sabato 19 ott 2019
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Il punto sulla guerra commerciale USA-Cina

Il punto sulla guerra commerciale USA-Cina

Sono ormai passati oltre 14 mesi da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di intraprendere i primi provvedimenti di chiusura commerciale con l’obiettivo, chiaro e limpido, di ridurre il disavanzo commerciale con la Cina. È il 6 luglio 2018 infatti quando gli Usa varano le prime tariffe del 25% sui semiconduttori su 34 miliardi di import. Da allora sono stati imposti dazi aggiuntivi su almeno 750 miliardi di dollari di prodotti made in China, cioè due prodotti su tre tra quelli che da Pechino arrivano nei negozi statunitensi: dalle motociclette ai telefoni cellulari, dal cibo all’abbigliamento.
A ogni azione è corrisposta, neanche a dirlo, un’azione più o meno uguale e contraria da parte di Pechino, che nell’ultimo anno e mezzo ha imposto un rialzo dei dazi su almeno 300 miliardi di prodotti Usa.

A che punto siamo? Il prossimo round di questa guerra a colpi di annunci, aumenti di tariffe e tweet è previsto per ottobre, mese in cui sono programmati nuovi colloqui tra Cina e Stati Uniti a Washington. E nel frattempo il protezionismo inizia a dare i suoi effetti, soprattutto sull’economia cinese. Ad agosto 2019, l’import di Pechino di merci statunitensi è diminuito del 22% rispetto all’anno precedente, a quota 10,3 miliardi di dollari, mentre l’export verso gli Usa, il più grande mercato per il Paese orientale, è affondato del 16% a 44,4 miliardi di dollari. A livello generale le esportazioni cinesi sono scese dell’1% rispetto all’anno scorso in agosto (contro le previsioni di un +3%). Anche l’avanzo commerciale della Cina è sceso bruscamente in agosto a 34,83 miliardi di dollari, dai 44,58 miliardi di dollari del mese precedente, mentre le importazioni hanno continuato a scendere per quattro mesi al 5,6% su base annua, in linea con luglio.

Per cercare di arginare questa emorragia, la scorsa settimana la banca centrale di Pechino ha annunciato di voler ridurre i requisiti di riserva di deposito per le banche.
La misura consentirebbe di liberare circa 126 miliardi di dollari di prestiti aggiuntivi alle imprese che si trovano ad affrontare un rallentamento economico.
La crescita del PIL cinese è stata del 6,2% su base annua nel secondo trimestre, il tasso più basso degli ultimi tre decenni. Cosa succederà a ottobre è presto per dirlo. Gli osservatori più attenti sono scettici sull’efficacia di questi nuovi negoziati.

Nel frattempo, ecco una timeline con le tappe principali di questa guerra che non sembra vicina alla fine…

Questo è un estratto dalla rubrica Follow the Money presente sulla rivista MAG. Scarica qui l’ultimo numero e continua a leggere l’articolo.

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