venerdì 23 ott 2020
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Riorganizzazione Intesa, a De Falco la guida dell’industry Oil & Gas

Riorganizzazione Intesa, a De Falco la guida dell’industry Oil & Gas

Ancora rinnovi nelle linee manageriali di Intesa Sanpaolo e delle sue controllate, mentre il gruppo chiude il semestre puntando a dividendi ancora più alti per il prossimo anno.

Nell’ottica di una sempre maggiore specializzazione per industries, che ha guidato la riorganizzazione del Corporate e Investment Banking, Intesa ha affidato il dipartimento Oil & Gas a Vincenzo De Falco (nella foto), già responsabile industy groups e m&a di Banca Imi dal 2010.

Il manager, con un’esperienza dal 2006 al 2010 in Credit Suisse, dove è stato Co-Head Investment Banking Committee CS Italy, è in Banca Intesa dal 2002 dove ha ricoperto i ruoli prima di managing director del Leveraged & Acquisition Finance e poi di head of Financial Sponsors Coverage nel 2004.

Il suo compito, spiega a financecommunity.it, sarà quello di gestire i rapporti con i clienti, italiani ma soprattutto stranieri, attivi in questa specifica industry.

Al suo posto, diventa responsabile m&a di Banca Imi Andrea Falchetti, già alla guida dell’Investment Banking & Structured Finance Origination per le Pmi. In passato, Falchetti ha ricoperto lo stesso ruolo in Credit Agricole.

Quanto alle controllate, in Mediocredito Italiano, operatore specializzato nel factoring e nel leasing, Teresio Testa è il nuovo direttore generale.

Testa ha trascorso la sua carriera all’interno del gruppo Intesa Sanpaolo, ricoprendo nel tempo diversi incarichi fino all’ultimo di responsabile della Direzione International Network & Global Industries della direzione Corporate e Investment Banking, ruolo che gli ha consentito di gestire la relazione con i principali gruppi industriali, italiani e stranieri che operano in settori di rilevanza globale a elevato potenziale di crescita.

Le commissioni spingono i conti
La riorganizzazione interna arriva dopo la chiusura di un bilancio semestrale che supera le attese. In particolare, il gruppo, con gli utili trimestrali, conferma la promessa di 3 miliardi di euro di dividendi cash e punta a 4 miliardi nel 2017

Nel dettaglio, il secondo trimestre si è chiuso con un utile netto di 901 milioni di euro, in leggero calo dai 940 milioni di un anno prima ma sopra le attese di 741 milioni. Nel semestre invece gli utili sono stati pari a 1,7 miliardi (il 14,8% in meno del 2015).

Gli interessi netti sono scesi, rispetto al primo trimestre, dell’1,3% a 1,831 miliardi, mentre spingono le commissioni nette. Nel primo semestre del 2016, infatti, il 50% dei 2,6 miliardi di risultato ante imposte viene dal wealth management, tra private banking, polizze, asset management e attività commissionali della Banca dei territori e nel secondo trimestre le commissioni (1,84 miliardi, in aumento sul primo trimestre del 10%) hanno superato il margine d’interesse (1,83 miliardi, in calo dell’1,3%). In crescita anche il risultato del trading a 467 milioni da 228. I proventi operativi netti sono dunque cresciuti a 4,6 miliardi con un incremento sul trimestre precedente del 14,5%.

A salire, su base trimestrale, sono anche gli oneri operativi, a 2,154 miliardi (+5,2%), soprattutto per via delle rettifiche su crediti per 923 milioni, in crescita rispetto ai 694 milioni del primo trimestre. La ragione, ha spiegato il ceo Carlo Messina in conference call, è per poter avere un costo del rischio del 2017 “significativamente” più basso e poter pagare il dividendo di 4 miliardi promesso per il prossimo esercizio. La copertura dei deteriorati passa al 47,3%, mentre quella delle sofferenze al 60,7%.

A livello patrimoniale il Cet1 transitional è sceso al 12,7% dal 12,9% di fine marzo, mentre quello ‘fully loaded’ è al 12,9% rispetto al 13,1% di tre mesi prima. 

Quanto a Banca Imi, il braccio operativo di Intesa Sanpaolo ha chiuso il primo semestre 2016 con un utile netto consolidato di 441 milioni di euro in crescita dell’8,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La banca d’investimenti ha registrato un margine di intermediazione di 931 milioni, in progresso del 2%, grazie alla crescita dei profitti da operazioni finanziarie (+12,5%) e all’utile non ricorrente netto di 21,7 milioni (da 3,5 milioni dell’anno scorso) che hanno più che compensato il calo degli interessi e commissioni. Sul fronte patrimoniale il Total Capital Ratio è al 10,9%, in aumento rispetto al 10,7% di fine dicembre.

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