AideXa, quando la fintech diventa banca. Parlano i fondatori

di claudia la via

È la prima fintech europea dedicata al mercato delle piccole e medie imprese (Pmi) e ai professionisti a cui offre servizi bancari tradizionali in modo innovativo, oltre a nuove tipologie di finanziamento e un conto corrente sviluppato ad hoc per gli imprenditori. Nata come promotore finanziario in piena pandemia, Banca AideXa ha ottenuto lo scorso 3 giugno la licenza bancaria dalla Banca Centrale Europea e ha completato con successo la raccolta di 48 milioni di euro di capitale (il più grande primo round di finanziamento mai realizzato per una startup fintech italiana) da parte di importanti investitori e business angel nel mondo bancario, imprenditoriale, assicurativo, fintech e nel Venture Capital, tra cui il Gruppo Generali, Gruppo Sella, Gruppo IFIS, ISA e 360 Capital Partners. L’obiettivo di AideXa è velocizzare l’accesso al credito e considerare parametri più adatti a realtà di piccole e medie dimensioni. In breve offrire velocità, trasparenza e semplicità sfruttando le potenzialità offerte dall’open banking grazie alla direttiva europea PSD2, in vigore in Italia da settembre 2019, come spiegano i due fondatori Federico Sforza (nella foto a sinistra) e Roberto Nicastro (nella foto a destra), entrambi ex manager di importanti realtà “tradizionali” e digitali. Sforza, un passato in UniCredit, Ing Direct e Nexi, è il Ceo di AideXa, mentre Roberto Nicastro, ex top manager di UniCredit ne è il presidente. 

Nicastro, quanto ha influito la sua esperienza come “Angel Investor” in startup high-tech e fintech? 
Roberto Nicastro (RN): È stata per me molto preziosa. L’ecosistema delle startup italiane è complesso e variegato, non saremo la Silicon Valley, certo, ma c’è tantissimo fermento soprattutto nel fintech. Anche da noi un Angel Investor può imparare in fretta a valutare se il team alla guida della startup è adeguato, maturo e ha carattere. Conta essere molto veloci, accettare di sbagliare più spesso, ma essere anche più rapidi nella correzione di rotta.

Da intermediario finanziario a istituto di credito: Banca AideXa nasce nel pieno della pandemia: quale esigenza avete sentito di dover colmare?
Federico Sforza (FS): Ci siamo resi conto di due carenze strutturali che la pandemia aveva ulteriormente acuito. Prima di tutto non esistevano offerte fintech e innovative che venissero incontro alle tantissime Pmi italiane e nessuno aveva finora pensato a un’offerta completa specializzata sulle esigenze degli imprenditori, delle piccole aziende e partite Iva. La seconda lacuna era il fatto che la crisi originata dal Covid aveva di fatto allungato le scadenze dei crediti, diventati sempre più spesso a medio e lungo termine. Invece le aziende, per ripartire, hanno bisogno di capitale a breve termine, per coprire le esigenze immediate di riapertura e per ricostruire i fondamentali erosi dalla pandemia.

Vi definite “a misura di Pmi”: cosa serve davvero oggi a un’impresa di piccole e medie dimensioni?
FS: Rapidità nella risposta, facilità di dialogo con l’emittente, tecnologia e semplicità. Oggi le aziende non si possono permettere di attendere decine di giorni  per avere magari un riscontro negativo in merito alla richiesta di credito. Noi gestiamo l’intero processo in 48 ore. Se la risposta è positiva, la cifra arriva sul conto corrente in modo rapido e sicuro entro due giorni, mentre per il “sì” o il “no” bastano 20 minuti. Il processo è estremamente semplice, senza carta e burocrazia: all’imprenditore basta la partita Iva e le credenziali. 

