giovedì 21 feb 2019
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La diversity secondo Pixar: un cartoon su donne e lavoro – VIDEO

La diversity secondo Pixar: un cartoon su donne e lavoro – VIDEO

Non è mai abbastanza semplice integrarsi in un nuovo ambiente di lavoro: non tanto per le nuove mansioni, i nuovi compiti e i nuovi capi, quanto perché riuscire a entrare in sintonia coi colleghi, farsi ascoltare e magari stimare da loro, non è mai così scontato. Il rischio, a volte, è quello di sentirsi estranei, isolati, diversi.

Ciò a maggior ragione se sei una donna e decidi di lavorare nel mondo del business. Un settore in cui, lo sappiamo, le differenze di genere incidono –  ancora e in maniera significativa – sulla vita lavorativa di un professionista, dalla carriera alla retribuzione fino alle mansioni assegnate.

Il lato positivo, a volerlo cercare, è che oggi di diversity si parla molto più di prima. E sul tema è intervenuta anche la Pixar, nota società produttrice di cartoon, che in Purl (che tradotto dall’inglese significa il punto di “rovescio” nell’uncinetto), un corto promosso nell’ambito del progetto SparkShorts dedicato ad autori indipendenti, descrive chiaramente la situazione di chi è “diverso” in un ambiente di lavoro.

Potete guardarlo qui di seguito:

Quello che salta subito all’occhio è che la diversità è rappresentata da un gomitolo rosa di nome Purl che affronta il suo primo giorno di lavoro nella B.r.o. Capital, un ambiente esclusivamente maschile in cui i colleghi sono visibilmente in difficoltà, a volte quasi infastiditi, dal suo essere diversa.

L’aspetto interessante è che Purl è sì un personaggio “femminile” ma poiché la diversity non riguarda solo la differenza di genere bensì anche l’orientamento sessuale e religioso, l’etnia o l’origine e la disabilità, gli autori l’hanno rappresentata come un gomitolo, costretto a trasformarsi e omologarsi per essere ascoltato e considerato dai colleghi maschi, bianchi, sulla quarantina. Per capire quanto e come Purl sarà in grado di integrarsi occorrerà vedere il video fino alla fine (ne vale la pena), di certo la visione è un’occasione in più per riflettere sulla questione della diversità di genere e sulla presenza di donne nei vari ruoli, più o meno di vertice, nel mondo della finanza.

 

McKinsey: le donne di colore in ruoli apicali sono l’1%
Tra le varie ricerche sul tema diversity, l’ultima è di McKinsey pubblicata a settembre 2018 sull’impiego femminile in ambito finanziario (i dati riguardano il nord America nel 2017). Dal report emerge che le donne sono, come sempre, molto penalizzate e poco presenti negli ambienti di lavoro. E se si somma alla diversity di genere quella di etnia la situazione non può che peggiorare mano a mano che si scala la gerarchia dei ruoli. Se tra i nuovi assunti i maschi bianchi sono il 31% e le donne bianche il 30%, uomini e donne afroamericane sono rispettivamente il 18 e il 21%. Ma sui gradini più in alto negli organigramma i numeri favoriscono solo i maschi bianchi: i cosiddetti C-suite, i ruoli dirigenziali (ceo, cfo, coo…), sono ricoperti da uomini bianchi per il 73%, da donne bianche per il 17%, da uomini di colore per l’8% e da donne di colore solo per l’1%.

Scalare le gerarchie non è semplice e riesce meglio agli uomini: le promozioni a manager, sempre stando al report McKinsey 2017, hanno spettato nel 10% dei casi a uomini bianchi, nell’8% a uomini neri o donne bianche e nel 6% dei casi a donne afroamericane.

C’è da dire che le donne sono spesso meno ambiziose dei colleghi: tra i neo-assunti aspirano a diventare top manager il 40% degli uomini e solo il 26% delle donne. I principali motivi? Per le lavoratrici sicuramente la difficoltà a coniugare famiglia e professione (ha risposto così il 40% delle donne), i ruoli apicali sono, all’occhio femminile, molto stressanti e poco interessanti (per il 36% e il 41% delle donne), oppure troppo implicati in dinamiche politiche (lo pensa il 34% delle lavoratrici).

Se nel nord America la situazione non è rosea – è proprio il caso di dirlo – per le donne, in Italia lo scenario è quasi sconfortante: secondo i dati 2017 del World Economic Forum, in una classifica di 144 Paesi l’Italia è 90esima per livello di impiego femminile e al 103esimo per disparità di salario. Il 61,5% delle donne svolge quotidianamente un lavoro non pagato, tra gli uomini il dato scende al 22,9%.

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