L’AI traina la produttività nella finanza. Lo certifica EY

L’intelligenza artificiale pesa sempre di più nei programmi di produttività del settore finanziario. Secondo l’EY ceo Outlook Survey, condotta su 240 ceo dei servizi finanziari a livello globale, il 54% degli intervistati colloca gli strumenti e le applicazioni di AI tra i tre fattori che hanno contribuito maggiormente alla produttività negli ultimi 12 mesi. Solo il 15% delle aziende ha però piena visibilità sui costi dell’AI e sul ritorno degli investimenti.

I fattori che sostengono la produttività

Dopo l’AI, i ceo indicano il ridisegno e la semplificazione dei processi (46%) e l’introduzione di strutture dedicate alla gestione e alla misurazione dei guadagni di efficienza (44%). Tra i ceo del comparto assicurativo l’adozione di strumenti di AI scende al 49%, e il secondo fattore è il reskilling del personale, al 44%, sei punti sopra la media dei servizi finanziari.

La produttività viene misurata soprattutto attraverso i risultati operativi. Per il 42% dei ceo la prova più chiara della creazione di valore è una maggiore velocità di esecuzione o la riduzione dei tempi di ciclo. Il 17% cita una maggiore resilienza operativa a parità di costo, mentre il 14% considera prioritario migliorare i risultati per i clienti senza aumentare i costi.

Il 58% dei ceo reinveste i guadagni di produttività in crescita, innovazione o trasformazione. Per il 19% questi benefici sono assorbiti soprattutto da complessità organizzativa, adempimenti regolamentari, gestione del rischio o nuove esigenze operative, mentre il 13% li destina allo sviluppo delle competenze della forza lavoro.

Le barriere: complessità, tecnologie legacy e costi dell’AI

Un ceo su tre (33%) individua come principale ostacolo a un ulteriore aumento della produttività la complessità organizzativa, la regolamentazione o la crescita delle attività di gestione del rischio. Il 32% indica le tecnologie legacy e i modelli operativi obsoleti, mentre per il 20% il problema è di natura manageriale e progettuale e riguarda il mancato reimpiego del tempo risparmiato in attività a maggior valore.

Sul fronte dei costi, solo il 15% dei ceo dispone di una visibilità completa e in tempo reale sulle spese per l’AI e dichiara una forte capacità di misurarne il ritorno. Il 62% ha informazioni affidabili sulla maggior parte dei costi e ritiene di poter valutare il Roi con ragionevole sicurezza, mentre uno su cinque segnala ancora lacune rilevanti nella ricostruzione dei costi.

L’83% dei ceo ritiene che nei prossimi tre anni l’impatto dell’AI sarà maggiore su ruoli, competenze e modalità di lavoro che sulla dimensione degli organici. Il 39% giudica però insufficiente la velocità con cui la propria organizzazione sviluppa le competenze necessarie per tenere il passo con l’innovazione.

Per i prossimi 12-24 mesi, il 40% dei ceo indica come principale priorità organica l’innovazione di prodotto, servizio e modello di business, mentre il 31% punta sul miglioramento della customer experience. Tra le leve esterne, il 53% cita partnership strategiche, alleanze e joint venture. L’AI sta entrando anche nella valutazione delle operazioni: il 10% dichiara di averla già integrata nella maggior parte delle attività legate alle transazioni, il 36% la utilizza in più ambiti senza un’applicazione uniforme e il 48% la sta sperimentando in attività selezionate.

I commenti

Nicola Panarelli, Italy Financial Services Consulting Leader di EY, ha osservato: “Nei servizi finanziari l’AI è oggi il primo fattore di incremento della produttività. Solo il 15% delle aziende, però, ha piena visibilità sui costi dell’AI e sul ritorno degli investimenti. Per valutare la sostenibilità economica dei progetti bisogna considerarne il costo complessivo, comprese le spese ‘abilitanti’ quali change management e governance. Il ritorno va misurato sui risultati di business generati, non sul livello di adozione. Contare i progetti non è più sufficiente: abbiamo bisogno di ridurre il numero di iniziative a quelle realmente capaci di dimostrare valore economico e scalabilità. Da un punto di vista manageriale, significa anche analizzare l’impatto effettivo dei progetti e interrompere quelli che non raggiungono gli obiettivi”.

In foto: Nicola Panarelli – Immagine realizzata o modificata con strumenti di Intelligenza Artificiale

Axel Indigo

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