Nova Re, l’immobiliare supererà la pandemia

Il settore immobiliare non verrà stravolto dal Covid-19, ma ci sarà un’accelerazione di alcuni trend già in atto e un riprezzamento degli asset per effetto dello choc subìto dall’economia.

Stefano Cervone (nella foto), amministratore delegato di Nova Re Siiq, è convinto che la pandemia in corso – con le conseguenze sociali: autoisolamento e distanziamento – non sconvolgerà nel lungo termine le abitudini delle persone. Semmai, ed è ciò che già sta accadendo, delle tendenze profonde registreranno una spinta ulteriore. Certo, le valutazioni non usciranno indenni dal blocco dell’attività produttiva.

Nova Re è una società di investimenti immobiliari specializzata in portafogli composti da asset prevalentemente locati. Modello molto sviluppato in altri Paesi, in Italia la Siiq non ha preso piede: di fatto, oltre a Nova Re (che faceva parte del gruppo Aedes ed è stata rilevata nel 2015 da alcuni fondi facenti capo a Sorgente Sgr), ci sono soltanto Coima Res, Igd, Beni Stabili e Covivio.

«Nel 2017 – racconta Cervone – è stato varato un primo aumento di capitale, con il conferimento di sei immobili e la raccolta di 23 milioni». In questo momento, il portafoglio è composto da sette immobili: tre building affittati a Ovs a Milano, un albergo di 115 stanze a Verona, due immobili a uso uffici a Roma (affittati al consolato del Canada e alla guardia di finanza) e l’ex sede di Telecom a Bari, che dall’anno scorso ospita il tribunale e la procura del capoluogo pugliese.

Dopo aver sistemato la situazione pregressa – riformulando i contratti di affitto per allungare la durata residua e adottare una forma consona a una Siiq, riqualificando gli asset e rivedendo la struttura finanziaria del gruppo -, il management ha cominciato a pensare al futuro. «Con l’advisor finanziario Houlihan Lokey abbiamo predisposto un piano industriale (battezzato “Sailing Fast 2020-2024”, ndr) che prevede due aumenti di capitale – dice Cervone – uno da 60 milioni da completare entro il 2020 e un secondo aumento da 40 milioni pensato per il 2022».

L’anno in corso, dunque, si era aperto con il “sounding del mercato” riguardo all’operazione. «Avevamo raccolto alcuni interessi», prosegue il manager. Poi, però, l’esplosione del Covid-19 ha cambiato il quadro. «La notizia buona è che gli interessi non si sono spenti, c’è stato solo un rallentamento». Banalmente, nota Cervone, «i potenziali investitori non possono andare a visitare gli immobili». Dunque, tutto rinviato a quando si tornerà alla normalità.

I potenziali investitori «sono domestici ed esteri», soggetti interessati «a fare da aggregatori in un settore, quello del real estate, che in Italia soffre di nanismo». Lo strumento della Siiq offre a questi investitori «l’opportunità di entrare nel nostro Paese» e, attorno a Nova Re, costruire un patrimonio immobiliare di dimensioni internazionali. L’aumento di capitale, insomma, non è concepito come un’operazione di investimento, ma «ha le caratteristiche di un deal di m&a».

Un punto di riferimento, per Nova Re, potrebbe essere Coima Res, anche se, precisa Cervone, «non ci vogliamo paragonare, ogni società segue un percorso specifico». Allo stato, «ci sembra realistico pensare a un anchor investor, a un soggetto che crede nelle potenzialità del Paese e fa da propulsore»; poi, certo, «se di investitori ne arriveranno due o tre guadagneremo in contendibilità».

Il piano industriale prevede di raggiungere dimensioni di portafoglio che consentano economie di scala e di scopo tali da rendere Nova Re appetibile per i grandi investitori, ovvero fondi pensione, fondazioni bancarie, casse previdenziali e assicurazioni. «Dobbiamo fare un percorso, non si diventa grandi da zero. Dobbiamo crescere in maniera ordinata», dice l’ad.

La casa come servizio, il retail nel digitale
Il piano prevede una focalizzazione su quattro asset class: life-cycle living & hospitality, leisure & wellness, smart office space, omnichannel retail & distribution. Si potrebbe pensare che il Covid-19 sia destinato a mutare profondamente questi segmenti del real estate. Ma Cervone non la vede così: «La nostra visione non cambia. A valle della pandemia, gli indirizzi sono fortemente congruenti con l’evoluzione del settore. Non sconvolgerà nel lungo termine la vita delle persone. Ora sì, certo, la vita di ciascuno è sconvolta, ma è uno choc che avrà limiti temporali definiti e che tenderà a svanire nella memoria». Secondo il numero uno di Nova Re, auspicabilmente dal coronavirus «avremo imparato a non farci più sorprendere da una cosa del genere», ma, per il resto, «si dovrebbe tornare alle condotte sociali pre-choc».

E, dunque, i trend che stanno cambiando in profondità il modo di vivere gli spazi (casa e ufficio) – e di cui abbiamo parlato ripetutamente nel lungo viaggio compiuto da MAG fra i progetti di sviluppo immobiliare che stanno cambiando il volto di Milano – riemergeranno, come fiumi carsici. Anzi, l’eredità del Covid-19 avrà reso questi fiumi ancora più …

 

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Noemi

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