Un’associazione finanziaria per promuovere l’attuazione della Costituzione
di Valentina Magri
“Da soli possiamo fare poco. Insieme possiamo fare molto”. Così la scrittrice, attivista e insegnante statunitense Helen Keller. A unire Giacomo Bonaveglio (Eurovenca, il primo venture capital lanciato in Italia); Giorgio Tellini (Sofipa); Fabio Cappon (Gruppo Imi); Pierleone Ottolenghi (Promedia), Gianmario Roveraro (Italfinanziaria) era la convinzione che l’economia italiana dovesse darsi una struttura finanziaria di mercato. Insieme si sono recati il 12 maggio 1986 a Milano davanti al notaio Gianfranco Franchini per costituire l’Associazione italiana finanziarie d’investimento (Aifi). Oltre a loro, sono da considerare fondatori dell’associazione anche Giorgio Tellini, Jody Vender, Marco Vitale e Anna Gervasoni.
«Aifi nacque con la mission di attuare l’articolo 47 della Costituzione Italiana, che prevede di sviluppare degli istituti per collegare il risparmio alle imprese. Questo articolo, scritto dal costituente Tommaso Zerbi, docente di finanza all’Università Bocconi ed ex presidente onorario di Aifi, è alla base dell’attività dei fondi a supporto delle imprese, che avverrà tardivamente in Italia. Nel 1963 la prima crisi economica italiana suscitò grande preoccupazione della politica, che chiese con urgenza al presidente della Borsa di Milano Aletti un progetto di legge per creare dei fondi di investimento. Ma una volta normalizzata la situazione, il sistema si richiuse nuovamente in sé stesso, e la legge rimase bloccata per vent’anni. Nel 1983 tornarono nuovi timori di crisi in Italia. Il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta capì che l’ambiente politico poteva essere favorevole all’istituzione dei fondi e chiese a Isidoro Albertini, Marco Vitale e all’avvocato Pier Carlo Bruna dello studio Chiomenti (che avevano creato il fondo lussemburghese Fonditalia, registrato in Lussemburgo perché all’epoca era illegale costituirlo in Italia) di riprendere la bozza di legge del 1963. La bozza fu aggiornata e con la legge Andreatta nacquero i fondi d’investimento», racconta Marco Vitale, economista d’impresa, docente e socio fondatore dello studio Vitale Zane & Co.
Partirono così i fondi aperti tra lo scetticismo delle banche (che le vedevano come dei prodotti concorrenti al credito bancario). Ciononostante, in meno di sei mesi i pochi veicoli lanciati realizzarono una raccolta notevole. «I politici pensarono che gli sviluppi dei fondi potessero essere buoni per il sistema e alcuni di loro approfondirono i fondi chiusi. Nel 1985 su stimolo del senatore Enzo Berlanda cominciammo a lavorare sui fondi chiusi, con un interlocutore politico curioso», ricorda Vitale, che divenne anche primo presidente di Aifi dal 1986 al 2003.
L’elemento di continuità di Aifi dagli albori fino a oggi ha un nome e un cognome: Anna Gervasoni (in foto), che fresca di laurea alla Bocconi fu segnalata a Marco Vitale come segretario tecnico di Aifi da Jody Vender, di cui era assistente. «All’epoca lei aveva poca esperienza, ma anche un piglio decisionale e una vocazione alla didattica. Nei primi anni di Aifi, quando vigevano una serie restrizioni ai fondi chiusi di Banca d’Italia, fu diplomatica ma al contempo tenace nel perseguire i suoi obiettivi. Gervasoni è ormai la colonna di Aifi», afferma Vitale.
Continua a leggere l’articolo: scarica gratuitamente la tua copia della monografia “Lo stato dell’unione”