Quando l’investitore non fa fronte al richiamo…

di nicola barbiero

Ultima puntata del blog prima della pausa estiva, più che mai utile a riordinare le idee dopo questo periodo tutt’altro che semplice. Un’occasione utile per entrare in contatto con chiunque volesse approfondire alcuni temi o dire la propria su argomenti già trattati. Per il momento veniamo al punto di oggi: cosa succede quando l’investitore non fa fronte al richiamo effettuato dal GEFIA.

Questo aspetto, ritengo, sia particolarmente delicato e, spesso, non viene trattato in modo adeguato in fase di due diligence da parte dell’investitore: viene dato per assodato che tutti i sottoscrittori siano sempre ligi e puntuali nel versare le somme richiamate dal GEFIA. Un punto di vista che, in linea di massima, condivido che richiede di essere contestualizzato “mondo presente”.

Senza scomodare importanti autori della lettera italiana, penso si possa ritenere che “del domani non c’è certezza” e, di conseguenza, chi oggi può essere individuato come investitore perfettamente solvente, tra qualche anno potrebbe non essere più così, a causa dei motivi i più svariati. Cosa succede quindi in questi casi?

Questa evenienza potrebbe interessare non soltanto il rapporto tra l’investitore specifico ed il GEFIA/FIA ma anche il rapporto tra investitori e influenzare il rendimento finale dell’investimento. Veniamo al dunque, quindi, con un esempio concreto: ipotizziamo che durante i primi anni di vita del FIA, nel pieno della fase di investimento, un investitore non abbia disponibilità liquide da versare a fronte del richiamo ricevuto.

Qualora ciò fosse legato a una situazione momentanea (pochi mesi), solitamente questa fattispecie è già disciplinata regolamento del FIA dove si prevede la possibilità che venga attivato temporaneamente un finanziamento esterno da estinguersi non appena l’investitore “moroso” faccia fronte ai propri impegni. In questo modo il GEFIA procede con la propria operatività e il risultato del FIA non viene impattato; gli eventuali costi legati al finanziamento necessario per far fronte al mancato versamento dell’investitore, saranno a carico solo e soltanto dello stesso. Caso contrario, invece, quando ci troviamo difronte ad una situazione patologica: l’investitore non dispone e non disporrà nel futuro della liquidità necessaria per far fronte ai richiami.

Il primo e più immediato elemento è che, in questo caso, il FIA potrebbe, a propria volta, non avere i fondi disponibili a chiudere il deal in corso (non potendo, in questo caso utilizzare un prestito temporaneo mancando il requisite della temporaneità). Secondo elemento di rischio sorge nel medio/lungo periodo: il mancato apporto di un investitore, si traduce in una riduzione della dimensione del FIA per un valore pari all’importo a cui il sottoscrittore non sarà in grado di fare fronte. Non una grande preoccupazione qualora si tratti di un investitore con peso marginale (in questo caso il FIA potrebbe non rilevare particolari criticità nella gestione) mentre il tema prende maggiore rilevanza all’aumentare dell’impegno sottoscritto. In questo caso il “ridimensionamento” del FIA potrebbe essere significativo così come l’impatto nella gestione dello stesso. I principali elementi che rischiamo di subire variazioni riguardano il “core business” del FIA, in particolare la possibilità di chiudere nuove operazioni o essere costretto a ridimensionarne la portata (così da rispettare in ogni caso i limiti di diversificazione del regolamento). Ad averne impatto è anche la gestione del GEFIA stesso i cui ricavi, proporzionali alla dimensione del FIA gestito, verranno ridimensionati e, di conseguenza, si potrebbe rendere necessario “ripensare” il proprio business model e la propria struttura.

Elementi, quindi, tutt’altro che secondari, a parere di chi scrive, già considerati dal legislatore (il GEFIA deve decidere se accettare o meno la sottoscrizione dell’investitore, si veda qui) e che meritano opportune attenzione da parte del fondo pensione sia in fase di due diligence sia durante il monitoraggio del FIA. Chiedere la lista degli investitori e relativo impegno è sempre buona norma: qualora gli investitori richiadono al GEFIA di tenere l’anonimato, nulla vieta che lo stesso possa fornire, su richiesta, una lista con evidenza della sola tipologia di investitore (omettendone gli elementi che permetterebbero di individuarlo direttamente) e l’ammontare sottoscritto. In questo modo è possibile valutare la diversificazione dei “quotisti” e l’impatto dell’eventuale default di uno di questi. Durante la vita del FIA, allo stesso modo, è utile che il GEFIA fornisca la lista degli investitori e, per ciascuno di questi, l’ammontare richiamato/quanto versato proprio sulla falsa riga di quanto prevedono le linee guida EuVECA sul tema.

Gli elementi a cui porre attenzione, quindi, non riguardano solo il rapporto tra fondo pensione e GEFIA ma anche tra il primo e gli altri investitori. Una relazione che, ritengo, sia sempre bene coltivare e sviluppare perché può permettere di venire a conoscenza di informazioni importanti. Ringrazio Laura Morelli e Financecommunity, per il costante e fondamentale sostegno a questa iniziativa e per mettere a disposizione questo spazio che, speriamo, possa ospitare idee e spunti sempre nuovi e interessanti. Chiunque volesse dare il proprio contributo è sempre il benvenuto! Buone ferie! Ci rivediamo a settembre!

Questo articolo è tratto dal blog “Serve del catch up?”

Quando l’investitore non fa fronte al richiamo…

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