Private capital e filiera agroalimentare: il modello FIAF
di letizia ceriani
Il settore agroalimentare italiano sta vivendo una fase di profonda trasformazione, tra consolidamento industriale, transizione energetica e sfide globali. In questo contesto si inserisce il Fondo Italiano Agri & Food (FIAF), veicolo di investimento specializzato lanciato nel 2022 da Fondo Italiano d’Investimento con l’obiettivo di supportare la crescita delle eccellenze del Made in Italy nella filiera agroalimentare. MAG ne ha parlato con Pier Felice Murtas (in foto a sinistra) e Marco Pellegrino (in foto a destra), senior partner che guidano il fondo.
Entrambi vantano oltre vent’anni di esperienza nel private equity italiano e alcuni anni di focus specifico nel settore agroalimentare. Murtas, con esperienze consolidate nel mondo dell’investment banking e consulenza, prima del Private Equity, è stato da ultimo responsabile del Fondo Idea Agro di Dea Capital Alternative Funds sgr fino al 2021, quando ha raggiunto la squadra del Fondo Italiano per lanciare il fondo FIAF. Marco Pellegrino ha maturato competenze specifiche nel private equity attraverso esperienze di gestione dei fondi di PE di Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas/BNL, Ersel, Alto Partners e Neva sgr. Pellegrino ha affiancato Murtas dal 2022 nel lancio di FIAF, portando competenze complementari in managerializzazione e innovazione.
Fondo Italiano Agri & Food (FIAF) nasce da un’idea precisa. «Il progetto era in cantiere già dal 2020, e ha poi avuto un’accelerazione nel corso del 2022. Il primo closing a 130 milioni è avvenuto a novembre ‘22», spiega Murtas. «L’idea era di creare un fondo tematico che facesse investimenti diretti in particolare nel mondo agroalimentare, e che fosse focalizzato su società basate in Italia, per favorirne lo sviluppo. Il Fondo ha quindi completato la raccolta attestandosi a 236 milioni di euro, una dimensione che gli ha permesso di posizionarsi nel segmento delle pmi, principale obiettivo delle operazioni del Fondo. L’obiettivo, da qui ai prossimi due anni – quando finirà il periodo di investimento – è di chiudere altre tre/quattro operazioni, investendo tra i 20 e i 25 milioni di euro per singola operazione, per raggiungere quindi quota nove/dieci partecipate.
La filosofia di investimento
Ciò che distingue il FIAF è l’approccio industriale e la tipologia degli investitori. «Avendo una base istituzionale di investitori – tra cui Cdp, BF, Gruppo Intesa Sanpaolo, Fondo Europeo per gli investimenti (FEI) e una serie di altre Casse, Fondi pensione e Fondazioni – l’attenzione sul lavoro industriale ed organizzativo da fare sulle singole aziende assume un livello forse maggiore rispetto ad altri fondi», raccontano i due partner.
Il perimetro di investimento del veicolo copre l’intera filiera agroalimentare, da tutto ciò che supporta l’attività agricola – quindi: sementi, fertilizzanti, macchine agricole, impianti di irrigazione e altri ambiti -, alle attività di trasformazione alimentare e delle bevande che include anche tutte quelle società che forniscono macchinari, servizi a valore aggiunto, e packaging. A chiudere la filiera la distribuzione specialistica e il canale horeca, mentre sono escluse dal perimetro di investimento le catene di ristorazione.
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