Oltre il deal Equita-Xenon: il consolidamento del private capital in Italia

Non solo risiko bancario. In Italia è in atto un consolidamento tra i gestori di private capital, che si aggregano tra loro o con altri operatori del settore finanziario, come banche e asset manager. L’ultima operazione in ordine di tempo è stata l’integrazione del private equity Xenon nella banca d’investimento italiana Equita, annunciata ieri.

L’integrazione di Xenon in Equita

In proposito, oggi Simone Riviera, deputy head of investment banking e Co-General Manager di Equita, – che con il team di Equita ha seguito l’operazione – ha spiegato che la scelta del private equity da aggregare è caduta su Xenon perchè vanta: “performance superiori della media del settore in termini di Irr, anni di storia alle spalle, un approccio a investimenti e disinvestimenti (non partecipano ad aste, per cui spuntano valutazioni inferiori rispetto ai beauty contest; adottano una strategia di buy & build di creazione delle piattaforme per vendere aziende più grandi a multipli più alti, facendole crescere), affinità con le persone di Equita su cui Xenon ha già lavorato in passato, un portafoglio diversificato e con leva contenuta, un focus di investimento sulle small e mid-cap”. Queste ultime sono clienti di Equita, che segue anche le famiglie imprenditoriali.

I vertici di Equita hanno inoltre confermato che il marchio Xenon verrà mantenuto e sarà accostato a Equita. “Tutti i professionisti di Xenon saranno integrati, così come saranno mantenuti gli attuali assetti. Si lavorerà poi alle sinergie di ricavo “, precisa Andrea Vismara, ceo di Equita Group. Sicuramente esistono già delle complementarietà in termini di raccolta: quella di Equita proviene in prevalenza da investitori domestici, mentre il 75% della raccolta di Xenon deriva da investitori internazionali.

Interpellato sul possibile conflitto di interesse tra l’advisory finanziaria alle imprese di Equita e la presenza al suo interno di un fondo di private equity, Vismara ha chiarito: “Capiremo con le aziende clienti intenzionate a cedere la proprietà se è nel loro interesse partecipare ad un’asta – e quindi essere supportate dal nostro team di M&A advisory – o se parlare con Xenon per un loro ingresso nel capitale. Saremo scevri da ogni conflitto di interesse”.

In merito alle possibili collaborazioni con Iccrea, che ha siglato un accordo per entrare nel capitale della banca d’affari, il ceo di Equita ha spiegato: “Iccrea ha al suo interno un private banking affluent, e su questo lavoreremo; la loro presenza capillare sul territorio sarà fondamentale per noi, per accedere a tanti altri imprenditori eccellenti”. Equita ha poi un appeal specifico per imprenditori e clienti HNWI. “C’è spazio per crescere anche nel wealth management, si tratta di un progetto che valuteremo in futuro perché sinergico con molti dei servizi già offerti. Ora il focus resta sull’integrazione delle iniziative recentemente annunciate”.

Le altre operazioni di consolidamento

L’integrazione di Xenon in Equita non è un caso isolato, ma solo l’ultimo di una lunga serie. Lo scorso agosto Green Arrow Capital, tra i principali operatori indipendenti nel panorama degli investimenti alternativi e sostenibili in Italia e a livello europeo, con oltre 2 miliardi di euro di raccolta storica, ha sottoscritto un accordo vincolante per l’acquisizione del 100% di DeA Capital Alternative Funds sgr, la società di gestione controllata integralmente dal Gruppo De Agostini, gestore di diversi fondi in private equity, special situations e Npl, oltre che mandati di gestione e fondi di fondi. L’operazione è stata finanziata da Unicredit e Banca Intesa.

Lo scorso dicembre Edizione, 21 Invest e Tages hanno raggiunto un accordo preliminare per la nascita di 21 Nextpiattaforma innovativa che opererà nel mondo dell’alternative asset management con focus sui private markets. Al perfezionamento dell’operazione, il veicolo deterrà la totalità di 21 Invest e Tages. 

Pioniera su questo fronte è stata Azimut, che nel lontano marzo 2021 ha siglato un accordo per acquistare una quota di minoranza del private equity HighPost Capital, fondato nel 2019 da David Moross e Mark Bezos, fratello di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon. Nell’ottobre 2023, Azimut è salita al 15% di HighPost e nel maggio 2025 al 56%, raggiungendo così una quota di controllo. 

Le ragioni dietro al consolidamento in atto

Un consolidamento dovuto a una pluralità di fattori, evidenziati dal diciassettesimo Global Private Equity Report di Bain & Company, presentato lo scorso febbraio a Milano. In primis, la creazione di valore più complessa. In secondo luogo, Il fundraising resta una delle principali criticità per il settore. Nel 2025, la raccolta complessiva di private capital ha raggiunto i 1.300 miliardi di dollari; tuttavia, quella dei fondi buyout è diminuita del 16%, a causa sia del minor numero di fondi chiusi sia della quasi scomparsa di nuovi veicoli con dimensioni pari o superiori a 5 miliardi di dollari. Alla base di questa debolezza vi sono distribuzioni agli investitori ancora insufficienti: i flussi di cassa restituiti agli investitori restano inferiori alle attese e comprimono la capacità dei Limited Partner di assumere nuovi impegni. 

Pesa anche il fatto che la creazione di valore sia diventata strutturalmente più complessa rispetto a qualsiasi fase precedente di questa industria. Se nel 2010 — in uno scenario di prezzi d’ingresso più contenuti, ampia disponibilità di leva finanziaria ed espansione dei multipli in fase di exit — un investimento tipico di private equity richiedeva una crescita annua dell’ebitda di circa il 5% per generare un MOIC di 2,5x in cinque anni (sufficiente a conseguire un IRR intorno al 20%), nel 2025 la soglia minima di crescita necessaria per ottenere ritorni soddisfacenti è più che raddoppiata (12%).

In proposito, Riviera oggi ha ammesso che: “E’ difficile fare raccolta senza nuovi prodotti. Serve scala dimensionale per rendere profittevole l’attività. Abbiamo valutato diverse alternative per crescere”.

In foto, da sinistra a destra: Simone Riviera, Luigi De Bellis, Andrea Vismara, Carlo Andrea Volpe e Stefania Milanesi

valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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