Oltre 3.900 nuovi deal nei prossimi 10 anni dalle aziende familiari italiane. Lo prevedono Pictet WM e Politecnico di Milano
Nell’arco dei prossimi 10 anni (2026-2035), dall’analisi di 68.000 imprese familiari italiane si può stimare la generazione di ulteriori 3.908 liquidity event, per un controvalore totale atteso di 346 miliardi di euro. Lo prevede la nuova ricerca dedicata ai “Liquidity event nelle aziende di famiglia italiane nei prossimi 10 anni (2026-2035)”, realizzata da Pictet Wealth Management (Pictet WM) in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.
I principali dati della ricerca di Pictet WM e Politecnico di Milano
Quest’anno la ricerca ha analizzato il possibile flusso di liquidity event nelle aziende familiari italiane nel prossimo decennio, utilizzando un algoritmo di intelligenza artificiale che combina tecniche di machine learning con l’analisi dello scenario macroeconomico. Per individuare le aziende potenzialmente interessate da un liquidity event nel prossimo decennio, il modello considera molteplici variabili sia in ambito macroeconomico, che settoriale e aziendale. Tra i fattori che risultano avere un’importanza relativa maggiore, rispetto all’andamento delle operazioni, vi sono gli indicatori macroeconomici, dove crescita del PIL, livello dei tassi di interesse e rendimento dell’indice di borsa pesano insieme circa il 42% sul totale delle variabili considerate, confermando che il mercato M&A delle aziende familiari in Italia è fortemente ciclico e sensibile alle condizioni generali di liquidità del sistema finanziario.
Tra le variabili aziendali, invece, la dimensione emerge come fattore chiave, con attivi e ricavi insieme che pesano per circa il 20%. Anche la governance gioca un ruolo non marginale con un contributo del 6,7%: l’eta avanzata del vertice aziendale può, ad esempio, suggerire una maggiore propensione ad un ricambio generazionale attraverso un liquidity event.
Partendo da un campione di 68.000 imprese familiari, di cui 1.600 hanno generato un liquidity event in passato, il modello ha individuato 3.908 operazioni per il periodo 2026-2035, con una media di 390 operazioni all’anno, per un controvalore totale prospettico pari a 346 miliardi.

Nell’ultimo biennio 2024-2025 sono stati individuati rispettivamente 397 e 394 nuovi liquidity event, che si aggiungono ai 2.639 – già individuati nelle ricerche precedenti – nel decennio 2013-2023, per un totale di 3.430 deal negli ultimi 12 anni da cui si può stimare un controvalore complessivo delle operazioni (disclosed e undisclosed) pari a 362 miliardi di euro. Le 791 operazioni complessive realizzate tra il 2024 e il 2025 si sommano alle 2.639 registrate nel periodo 2013-2023, portando il totale a 3.430 deal, per un controvalore stimato complessivo di 362 miliardi, inclusivo di operazioni disclosed e undisclosed.
Questi numeri evidenziano, da un lato, quanto le aziende familiari italiane rappresentino sempre più un bacino importante per il mercato dell’M&A in Italia, attirando investitori e capitali anche stranieri. Dall’altro, gli eventi di liquidità e l’ingresso di investitori professionali svolgono un ruolo determinante nell’accompagnare le pmi nei processi di crescita, accesso al mercato dei capitali e incremento della propria competitività rispetto ai competitor esteri. Gli imprenditori, infatti, dopo un importante evento di liquidità, restano in campo in vesti nuove riallocando le risorse in nuovi progetti e idee, generando così un circolo virtuoso per l’intero ecosistema economico del nostro Paese.
I commenti
Alessandra Losito (in foto), equity partner e country head di Pictet Wealth Management in Italia, ha commentato: «Quest’anno abbiamo voluto aggiornare la prima ricerca realizzata nel 2023 in collaborazione con il Politecnico di Milano in ottica prospettica, per rimarcare l’importanza e il valore strategico che i liquidity event di imprese familiari hanno per l’ecosistema italiano, oltre che per i mercati finanziari. Nell’ultimo biennio i flussi di operazioni analizzati hanno ripreso il trend di crescita positiva che aveva contraddistinto il periodo 2013-2022, anche grazie ai tagli dei tassi e ad un rinnovato accesso al mercato dei capitali. Guardando da qui al 2035, le stime mostrano una crescita costante dei deal e una generazione continua di nuova liquidità che potrà essere reinvestita anche a sostegno dell’economia reale. In questo processo di trasformazione del tessuto economico imprenditoriale – dove timonieri di imprese diventano Investitori Istituzionali e il passaggio di testimone richiede spesso un dialogo cooperativo e una coesistenza tra diverse generazioni – il Wealth Management ricopre un ruolo chiave nel favorire una gestione strategica dei flussi di ricchezza generati dai liquidity event, supportando gli imprenditori e i loro eredi in un’allocazione ottimale delle risorse con l’obiettivo di proteggere e sviluppare il patrimonio tra generazioni, alimentando un circolo virtuoso di reinvestimento di tali risorse in nuovi progetti. Chi vende la propria azienda resta quindi “in campo” in diverse modalità, rendendo i liquidity event un fenomeno da attenzionare oggi più che mai, in quanto realmente generativo di un prezioso valore economico per il nostro Paese.»
Giancarlo Giudici, professore ordinario della School of Management del Politecnico di Milano e referente scientifico della ricerca, ha dichiarato: «Siamo giunti oggi al terzo aggiornamento della ricerca sul tema dei liquidity event nelle aziende a conduzione familiare in Italia. In questi anni abbiamo avuto modo di osservare l’andamento di questo fenomeno e studiarne le molteplici sfaccettature, tanto che siamo stati in grado di elaborare un modello di AI capace di identificare le imprese familiari che potrebbero essere interessate da una cessione di quote entro i prossimi 10 anni, generando ingenti nuove risorse a vantaggio di famiglie, imprese ed ecosistema economico e finanziario. Per la realizzazione dell’analisi predittiva abbiamo preso le relazioni storiche tra variabili macroeconomiche e liquidity event osservate nel periodo 2013-2025, elaborando le proiezioni statistiche fino al 2035, consapevoli che le stime più distanti nel tempo sono anche quelle maggiormente suscettibili a variabili esogene, anche piccole, legate a driver macroeconomici o di mercato».