Milano/New York, andata e ritorno
di Valentina Magri
Ricerca e sperimentazione italiani, capitali e team italo-americani. Questa la ricetta di Genenta Science, società biotech milanese specializzata nell’immuno-oncologia e nelle terapie basate sulle cellule staminali. La biotech, attualmente in fase clinica, sta sviluppando una terapia cellulare basata sull’ingegnerizzazione delle cellule staminali del sangue per curare il glioblastoma multiforme, un tumore maligno al cervello, ad oggi incurabile.
Genenta Science è nata a Milano nel 2014 come spin-off dell’ospedale San Raffaele. A fondarla sono stati nomi ben noti nel panorama della ricerca italiana sulle terapie avanzate: Luigi Naldini, direttore di SR-TIGET (San Raffaele Telethon Institute for Gene Therapy); Bernhard Gentner, ematologo e scienziato presso SR-TIGET; l’imprenditore e investitore Pierluigi Paracchi (in foto), che è anche ceo della biotech, oltre che uno dei promotori della Fondazione Praexidia. Quest’ultima intende promuovere un aggregatore industriale quotato in borsa, che acquisisca aziende con fatturati da 10 fino a 100 milioni di euro nei settori coperti dal golden power: difesa, cybersecurity, aerospazio, biotech.
Paracchi è famoso nel mondo del venture capital per aver lanciato nel 2002 Quantica sgr, il primo fondo biotech in Italia, e soprattutto per aver venduto per 420 milioni di dollari la società EOS (startup che sviluppava in quegli anni una molecola antitumorale) all’americana Clovis, ottenendo a fine 2013 un rendimento superiore a 10 volte il capitale investito. «Nel settore biotech quando dimostri a livello clinico anche iniziale che il rischio sulla terapia è controllato e ci sono segni iniziali di efficacia, il prodotto può diventare globale e il business è facilmente scalabile, quindi il prodotto può anche diventare un blockbuster in tutto il mondo», commenta Paracchi.
Risale al 2014 il suo incontro con Naldini, che ambiva ad avviare dei trial clinici per utilizzare la terapia cellulare nei trattamenti oncologici. Paracchi ha sposato il progetto e ha deciso di farne parte attivamente, cofondando con lui Genenta Science. Parte del suo team è americano: il Chief Medical Officer, il cfo e alcuni membri del CdA. L’internazionalità del team ha dato un importante contributo allo sviluppo della biotech. «Il fatto di avere un Chief Medical Officer americano con esperienza in società farmaceutiche è stato importante per lo sviluppo della terapia dal punto di vista clinico. La sua esperienza in multinazionali ha fatto la differenza. Fondamentale è stato anche il contributo di alcuni investitori con lunga attività nel settore, come quello di Lucio Rovati, erede della farmaceutica Rottapharm», evidenzia Paracchi.
A febbraio del 2015 Genenta Science ha incassato un round da 10 milioni di euro, sottoscritto da investitori in buon parte individuati da Mediobanca. Nel 2017 ne ha chiuso un altro da oltre 7 milioni di euro. Fondi che hanno permesso ai ricercatori di completare la sperimentazione preclinica. A settembre 2019 Genenta ha incassato un altro aumento di capitale da 13,2 milioni di euro, guidato dal private equity cinese Qianzhan e dalla holding Fidim della famiglia Rovati. Risorse che sono state impiegate per le sperimentazioni cliniche delle terapie di Genenta Science. Sempre nel 2019, la biotech ha aperto un ufficio a New York, poiché il mercato biotech è prevalentemente americano.
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