando lavori con una multinazionale è relativamente più facile gestire un processo di vendita, ma con le medie aziende non basta essere bravi, occorre saper trattare il cliente e se serve anche litigarci per far ei suoi interessi». Fra i deal più recenti del gruppo ci sono l’assistenza, nel maggio scorso, ad Atop, società attiva nelle linee automatiche per la produzione di motori elettrici per diverse applicazioni industriali, acquisita dal fondo Charme e dal gruppo Ima e a B810 srl, società attiva nella progettazione e produzione di sistemi elettronici e nello sviluppo di tecnologie per l’Internet of Things, nell’acquisto del 100% di Digicom, società attiva nello sviluppo e progettazione di dispositivi di telecomunicazione e trasmissione dati.

 

Sinergie con il private banking
Il rapporto tra gli advisor di K Finance e gli imprenditori non finisce però con il closing: «La nostra società nasce con l’idea di coprire il bisogno di servizi professionali di finanza straordinaria su più livelli», spiega Guicciardi. Oggi, «il nostro compito consiste nell’accompagnare le famiglie imprenditoriali nei momenti di snodo e capire il percorso di massimizzazione del valore dell’impresa». Questo «può significare portare avanti operazioni di m&a, ma non esclusivamente», aggiunge, «le aziende non vogliono solo un intermediario, cercano un partner». In questo senso, il gruppo ha sviluppato anche altri servizi, fra i quali la pianificazione strategico-finanziaria e la realizzazione di un report attraverso un modello di scoring “K Value”. Queste attività, oltre che a stabilizzare i ricavi, si propongono come servizio aggiuntivo all’m&a e lo alimentano. Ma gli elementi con cui il gruppo gioca la propria competitività sul mercato sono altri. La vera spinta sul fronte consulenza, spiega Guicciardi, viene «dalla capacità di gestire i rapporti con reti di private bankers, i quali a loro volta hanno relazioni molto strette con imprese e famiglie imprenditoriali»…

 
K Finance, non solo m&a

Noemi

Financecommunity.it

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