Qual era fino a oggi il principale gap tra aziende e credito?
RN: Negli ultimi anni il credito per le piccole imprese è diventato meno disponibile, più lento e burocratico; un enorme problema per l’imprenditore, per il quale il tempo è la risorsa più scarsa e preziosa e che deve poter cogliere l’attimo. Questo anche perché le esigenze di investimento o di liquidità sono sempre più difficili da programmare. Il 2020 è costato complessivamente 183 miliardi di euro di Pil in meno e 137 miliardi di consumi mancanti. Tutto questo ha complicato le istruttorie creditizie tradizionali e aperto nuovi spazi per le fintech che grazie all’Intelligenza artificiale, a metriche innovative e a una maggiore flessibilità possono rispondere più rapidamente alle esigenze delle imprese che hanno bisogno di un’iniezione di liquidità.

Qual è secondo lei il limite del settore creditizio “tradizionale”?
FS: Una catena di comando molto articolata che rende più complesso dare risposte rapide alle aziende. Il settore creditizio, poi, si basa anche su metodiche di analisi un po’ obsoleti, per cui si preferisce guardare ai bilanci e non ai flussi di cassa presenti o futuri. È come viaggiare in macchina guardando sempre e solo lo specchietto retrovisore: con strumenti di questo tipo come si fa a dare giudizi ponderati che considerano la situazione attuale e l’orizzonte circostante?

Che servizi offrite?
FS: Credito immediato, per facilitare la riapertura. In questa fase le imprese stanno per fronteggiare nuove esigenze di capitale circolante per sostenere la ripartenza dei fatturati, la ricostituzione del magazzino, l’assunzione di dipendenti stagionali, la rinnovata partecipazione alle fiere di settore, investimenti di manutenzione non più differibili o anche il maturare di impegni finanziari che erano stati rinviati in fase Covid quali scadenze fiscali o il “dopo-moratoria”. Il tasso d’interesse è fisso e viene determinato sulla base di diversi parametri che l’Intelligenza artificiale  – e i professionisti i AideXa in un secondo momento – monitora e analizza. Ci rivolgiamo a società di capitali costituite da almeno due anni con un fatturato superiore a 100mila euro. 

Come è possibile valutare in pochi istanti il merito di credito di un’impresa?
FS: L’Intelligenza artificiale consente di valutare il merito creditizio in tempo reale e di avere a disposizione la cifra richiesta entro 48 ore. Permette una valutazione ad hoc e consente di capire come ha reagito l’impresa durante la pandemia sino ad oggi, e se è ben attrezzata per fronteggiare la ripartenza, anche in ottica di sostenibilità. 

Avete dalla vostra il vantaggio di essere una piattaforma dai costi di gestione molto bassi: questo vi permette di essere più competitivi rispetto al mercato bancario tradizionale?
FS: Con l’allargamento della platea e con le nuove possibilità offerte dalle nuove norme europee c’è molta più concorrenza, che a sua volta porta una naturale riduzione dei costi e un incremento dei servizi offerti alla clientela. Avere sviluppato una piattaforma aperta ci consente di essere molto efficienti, avendo preso il meglio delle tecnologie esistenti. E parte del valore può essere ribaltato sui clienti. Ci guadagnano tutti, insomma.

Quante e quali sono le opportunità offerte dall’open banking per il business?
RN: Molteplici. In primo luogo, perché sono proprio le imprese che possono trarre maggiore beneficio dal concetto di open banking, ricevendo dagli istituti servizi profilati, prestiti rapidi, gestione dei flussi di cassa e tutta una serie di altre possibilità che garantiscono un modo più efficiente di fare business. Poter accedere, tramite open banking, ai flussi di cassa consente di avere un’immagine in real time di quello che sta succedendo all’impresa in modo preciso. E, in ottica bancaria, questa possibilità fa tutta la differenza se si parla di merito di credito.

Quali sono i vostri obiettivi e le prospettive di crescita? 
RN: Siamo solo all’inizio del nostro processo di crescita. Abbiamo appena trovato una nuova “casa” in Via Solari a Milano. Abbiamo anche ottenuto la piena licenza bancaria, un traguardo atteso che ci permetterà di darci una dimensione ancora più completa. Tra qualche mese attiveremo il conto corrente e, come banca, avremo maggiore facilità di raccolta. Il nostro obiettivo è il break even nel corso del 2023 e di ottenere 100mila clienti entro i prossimi cinque anni. Con una platea potenziale di oltre 7 milioni di aziende è un target sfidante ma possibile.

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nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

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