mercoledì 30 set 2020
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Aifi, nel primo semestre 175 deal di private equity. Focus su add-on

Aifi, nel primo semestre 175 deal di private equity. Focus su add-on

Nel mercato m&a è il private equity a dimostrare più resilienza, stando ai dati presentati da Aifi, l’associazione degli operatori di private capital, nel convegno annuale. Nei primi sette mesi del 2020 i fondi chiusi hanno realizzato 175 operazioni, “un dato non molto lontano dalle 189 dello stesso periodo dell’anno precedente” ha evidenziato Anna Gervasoni, direttrice generale di Aifi. Oltre il 40% delle operazioni di private equity nel 2020 sono add-on, quindi indicative del consolidamento delle imprese.

Questo a fronte di un calo complessivo dell’attività m&a in Italia, stando alle rilevazioni di Kpmg, del 24% tra il primo e secondo semestre. “I risultati sono stati meno negativi del previsto – ha aggiunto Innocenzo Cipolletta, presidente dell’associazione – e penso che il private capital abbia un ruolo positivo da giocare in questa situazione, potendo offrire alle aziende un sostegno in termini di liquidità”.

Spinta aggregativa
Proprio le aggregazioni saranno il faro che guideranno l’attività di m&a nei prossimi mesi. Ciò emerge anche dalla ricerca presentata sempre da Aifi sugli impatti del Covid-19 sul mercato del private capital, alla quale hanno risposto 37 operatori di private equity, 19 di venture capital e 19 di private debt. Partendo dalle aziende in portafoglio, il private equity ha dichiarato che nei prossimi mesi si concentrerà soprattutto su strategie di add-on (65%), cioè di acquisizione di società da parte delle target già in portafoglio, il venture capital sulla rifocalizzazione dei piani delle loro startup (63%) e il private debt sulla rinegoziazione dei covenant originari (79%).

Più della metà dei private equity intervistati ritiene poi che la pandemia provocherà una riduzione delle valutazioni delle aziende attorno al 10-20% (a fronte di un 19% più pessimista che prevede una riduzione fino al 40%) mentre tra i venture capitalist la forchetta di riduzione dei valori sarà compresa in ogni caso tra il 10 e il 40%.

A livello pratico, il 43% degli operatori di private equity intervistati, nei prossimi mesi aumenterà la reportistica verso gli investitori con aggiornamenti più frequenti e dettagliati e con un capitolo specifico dedicato alla valutazione dell’impatto Covid-19, su liquidità, financials e attese di chiusura dell’anno. I venture capitalist invece hanno dichiarato che le proprie target nelle loro attività hanno subìto un maggiore impatto legato alle vendite (89%), alla raccolta di capitale (53%) e al rapporto con i propri clienti/fornitori (26%). Infine, il 63% degli operatori di private debt, afferma che l’impatto sul rischio di default delle aziende finanziate sarà un incremento compreso tra l’1 e il 10%; solo un 5% ritiene possa essere compreso tra il 20 e il 40%.

Capitale umano
Focus di questa edizione dell’assemblea è stato il capitale umano e principi Esg: ebbene Aifi ha rilevato – analizzando un campione di 125 società in portafoglio o disinvestite nei tre anni precedenti per 127 operazioni effettuate da 28 operatori – che l’ingresso di un fondo in una azienda porta all’adesione di politiche Esg nel 32% dei casi (63% dei casi se si considerano le sole target oggetto di investimento da parte di operatori internazionali). L’investitore porta inoltre a una crescita del numero medio di dipendenti delle società target pari all’89% nel periodo di permanenza, con una composizione femminile del 41%. La percentuale di laureati è pari al 26% contro una media nazionale del 23%.

Nell’80% dei casi sono stati inseriti piani di incentivazione per il management e nel 48% sono stati inseriti piani di welfare per i dipendenti. Nel 19% dei casi sono stati introdotti nuovi comitati a supporto del CdA e nel 60% dei casi è stato introdotto un Codice Etico.

“L’Italia è tra i Paesi europei con il più alto numero di imprese familiari, pesando circa il 70% in termini di occupazione” ha commentato Cipolletta, “se si vuole fare il salto dimensionale, occorre impegnarsi nella crescita delle proprie risorse umane sia in termini di numero sia in termini di professionalità. Guardando i dati si vede come gli operatori spingano su questo punto e infatti nella survey emerge come nel periodo di investimento, il numero medio totale di dipendenti sia cresciuto dell’89%. Una migliore governance ha aiutato senz’altro a reagire meglio nel periodo dell’emergenza sanitaria”.

 

 

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