Oltre il 50% dei ceo punta su M&A. Lo rileva EY-Parthenon
Oltre il 50% dei ceo italiani intende portare avanti attività di M&A nei prossimi dodici mesi, in un contesto in cui l’incertezza è ormai una condizione strutturale e non più una fase transitoria. È quanto emerge dall’ultima edizione dell’EY-Parthenon Bulletin, l’analisi trimestrale di EY su strategy, transactions e transformations che interessano aziende, investitori e istituzioni.
L’ultimo aggiornamento dell’EY-Parthenon Ceo Outlook, condotto su 50 ceo italiani, descrive un sistema di rischi interdipendenti, senza una minaccia dominante. Per i prossimi dodici mesi il 42% dei ceo indica la volatilità macroeconomica, il 40% l’incertezza normativa o di policy, il 38% le interruzioni del commercio e delle supply chain e il 36% le tensioni geopolitiche, l’instabilità e i conflitti. A queste pressioni si aggiunge il costo dell’energia, con i prezzi tornati a salire dall’inizio di settembre, che rende più difficile pianificare costi, margini e investimenti.
Il mercato M&A italiano
Nei primi nove mesi del 2026 sono state annunciate 1.105 operazioni di M&A, il 15% in più rispetto alle 958 dello stesso periodo del 2025. Il valore complessivo, quando noto, è pari a 35,6 miliardi di euro, contro i 57 miliardi dei primi nove mesi del 2025, con una dimensione media delle operazioni in riduzione. Il consolidamento di settore e di filiera resta il driver strategico di circa il 79% dei deal.
Il comparto industriale pesa per il 28% delle operazioni (23% nei primi nove mesi del 2025), seguito da beni di consumo (13%), servizi e tecnologia (12% ciascuno) ed energy & utilities (11%). L’attività delle aziende italiane all’estero è in linea con l’anno precedente: 235 acquisizioni (239 nello stesso periodo del 2025) per circa 19,5 miliardi di euro, concentrate per il 55% in Spagna, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia.
Private equity e integrazione post-acquisizione
I fondi di private equity e infrastrutturali hanno annunciato circa 525 operazioni su target italiane, contro le 422 dello stesso periodo del 2025. Il controvalore scende però a circa 13,5 miliardi di euro, rispetto ai 21,4 miliardi dell’anno precedente. Gli investitori finanziari rappresentano circa il 48% degli acquirenti di aziende italiane.
Cresce il peso dell’integrazione post-acquisizione, sempre più considerata una leva di creazione del valore secondo il modello Buy & Integrate. Circa il 56% delle operazioni dei fondi di PE in Italia nei primi nove mesi del 2026 è avvenuto tramite società già in portafoglio.
Intelligenza artificiale: produttività difficile da misurare
Il 60% dei ceo italiani, contro il 50% a livello globale, indica l’AI tra i principali contributori ai guadagni di produttività. Solo il 16% dei ceo a livello globale dichiara però di avere strumenti per misurare con efficacia costi e ritorno degli investimenti.
Focus su Fashion, Luxury & Beauty
Dopo oltre un decennio di espansione, il mercato globale del Fashion & Luxury, valutato 1.443 miliardi di euro nel 2025, è atteso pressoché stabile nel 2026. I personal luxury goods, scesi a 358 miliardi di euro nel 2025, potrebbero registrare una ripresa moderata. Il Beauty segue una traiettoria diversa: secondo le stime di EY, skincare, haircare, make-up e fragranze continueranno a crescere di circa il 6% l’anno, fino a 767 miliardi di euro nel 2030.
L’EY Luxury Client Index 2026, condotto su 1.631 clienti aspirazionali del lusso in 11 mercati, Italia compresa, mostra consumatori più prudenti e selettivi, che valutano prodotto, brand ed esperienza soprattutto in termini di valore e qualità. Il 75% degli intervistati riacquisterebbe da un brand che offre esperienze esclusive, ma il 30% non ne ha ricevuta alcuna negli ultimi dodici mesi. Il 62% acquisterebbe un prodotto certified pre-owned direttamente dalla maison e il 63% valuterebbe una subscription luxury.
