Gianluca Dettori (Primo Capital sgr): “Investire in startup? Mai fermarsi alla prima opportunità”

di Valentina Magri

Classe 1967, laureato in Economia all’Università di Torino, si occupa di Internet dal 1995. Pioniere dell’Internet italiano e investitore tra i più influenti nel panorama europeo. Nel 1999 ha co-fondato Vitaminic, piattaforma per la distribuzione di musica digitale su web e mobile, ricoprendo la carica di chief executive officer, portandola alla quotazione sul Nuovo Mercato di Borsa Italiana nel 2000. Dal 2004 ha sostenuto come angel investor oltre 20 aziende tecnologiche. Nel 2007 ha fondato Dpixel, società di advisory e consulenza nel campo dell’innovazione. Ha co-fondato ed è stato il primo presidente di IAB (Internet Advertising Bureau) in Italia, co-fondatore di First Generation Network, dell’Associazione Techgarage e mentore Fullbright. È fellow del Kauffman Society e della BMW Stiftung Foundation. Ha co-fondato e lanciato Italian Tech Alliance (Ita) la principale associazione Italiana del settore tecnologico.

Stiamo parlando di Gianluca Dettori (in foto), fondatore e presidente di Primo Capital sgr, piattaforma italiana indipendente di investimenti alternativi dedicata a settori tecnologici chiave per lo sviluppo economico. Ad oggi attiva prevalentemente nel venture capital e anche nel private equity, la società ha oltre 500 milioni di euro di asset in gestione e investe fondi specializzati nei settori digitale, healthcare, clima e spaziale. MAG ha chiesto a Dettori in cosa consiste il suo processo d’investimento e come sceglie le startup su cui puntare.

In cosa consiste il processo di investimento in startup di Primo Capital?

Attraverso il fondo Primo Digital, dedicato al software e intelligenza artificiale che gestisco insieme a un team di 5 persone, investiamo mediamente ogni anno in 5 società in fase seed ed early stage. Il processo parte dallo scouting, analizzando un migliaio di startup l’anno tramite database e pitch di 15 pagine. Successivamente, effettuiamo una prima ricognizione e selezioniamo circa un centinaio di aziende su cui concentrare l’attenzione. Ora, ad esempio, siamo nell’ultimo anno del periodo di investimento del fondo e abbiamo davanti 6-7 anni di gestione, per cui in questo momento stiamo investendo in startup in una fase più avanzata del loro ciclo di vita.

Ogni martedì organizziamo una riunione chiamata “radar”. Se c’è interesse in una startup, uno dei partner diventa leader nel valutarla, la approfondisce ed effettua una due diligence preliminare di business. A differenza del private equity, il venture capital non può contare sul track record delle imprese target. La due diligence riguarda pertanto settore, concorrenza, uno spazio di opportunità ampio, aderenza del prodotto rispetto alle esigenze del mercato, solidità del team, validazione iniziale della tesi di investimento (in termini di coerenza tra la soluzione tecnologica della startup e bisogni emergenti), Moat (termine inglese che significa il “fossato” e indica se il vantaggio competitivo della società è sostenibile nel tempo rispetto alla concorrenza: un fattore importante per la tecnologia, che per definizione è in continua evoluzione). Una volta maturata la decisione di investire (decisione che prendiamo con voto unanime dei partner in un comitato investimento), mandiamo un term sheet preliminare che fissa i termini dell’operazione, discutiamo con i fondatori per trovare un accordo preliminare. Una volta conclusa questa fase firmiamo il term sheet, che contiene: ammontare, valutazione, condizioni di liquidazione dell’investimento, diritti di veto, assemblea, governance, membri del cda. Con la firma, si entra in un periodo di no-shop (in cui la startup può far entrare altri investitori solo previo accordo di Primo Capital) e nda (confidenzialità).

Continua a leggere l’articolo: scarica gratuitamente la tua copia della monografia “Processi”

valentina.magri@lcpublishinggroup.com

SHARE