Abn Amro ritorna in Borsa col segno più

Abn Amro vola il primo giorno in Borsa con un +3,4 per cento. Un debutto positivo che però non era scontato, considerate le preoccupazioni del mercato circa eventuali pressioni delle autorità di controllo sul gruppo olandese per aumentare il suo capitale, nonostante il suo Tier1 al 14,8% a settembre fosse sopra il livello di molti competitor. 

Gli investitori, nel dettaglio, non hanno potuto sottoscrivere azioni di Abn Amro, ma certificati di deposito in una fondazione indipendente. Una struttura che di fatto conferisce al governo il potere di bloccare qualsiasi scalata ostile della banca per i prossimi due anni se dovesse considerare l’operazione contraria agli interessi della banca.

Una mossa che se da un lato rischia di raffreddare l’interesse degli investitori, dall’altro serve a tutelare il governo olandese, che nell’ottobre 2008 fu costretto a nazionalizzare la banca proprio a seguito del maggior takeover su una banca, mai realizzato fino ad allora in Europa. L’acquisizione, da 71 miliardi, risultò rovinosa per due dei tre attori: Royal Bank of Scotland e Fortis. Banco Santander fu l’unico a uscirne indenne rilevando le attività italiane e brasiliane del gruppo. Rbs fu poi soccorsa dal governo britannico, Fortis fusa con Abn Amro fu appunto soccorsa dal governo olandese con un esborso complessivo da 25 miliardi.

A distanza di otto anni, il gruppo bancario torna in Borsa ma a un valore di molto inferiore alla cifra costata ai contribuenti. Il governo ha messo sul mercato una quota del 20% con la maggior Ipo di una banca europea dalla crisi del 2008 a una valutazione complessiva di 16,7 miliardi di euro, pari a 17,75 euro per azione. A favore del deal ha giocato anche la promessa dei vertici di Abn di distribuire come dividenti il 40% degli utili fino al 2017 per poi salire al 50%.

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