Sul fronte M&A, in Italia le operazioni nel settore sono passate dal picco di 83 nel 2023 a 78 nel 2024 e 69 nel 2025. Nei primi nove mesi del 2026 se ne contano 41, contro le 43 dello stesso periodo dell’anno precedente. Cambia soprattutto la geografia: le operazioni transfrontaliere salgono al 66% del totale, dal 40% dei primi nove mesi del 2025, trainate dalle acquisizioni all’estero di investitori italiani, passate dal 2% al 27%.
EY-Parthenon ha inoltre analizzato circa 800 tra fondi, family office e holding e oltre 4.000 portfolio company, individuando circa 370 investitori con partecipazioni nel Fashion & Luxury e nel Beauty & Personal Care, di cui circa 90 attivi su asset italiani. I due comparti valgono circa il 13,5% dei portafogli analizzati, con un universo composto prevalentemente da PMI. L’Italia è la destinazione di circa il 17% degli investimenti nel Fashion & Luxury degli operatori finanziari internazionali analizzati e di circa l’11% di quelli nel Beauty, grazie ai brand del Made in Italy, alla qualità del prodotto e a una filiera manifatturiera difficilmente replicabile. I fondi domestici presidiano il lower mid-market e la filiera, accompagnando passaggi generazionali e percorsi di managerializzazione, mentre gli investitori esteri puntano su asset più grandi e brand già strutturati con potenziale di crescita internazionale.
I commenti
Marco Daviddi, managing partner di EY-Parthenon in Italia, ha commentato: “In questo scenario, le operazioni straordinarie restano uno strumento centrale per accelerare la trasformazione, rafforzare le competenze e ridisegnare il portafoglio: secondo i nostri dati, oltre il 50% dei ceo italiani intende portare avanti attività di M&A nei prossimi dodici mesi. Non si tratta di una risposta automatica all’incertezza, ma di una leva selettiva per sostenere la crescita e rafforzare la posizione competitiva. La trasformazione passa anche dall’intelligenza artificiale, il cui valore resta tuttavia difficile da misurare. Il 60% dei ceo italiani, rispetto al 50% a livello globale, indica l’AI tra i principali contributori ai guadagni di produttività, mentre solo il 16% a livello globale dichiara di avere strumenti che consentano di misurare in maniera efficace costi dell’AI e ritorno degli investimenti. Colmare questo divario richiede di ridisegnare modelli di business e operativi, processi e criteri di allocazione del capitale. Con modelli di AI sempre più diffusi, l’accesso alla tecnologia non basta a garantire un vantaggio competitivo durevole: a fare la differenza sono dati proprietari, competenze distintive, conoscenza settoriale e capacità di trasformare le informazioni in decisioni migliori”.
“Il Fashion & Luxury sta attraversando una ridefinizione delle condizioni di crescita, mentre il Beauty allarga il proprio perimetro dal prodotto al benessere. Questa trasformazione si riflette anche nell’M&A: il mercato si orienta verso un numero più contenuto di deal, ma di maggiore rilevanza industriale e strategica, sostenuti dal consolidamento della filiera e dal ricorso sempre più frequente alle acquisizioni da parte degli operatori italiani per rafforzarsi sui mercati internazionali. Anche la domanda sta cambiando: il desiderio verso il lusso resta elevato, ma se i clienti “prestige” sono più selettivi e cercano relazioni di valore, i clienti aspirazionali mantengono un ruolo strategico nel garantire resilienza dei volumi, desiderabilità del brand e sviluppo futuro del bacino di clientela. Ciò richiede percorsi di engagement ed esperienze dedicate per trasformare l’occasionalità d’acquisto in relazione continuativa, dove l’innovazione tecnologica e l’AI possono favorire lo sviluppo. La priorità diventa, quindi, trasformare la desiderabilità in crescita profittevole e sostenibile, dimostrando valore lungo l’intera filiera produttiva”, afferma Stefano Vittucci, Consumer Products & Health Sector Leader di EY Italia.